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Lorenzin: primi ricorsi contro orario medici. Il Ministro risponde picche

Da una parte i Direttori generali di Asl e ospedali che denunciano i gravi rischi di un'applicazione tout court della direttiva Ue su turni e ore di lavoro settimanali e chiedono deroghe in attesa delle assunzioni dall'altra il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che risponde picche e ribadisce che deroghe non ce ne saranno per evitare nuove sanzioni europee. È questo il riassunto della giornata di ieri che di fatto conferma l'avvio ufficiale della nuova direttiva Ue su turni e ore di lavoro settimanali. Il ministro lo dice chiaramente rispondendo a una domanda durante il question time alla Camera «non ci saranno deroghe sulla questione degli orari di lavoro dei medici». «Ho dato ai miei uffici il compito di elaborare una proposta normativa per scongiurare i problemi - ha spiegato - ma posso anticipare che non prevede ulteriori deroghe alla disciplina europea». «Il differimento al 25 novembre 2015 - ha aggiunto Lorenzin - era stato previsto per consentire alle Regioni di avviare processi di riorganizzazione delle strutture per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza nel rispetto della nuova normativa in materia di orari di lavoro». La questione, ha ricordato il ministro, è monitorata dall'Unione Europea. «È appena il caso di ricordare che proprio l'intervento normativo del 2014 ha permesso la chiusura di una procedura di infrazione europea aperta per le deroghe introdotte a livello nazionale - ha spiegato Lorenzin -. Aggiungo inoltre che risultano avviati diversi contenziosi giudiziari da parte del personale sanitario volto a ottenere dallo Stato il risarcimento dei danni subiti proprio a causa della vigenza delle deroghe». Nel quadro di incertezza generale che si viene profilando già si fanno strada le prime voci di ricorsi. Stando a un recente comunicato di Consulcesi sarebbero numerosissimi i professionisti che iniziano a prendere contatto con studi legali. Il Direttore generale di Consulcesi Simona Gori parla di «5mila ricorsi già avviati» ai quali «continuano ad aggiungersene sempre di più. I medici hanno una netta percezione che quei turni massacranti che hanno fatto e che rischiano di dover continuare a fare, costituiscono una violazione subita direttamente dallo Stato, corso ai ripari solo sotto la minaccia di sanzioni da parte dell'Ue».

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