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Assistenza domiciliare in Italia, ancora inadeguata e confusa

Cresce l’età media della popolazione, aumentano le patologie croniche e con esse la domanda di assistenza sanitaria domiciliare e a lungo termine. Oggi gli ultrasessantenni rappresentano una porzione considerevole della società, e si prevede che nel 2025 saranno 25 milioni, contro i 6 milioni e mezzo del ’97.

Dati che evidenziano come la long-term care rappresenti ormai una sfida a cui il SSN deve essere in grado di rispondere in modo efficiente ed efficace.

Al tema dell’assistenza a domicilio è dedicato il rapporto di Italia Longeva, dal titolo: “La babele dell’assistenza domiciliare in Italia: chi la fa, come si fa”.

Una indagine, condotta su un campione di 12 aziende sanitarie e distretti di 11 Regioni italiane, nella quale si evidenzia come le soluzioni e le procedure adottate siano del tutto differenti tra loro, con evidente mancanza di organizzazione e coordinamento.

Considerando che l’ospedale non può più detenere in tal senso lo scettro dell’assistenza sanitaria, la risposta non può che venire dalla medicina territoriale e da un suo adeguato ampliamento e sviluppo.

Ma il percorso appare ancora lento e inadeguato rispetto alla crescente domanda, specie se consideriamo le cure domiciliari, i cui dati risultano deficitari rispetto agli altri Paesi occidentali e con sviluppi molto eterogenei nelle diverse Regioni della Penisola. In Italia, infatti, solo il 2,7% dei soggetti anziani con patologie croniche riceve assistenza a lungo termine nella propria abitazione: 370 mila su 3 milioni.

I dati, diversi nelle singole Regioni, vanno da 0,4 anziani su 100 in assistenza domiciliare in Valle d’Aosta, a 42 in Emilia Romagna.  Più frequenti gli interventi infermieristici rispetto alle prestazioni mediche.

Per saperne di più è possibile consultare il testo integrale del rapporto, pubblicato nella sezione Documentazione del sito.

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