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Quattro laziali su cinque scelgono il privato per farsi curare

Buona parte dei romani (il 42,7 per cento) apprezza la sanità regionale, al contrario dei residenti nel resto del Lazio, che scuotono il capo (solo il 20,1 per cento è contento dell'assistenza assicurata da ospedali, ambulatori, centri per la riabilitazione, per la lungodegenza, etc.). Romani o no, comunque, quasi quattro laziali su cinque (il 79,1 per cento), sono costretti a rivolgersi ai centri sanitari privati, complici le attese lunghe per esami diagnostici e visite specialistiche del Servizio sanitario. Così il "pubblico" continua a funzionare da snodo per il rinvio ai privati (dentro e fuori gli ospedali) che, incassando, non fanno aspettare: un mercimonio sulla salute dei cittadini I dati emergono dal rapporto del Censis, "Welfare Italia - Laboratorio per le nuove politiche sociali". E fanno pendant con quelli dell'Agenas, l'Agenzia nazionale dei servizi sanitari: nel Lazio, le aziende ospedaliere (San Camillo e San Giovanni), i policlinici universitari pubblici (Umberto I, Sant'Andrea, Tor Vergata) e i due Irccs, Istituti di ricerca e cura, Spallanzani e Ifo (Regina Elena e San Gallicano) indossano la maglia nera in quanto a deficit. Il saldo negativo tra entrate e uscite supera i 700 milioni

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