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Sono circa trecento gli emendamenti al decreto legislativo sui vaccini  che la commissione Igiene e sanità del Senato deve valutare.  Tra i principali temi al centro del dibattito in Commissione ci sono il numero delle profilassi da mantenere come obbligatorie a regime, anagrafi vaccinali, farmacovigilanza, responsabilità genitoriale e snellimento delle procedure. La ministra  Lorenzin ha promesso approfondimenti ulteriori: come quello sull’effettiva utilità dell’Haemophilus b quando viene somministrato oltre i 5 anni di età, e sul quale la ministra si sta confrontando con Aifa. La via obbligata (il decreto legge scade il 6 agosto) è concludere l’esame a tappe forzate, per poi inviare il testo in Aula al Senato a inizio luglio. In pista tra le modifiche allo studio, c’è la possibilità di portare le vaccinazioni obbligatorie dalle 12 previste dal decreto a nove (quindi eliminarne tre) e di recepire la proposta delle Regioni, che prevede l’invio delle liste di tutti gli iscritti a scuola da parte dei presidi alle Asl, che a loro volta “spunterebbero” sulla base delle proprie anagrafi i nomi degli inadempienti e provvederebbero a chiamarli per un primo colloquio. Ma si valuta anche una partenza più soft del periodo transitorio, comunque previsto dal decreto legge: nel primo anno si partirebbe solo con l’obbligo per il morbillo. Oppure, altra ipotesi, si farebbe slittare l’intero impianto di un anno, per consentire ad Asl, presidi e famiglie di adeguarsi. O ancora, si potrebbe cominciare con l’imporre l’obbligo solo a nidi e materne. Con ogni probabilità sarà potenziata la funzione di farmacovigilanza: su questo punto la stessa ministra ha mostrato già un’apertura.

In mancanza di consenso scientifico, il difetto di un vaccino e il nesso di causalità tra il medesimo e una malattia possono essere provati con un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti. Lo ha precisato la Corte di Giustizia Ue con la sentenza 21 giugno 2017 causa C-621/15. I giudici precisano che la prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l'insorgenza di una malattia, l'assenza di precedenti medici personali e familiari della persona vaccinata e l'esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova. La Corte Ue considera compatibile con la direttiva un regime probatorio che autorizza il giudice, in mancanza di prove certe e inconfutabili, a concludere che sussistono un difetto del vaccino e un nesso di causalità tra quest'ultimo e una malattia sulla base di un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti, qualora tale complesso di indizi gli consenta di ritenere, con un grado sufficientemente elevato di probabilità, che una simile conclusione corrisponda alla realtà.

Secondo i giudici escludere qualunque modalità di prova diversa dalla prova certa tratta dalla ricerca medica avrebbe l'effetto di rendere eccessivamente difficile o, quando la ricerca medica non permette di stabilire né di escludere l'esistenza di un nesso di causalità, addirittura impossibile far valere la responsabilità del produttore, il che comprometterebbe l'effetto utile della direttiva nonché i suoi obiettivi (ossia tutelare la sicurezza e la salute dei consumatori e garantire una giusta ripartizione dei rischi inerenti alla produzione tecnica moderna tra il danneggiato e il produttore).

La Corte precisa che i giudici nazionali devono assicurarsi che gli indizi prodotti siano effettivamente sufficientemente gravi, precisi e concordanti da consentire di concludere che l'esistenza di un difetto del prodotto appare, tenuto altresì conto degli elementi e degli argomenti presentati a propria difesa dal produttore, la spiegazione più plausibile dell'insorgenza del danno.

L'ufficio regionale dell'Oms Europa esprime, inoltre, "preoccupazione per la situazione attuale e per l'espansione dei casi di morbillo e di altre malattie prevenibili sul territorio Italiano". L'Oms riconosce infine gli "importanti sforzi dell'Italia per invertire questo trend". In base ai dati disponibili, "a oggi 5.483 casi di morbillo sono stati riportati nella regione europea dell'Oms per l'anno 2017. L'Italia contribuisce al 43% di questi casi. In anni recenti, la copertura vaccinale in Italia per tutti i tipi di vaccini sta mostrando tendenze stagnanti o in certe aree persino declinanti".

Nella prima fase dei piani di efficientamento delle strutture ospedaliere, che ha riguardato le sole aziende ospedaliere (che sono tipicamente le strutture ospedaliere più grandi), sono state identificate complessivamente 32 strutture deficitarie. Dal 2018 è prevista l’estensione della misura a tutte le strutture comprese quelle facenti parte di aziende sanitarie locali". Ad annunciarlo è stato il commissario alla revisione della spesa, Yoram Gutgeld, durante la presentazione del primo rapporto sulla spending review..

Nel rapporto si ricorda come il percorso di efficientamento delle strutture ospedaliere sia stato strutturato in quattro fasi:

  1. Ricalcolo della performance economica delle strutture con criteri standardizzati per tutte le regioni e che riflettono la reale produzione delle prestazioni;
  2. Individuazione delle strutture con performance economiche/o cliniche insoddisfacenti. Per quanto riguarda la performance economica è stata determinata una soglia di disavanzo tra i costi ed i ricavi (derivanti dalla remunerazione delle attività da parte del Servizio sanitario regionale) pari o superiore al 5% dei medesimi ricavi o pari, in valore assoluto, ad almeno 5 milioni di euro;
  3. Redazione da parte delle regioni di piani di azione per le singole strutture identificate che prevedono il rientro dei parametri deficitari entro 3 anni, con la possibilità di avvalersi dell’affiancamento di esperti scelti da Agenas;
  4. Monitoraggio trimestrale dell’esecuzione dei piani.
     
    "In accordo con il Ministero della Salute, la strategia per la revisione della spesa nel settore della sanità, il servizio pubblico a maggior intensità di risorse, è stata quella di realizzare gli interventi previsti nel patto per la salute. L’accordo siglato nel 2014 - si legge - ha identificato un potenziale di efficientamento di 10 miliardi da reinvestire nell’ ammodernamento e ampliamento dei servizi sanitari".  
    Oltre alle Aziende ospedaliere, l'attività di revisione si è poi articolata su altre due linee d'azione
    Aggregazione degli acquisti."Questo intervento riguarda tutti i comparti della pubblica amministrazione, ma nella sua fase iniziale ha coinvolto in particolare il comparto della sanità che rappresenta oltre l’80% del valore degli acquisti soggetti all’obbligo di aggregazione attraverso il Tavolo dei soggetti aggregatori".  
    Diffusione e coordinamento delle migliori pratiche nelle aziende sanitarie in materie di logistica, informatica e gestione delle risorse umane, da avviare attraverso un tavolo tecnico con la partecipazione delle regioni e del Ministero della Salute. "L’obiettivo è quello di estendere a questi processi fondamentali per la gestione delle aziende sanitarie il meccanismo del tavolo tecnico che ha avuto successo per la gestione degli acquisti".

Sono tutte balle le notizie drammatiche  sulla salute in Italia almeno stando a quanto  assicura la ministra Lorenzin. Anzi secondo lei  “si danno veramente  i numeri nel vero senso della parola”. I dati  secondo i quali  oltre 12 milioni di Italiani rinunciano alle cure “sono una esagerazione – ha detto Lorenzin intervistata a La7 –. Se fossero davvero così tanti sarebbero praticamente tutti, togliendo le fasce più giovani e che non richiedono di assistenza particolare. A noi questi dati non tornano, li vogliamo vedere e verificare e semmai farci su uno studio operativo. Bisogna cominciare a parlare delle cose su dati oggettivi, non si può continuare a parlare di dati che non ci sono”. I nuovi poveri ci sono, ha ammesso il ministro e sono spesso donne e bambini, ma ha ricordato anche che in realtà tutte le Regioni hanno la possibilità di assistere i più poveri e fragili e se le condizioni economiche di un individuo non gli consentono di pagare i ticket (in revisione ha ricordato il ministro) vuole dire che questa persona potrebbe essere esente, ma non accede ai suoi diritti perché nessuno glieli spiega, perché in alcune Regioni l’organizzazione non funziona. Le best practice ci sono, ha ricordato il ministro, soprattutto per evitare le liste di attesa: in Emilia Romagna ad esempio – ha ricordato - hanno sospeso l’intramoenia finché non saranno riassorbite.

“Con l’Istituto per le migrazioni – ha detto il ministro – diamo assistenza già a oltre 100mila persone l’anno che ormai spesso non sono solo migranti, sono persona a disagio a cui vengono offerte prestazioni di massimo livello. E dopo l’estate intendo adottare linee guida che stiamo preparando sulle persone povere. Abbiamo persone che non hanno la capacità di esercitare i propri diritti: le Asl in questo non possono essere un muro, devono aiutarli aa accedere a cose a cui oggi già hanno diritto. E credo sia davvero un problema dell’organizzazione delle singole Regioni che va risolto per non esplodere in un vero e proprio problema sociale”..“Abbiamo bisogno di arrivare ai cittadini – ha concluso il ministro – dobbiamo metterci nelle condizioni di essere pronti a quello che saranno i prossimi anni, con la popolazione che invecchia e va aiutata, va organizzata, va supportata, altrimenti possiamo fare linee di indirizzo o quanto altro e non funziona. Dobbiamo imparare ora a farcene carico, questa è la vera sfida del welfare. Spesso le persone hanno più bisogno di essere indirizzate che altro”. 

Documentazione

Sintesi articolo per articolo di tutte le misure di interesse sanitario previste dalla Legge in materia finanziaria, recentemente approvata anche dal Senato

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