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Nonostante la “stabilità” sia ormai legge per la sanità si profilano nuovi tagli

 

La Stabilità è ormai legge. Ma la partita sulle risorse per la sanità è tutt’altro che chiusa. All’orizzonte possibili nuovi tagli a partire dal 2017, quando le Regioni saranno chiamate a un nuovo salasso dei loro bilanci complessivi per far fronte al maggiore contributo richiesto per la finanza pubblica.  Nel 2017, infatti, ai tagli già in atto con la precedente stabilità pari a 4,2 miliardi l’anno (di cui 2,35 caricati sulla sanità) si sommeranno altri 3,980 miliardi che diventeranno 5,480 per gli anni 2018 e 2019.  Tutto questo in un contesto che vede il settore sanitario ormai sottoposto da anni a politiche di tagli lineari che, anche se mascherati dallo slogan governativo del “minore aumento”, hanno colpito anche con questa legge di Stabilità. Sempre le Regioni ricordano che il 36% della spending review renziana si abbatte sul Fondo Sanitario Nazionale, infatti, dicono “il finanziamento previsto per il 2016 pari a 113.092 milioni è stato ridotto a 111.000 milioni”, e per memoria, ricordano, “il livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale per il 2016, previsto nel Patto Salute era pari a 115.444 milioni”.   Al 2016, sottolineano ancora, “il cumulo delle misure di contenimento della spesa arriva a toccare la cifra di 14.706 milioni (di cui 4,3 miliardi solo nel biennio 2015 – 2016)”.  E così il Fondo sanitario conferma una contrazione in valore assoluto dell’1,8% a fronte di una crescita del PIL nominale dell’1,47% (PIL programmatico) che porta l’incidenza del FSN sul PIL al 6,6%, “il livello più basso dall’inizio del decennio”. Una situazione quindi già critica ora e che vedrà le Regioni impegnate a garantire i nuovi Lea, il Piano vaccini, l’erogazione dei costosissimi farmaci anti epatite C e altri innovativi in arrivo sul mercato, ed anche affrontare le partite di contratti e convenzioni sanitarie (costi stimati circa 500 milioni), per un spesa totale stimata dalle regioni in 2,1  miliardi.   Per questi motivi le Regioni ora chiedono quello che definiscono “un leale confronto senza pregiudizi” con il Governo. Un confronto, sottolineano, che dovrà valutare la “coerenza fra aumento dei costi e riduzione del fondo”.  Ma per le Regioni è anche tempo di avviare “un percorso per la qualificazione della spesa sanitaria”. E questo favorendo l’introduzione di parametri semplici “che valorizzano il costo effettivo nell’erogazione dei servizi”, “assicurando un adeguato livello di qualità Lea, anche attraverso la rilevazione della soddisfazione da parte degli utenti” e la “previsione di un piccolo Fondo da ripartire fra le Regioni per il miglioramento dell’efficienza organizzativa”.

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