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Il  Senato ha approvato in via definitiva il Ddl Concorrenza. “Questo passaggio – ha commentato Federico Gelli, responsabile sanità del PD -  rappresenta un ulteriore tassello verso la piena operatività della legge sulla responsabilità professionale e la sicurezza delle cure. Dopo il decreto attuativo ministeriale sull’Osservatorio nazionale per la sicurezza in sanità, nel provvedimento licenziato ieri vengono modificati gli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private, così come richiamato dall’articolo 7 della legge sulla responsabilità professionale. Ora, al fine di garantire il diritto delle vittime dei sinistri a un pieno risarcimento del danno effettivamente subìto e di razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori, si potrà provvedere con un Decreto del Presidente della Repubblica alla predisposizione di una specifica tabella unica valida su tutto il territorio. Questo sarà di enorme aiuto per tutte le strutture sanitarie permettendo loro di avere un riferimento chiaro su questa materia".

 

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DDL Concorrenza
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E’ stato di recente attivato un nuovo servizio per rendere più agevole ed efficace il ricovero dei pazienti nei reparti di degenza delle strutture della Fondazione Don Gnocchi di Acerenza e Tricarico, in Basilicata. Si tratta di un Centro Unico di Prenotazioni Interno, a cui dovranno rivolgersi telefonicamente sia le strutture ospedaliere, sia i medici di medicina generale, ma anche all’occorrenza i pazienti stessi o i loro familiari, per perfezionare l’accesso ed il ricovero ai servizi delle strutture lucane della Fondazione.

Il primo passo della procedura di ricovero resta sempre la compilazione e invio della domanda (disponibile presso le accettazioni amministrative dei Centri o da richiedere ai coordinatori infermieristici) redatta dall’ospedale o altra struttura che dimette il paziente, a cui seguiranno le istruzioni dei Coordinatori infermieristici in merito al trasferimento. Il passo successivo (e qui sta la novità) sarà il contatto telefonico con il CUP interno che provvederà a completare l’iter, raccogliendo ulteriori informazioni e indirizzando il paziente, a seconda del tipo di riabilitazione necessaria e della disponibilità dei posti letto, ad Acerenza o a Tricarico, sempre tenendo conto, ovviamente, della libertà di scelta del paziente stesso. Un indiscutibile vantaggio di questo ulteriore servizio è che ad interfacciarsi con l’ospedale e i medici che hanno in cura il paziente, c’è un medico dedicato, con la conseguenza di velocizzare il processo di accettazione e ricovero (di solito compreso tra i 3 e i 5 giorni dalla presentazione della domanda di accesso). Una volta effettuato il ricovero, entro le prime 72 ore, verrà redatto il PRI (Progetto Riabilitativo Individuale) con la programmazione, anche a lungo termine, del percorso riabilitativo del paziente fino alla sua dimissione, modulando nel tempo gli interventi, così da realizzare concretamente quella “continuità assistenziale” che è requisito indispensabile per l’efficacia del percorso riabilitativo. Infatti dopo il ricovero in modalità di riabilitazione intensiva e/o estensiva, il percorso riabilitativo potrà continuare, su indicazione dell’equipe, in regime ambulatoriale o, nei casi di disabilità residuali tali da determinare uno stato di non autosufficienza, di mantenimento in RSA. 

Insieme a questa nuova procedura di accesso c’è una diversa specializzazione di due Centri lucani, anche se entrambe sono strutture adeguate per la riabilitazione neuromotoria. Acerenza va sempre più configurandosi come polo di riabilitazione neurologica, per la presenza dei sistemi robotici, mentre Tricarico va configurandosi sempre più come polo di riabilitazione muscolo-scheletrica, per la presenza di sistemi tecnologici avanzati, come il “Treadmill antigravitazionale”.    

 

Ecco i recapiti da utilizzare per l’accesso ai servizi di ricovero di Acerenza e Tricarico.

Accettazione amministrativa: Tel. 0971 742201

Responsabile Medico CUP Unico, Nicola G. Lioi: Tel. 340 2817574

Coordinatore infermieristico Acerenza, Innocenzo Calvello: Tel. 0971 742221 - 331 6429161

Coordinatore infermieristico Tricarico, Antonio Selvaggi: Tel. 0835 524277 - 366 8415040

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Gli italiani vogliono andare a lavorare all’estero (medici, farmacisti, infermieri, fisioterapisti, psicologi e odontoiatri) e dall’estero aumenta la richiesta di professionisti italiani. I conti sembrano tornare quindi, ma in realtà il 30% di richieste in più negli ultimi cinque anni di professionisti italiani di traferirsi all’estero e il 40% in più di domande di lavoro per gli italiani che arrivano dall’estero rischiano di lasciare sguarnito sempre di più il nostro Ssn.
 
Sono queste le statistiche riportate dalla Confederazione internazionale unione medica euro mediterranea - Umem, dall'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e dal Movimento internazionale Uniti per Unire,  sviluppate in collaborazione con la rete dei professionisti della sanità aderenti a queste realtà e operanti in tutti paesi euromediterranei.
 
La maggior parte delle richieste di lavoro all'estero arriva da paesi europei (Belgio, Francia, Germanica, Spagna Inghilterra,  Svizzera); Europa dell'Est (Russia, Albania, Romania); Paesi Arabi (Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Libia) e paesi sudamericani (Ecuador, Brasile, Colombia).
Numerose sono invece le richieste di sostegno umanitario e sanitario provenienti dai paesi africani e i paesi arabi in stato di conflitto come la Siria, l'Iraq, lo Yemen e la Libia.
 
Anche sui giovani, UMEM, AMSI e Uniti per Unire riportano nuovi dati: per quanto riguarda l'immatricolazione alla facoltà di medicina,  negli ultimi 5 anni, la maggior parte degli studenti di medicina di origine straniera provenienti dai paesi arabi, africani, asiatici, dall'India e dal Sud America si recano in prevalenza nei paesi dell'Est (Russia, Albania, Moldavia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Romania, Polonia, Slovacchia) per studiare, per motivi di natura economica e per assenza di numero chiuso, (come avveniva in Italia, in Germania in Francia negli anni '80). In questi paesi, infatti, i corsi di laurea sono meno costosi e sempre più disponibili in lingua inglese.
 
Per quanto riguarda l'Italia, un numero crescente di studenti italiani sceglie la strada della laurea o della specializzazione da conseguire all'estero, per poi fare ritorno in Italia facendosi riconoscere il titolo di studio.
 
Grazie alla libera mobilità dei professionisti della sanità che abbiano conseguito un titolo di laurea europeo e quindi riconosciuto in tutti i paesi Ue, si registra una migrazione continua di questi professionisti in tutta Europa, che causa carenze in alcuni paesi e, in altri, un sovraffollamento di personale medico sanitario, con il problema comune della mancanza di conoscenza della lingua, della cultura e delle leggi del paese scelto dai professionisti.
E’ il caso ad esempio della Germania, del Belgio e della Svizzera, che hanno provocato non pochi episodi di disagio ai pazienti a cui spesso hanno fatto seguito denunce contro i medici.
 
Secondo le statistiche riportate recentemente dall’associazione, ci sono 62 mila professionisti della sanità di origine straniera che esercitano in Italia, di cui 18 mila medici,  la situazione dell'integrazione in Italia è ottimale e c'è una buona collaborazione tra i professionisti di origine straniera e i colleghi italiani. In Europa, ci sono più di 500 mila medici stranieri: 400 mila sono fissi e 100 mila di loro  sono in continua mobilità. "Sicuramente – afferma Foad Aodi, in qualità di fondatore di AMSI, Presidente di UMEM, membro della Commissione salute globale della FNOMCeO - l'immigrazione dei professionisti della sanità nell'area euromediterranea è cambiata notevolmente rispetto agli anni '60, '70, '80 e '90 a causa della situazione geo-politica e dei conflitti riscontrati in alcuni paesi del Medio Oriente, dell'Africa, del Sud America e nei paesi dell'Est. Dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la delusione del "sogno" delle primavere Arabe, tanti medici provenienti dai paesi dell'Est e arabi, si sono recati a lavorare in Germania (il caso dei siriani), in Francia ( professionisti in prevalenza nordafricani provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia), in Belgio (professionisti Europei di diverse nazionalità), in Scozia e Inghilterra”.
 
“Proponiamo alla Comunità Europea – conclude - di effettuare un monitoraggio continuo dell'esigenza del mercato del lavoro nell'ambito sanitario, condotto paese per paese, per evitare i casi di sovraffollamento o di carenza di personale medico sanitario e, al tempo stesso,  per contrastare il problema della fuga dei cervelli. Chiediamo, inoltre, di incentivare corsi di lingua, di cultura e di legislazione del paese scelto per i professionisti della sanità nella tutela del diritto alla salute universale e nell'ottica di una Sanità globale e multiculturale, contrastando la medicina difensiva che spesso lede il rapporto di fiducia tra medico e paziente".

La Gran Bretagna  ha appena pubblicato un elenco di ‘articoli’ che non dovrebbero essere prescritti di routine nelle cure primarie. La guida è indirizzata ai Clinical Commissioning Group (CCGs), ovvero a consorzi di medici di famiglia ai quali il governo inglese affida un’ingente fetta delle risorse sanitarie, da gestire con i fornitori di servizi sanitari in una data area geografica. Ogni CCG gestisce in media 225.000 persone. La proposta di questa guida, che si articola in oltre 40 pagine, è quella di smettere di prescrivere 18 prodotti o gruppi di prodotti (o di cominciare a deprescriverli), ivi compresi quelli omeopatici e i trattamenti a base di erbe, che costano ai cittadini che pagano le tasse qualcosa come 141 milioni di sterline l’anno. Obiettivo di questa ‘guida’ è quello di supportare i CCG nei loro processi decisionali e in ultima analisi di aiutarli a migliorare le loro pratiche prescrittive. La promessa legata all’implementazione di questa pratica virtuosa è quella di reinvestire quanto risparmiato per migliorare le cure dei pazienti.
 
Per il momento, l’elenco delle prescrizioni che non dovrebbero più rappresentare una priorità nelle cure primarie, è stato pubblicato come parte di una consultazione nazionale che dovrebbe coinvolgere appunto i CCG, ma anche il pubblico e i pazienti. Viene specificato che questo documento non rappresenta tuttavia un atto di imperio, visto che l’eventuale prescrizione dei prodotti qui elencati resta a discrezione del medico.
 
L’elenco è stato redatto dai Clinical Commissioners dell’NHS, che sono i rappresentanti nazionali dei CCG. Le raccomandazioni finali sono il frutto del lavoro dei Clinical Commissioners in partnership con un gruppo di lavoro clinico scelto dall’NHS inglese e comprendente rappresentanti di prescrittori, farmacisti e stakeholder nazionali. I criteri di scelta dei prodotti da includere nella lista sono stati: bassa efficacia clinica, mancanza di solide evidenze scientifiche, possibili problemi di safety. Presenti nella lista anche prodotti con una buona efficacia clinica ma sostituibili con altri dotati di un miglior rapporto costo-efficacia e anche prodotti efficaci ma non ritenuti una priorità di spesa dall’NHS. Sono stati a questo proposito ampiamente utilizzati i criteri contenuti nelle linee guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence).  Per ogni prodotto nella lista sono state redatte raccomandazioni specifiche, come quella di non iniziare a prescriverlo in un nuovo paziente; quello di supportare i medici prescrittori nella sospensione di un determinato prodotto; quello di prescrivere uno dei farmaci presenti nella lista solo in circostanze eccezionali o di deprescriverli, coadiuvati nella scelta da un team multidisciplinare o da altri professionisti sanitari o da specialisti. La lista dei farmaci da non prescrivere, se non in circostanze eccezionali, a spese del NHS sarà successivamente aggiornata su base annuale.

La prestigiosa rivista peer-reviewed The Lancet si schiera a favore dell'Italia nella sua candidatura ad ospitare l'Ema, a  Milano, in quanto “meritevole sia sul piano morale che su quello medico”. Uno dei timori manifestati è quello che le manovre politiche possano portare ad una scelta non conforme alle reali necessità. La prospettiva di attrarre un gioiello come l'Ema ha fatto gola non a pochi, e si è inevitabilmente tradotto in una corsa che ha coinvolto ben 16 candidati in totale, da Amsterdam a Lisbona. Tra le righe dell’editoriale di The Lancet  traspare una non celata perplessità dell'editore circa la candidatura di Bratislava, capitale della Slovacchia che, essendo l'unico Paese dell'UE a non ospitare un'Istituzione europea, potrebbe di fatto giocarsela. Tuttavia, “considerando le politiche razziste adottate, sarebbe scandaloso da parte dell'Unione Europea premiare la Slovacchia con l'Ema”, si legge. Infatti, lo si ricorda nel testo: “Il Governo Slovacco ha intrapreso un'azione legale per bloccare le quote di rifugiati nel Paese e il Primo Ministro Fico ha dichiarato che, “non c'è posto per l'Islam in Slovacchia”.

 

 

Documentazione

Il DDL concorrenza approvato in Senato


Il  Senato ha approvato in via definitiva il Ddl Concorrenza. “Questo passaggio – ha commentato Federico Gelli, responsabile sanità del PD -  rappresenta un ulteriore tassello verso la piena operatività della legge sulla responsabilità professionale e la sicurezza delle cure. ... continua

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