Focus

Libertà di cura o libertà di salute?

Le rabbiose controversie che hanno duramente segnato, nelle ultime settimane, la vicenda dei vaccini, hanno, se non altro, ed a prescindere dal merito della questione, messo in evidenza alcuni profili del nostro mondo globalizzato che meritano di essere attentamente osservati e tenuti presenti anche a futura memoria.

Anzitutto, la salute, anzi l'impegno personale a conservare la propria condizione di benessere non può più essere considerato solo un "diritto", bensi' assume il rilievo di un "dovere" morale e civile.

I rapporti interpersonali, le comunicazioni in tutte le loro forme sono talmente intense, insistite e continue da esigere, anche nel campo della salute, un più alto senso di responsabilità, la consapevolezza che si condivide davvero, non solo idealmente, ma in termini terribilmente concreti un orizzonte comune.

Non vale solo per i vaccini o, ad esempio, per il fumo o per l'esemplarità degli stili di vita.

La responsabilità nei confronti di se stessi e la solidarietà nei confronti del prossimo si incrociano, si sovrappongono, si condizionano e, al tempo stesso, si possono sostenere a vicenda.

E qui - se ci è consentito - troviamo una conferma importante della nostra cultura.

Stupisce - ma, in fondo, fino ad un certo punto - che nella stagione storica più fortemente caratterizzata dai successi della scienza, segnatamente in campo bio-medico, e dalla loro più ampia divulgazione a livello della pubblica opinione, possa verificarsi una divaricazione così virulenta in ordine alla loro accettazione o meno, circa la loro corretta interpretazione.

Evidentemente la scienza per un verso entusiasma, per altro verso intimorisce.

Forse perché non da' conto di se' in modo più oggettivo e convincente?

Forse perché spesso appare talmente sicura di se', perfino invadente, incurante di ogni limite e, nel contempo, così ripiegata sul profilo tecnico, da smarrire un più credibile riferimento alla dimensione "umana" della partita in gioco?

Forse perché appare appannaggio esclusivo degli "addetti ai lavori" o addirittura troppo condizionata o condiscendente nei confronti del potere di turno o delle ragioni del mercato?

Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, men che meno proprio da chi fa ricerca, perché anche la scienza ha bisogno di un consenso diffuso e qui potrebbe trovare un ostacolo o un limite difficilmente superabile.

Infine, è apparso del tutto evidente come oggi la politica cada troppo facilmente in strumentalizzazioni, quando addirittura non vi ricorra espressamente.

Si scivola in una Bebele indecifrabile, i toni si alzano quanto più le ragioni sbiadiscono, gli argomenti diventano bandiere.

L'arte del "governare", cioè del decidere promuovendo il consenso e l'adesione consapevole agli indirizzi assunti, cioè l'esercizio della legittima autorità rischia, al di là delle buone intenzioni,  di vestire i panni dell'autoritarismo.

Il corpo sociale si frammenta, viene meno la capacita' di creare coesione attorno a quell' "interesse comune"  - ed i vaccini sicuramente lo incarnano - che è la sola cornice in grado di legittimare la dinamica degli interessi particolari.

 

 

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