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L'OCSE promuove la sanità in Italia. Meno bene l'attenzione per gli anziani

Una buona sanità con una spesa ancora sotto la media ed in riduzione. È questo il quadro che emerge per l'Italia dal Rapporto sulla salute da parte dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che rappresenta 34 nazioni tra le più industrializzate del mondo.

La spesa sanitaria italiana, sia privata che pubblica, rimane ancora sotto la media Ocse con un valore pro capite di 3.077 dollari a fronte ad una media pari a 3.453 dollari. In termini reali per persona si spendono 376 dollari in meno per un totale di 22 miliardi di dollari. Il calo della spesa dal 2011 al 2014 è stato del 3,8% nel nostro Paese a fronte di una crescita del 3,6 % nella media delle altre Nazioni.

Anche rispetto al Pil la spesa sanitaria è relativamente bassa pari all' 8,8% ( 6,6% se consideriamo solo la spesa a carico dello stato) rispetto al 16, 4 % degli Stati Uniti, del 11,1 % dell'Olanda e della Svizzera , dell'11% della Svezia e della Germania e del 10,85 della Francia.

La riduzione della spesa in Italia in questi anni si è ottenuta per tre motivi principali: la riduzione del personale sanitario, in particolare medici ed infermieri, in forza del blocco del turnover, la contrazione della spesa farmaceutica che si è ridotta del 3,2% e la riduzione dei posti letti ospedalieri. Nel nostro Paese il numero dei posti letto è diminuito raggiungendo i 3,4 per 1000 abitanti a fronte di una media Ocse del 4,8 per mille.

In Italia la spesa sanitaria copre una percentuale del 13% della spesa pubblica totale rispetto al 15 % della media Ocse. A fronte di una spesa sanitaria contenuta i risultati in termini di salute della popolazione e di aspettativa di vita in Italia sono buoni.

Infatti la speranza di vita è di 82,8 anni, con un trend in aumento anche in questi ultimi anni (nel 1960 era di 66 anni): siamo al quarto posto dopo il Giappone, la Svizzera e l' Australia

Il Report Ocse segnala due importanti carenze nel nostro sistema sanitario: la prevenzione e l'assistenza agli anziani. In Italia la spesa pro-capite per la prevenzione è di 67,4 dollari rispetto ai 144 della Svezia e ai 119 della Germania.

Allarmanti i dati dei giovani su sovrappeso, obesità infantile e per quanto concerne il consumo di tabacco e di alcool. Nell'infanzia fino a 9 anni i maschi in sovrappeso sono il 36% e le femmine il 34 % , 11 punti in più della media Ocse: siamo al quinto posto dopo la Grecia, Gran Bretagna, Usa e Nuova Zelanda.

Brutte notizie anche sul fronte delle cure dentali: il 10 per cento della popolazione rinuncia alle cure perché non se le può permettere. Inoltre l'Italia detiene il primato dei tagli cesarei (con forti differenze regionali) con il 36 % a fronte di una media Ocse del 28 per cento.

Un altro dato che deve far riflettere e che rispetto ad un'elevata speranza di vita in termini assoluti, dopo i 65 anni si vive peggio che in altri Paesi. Con solo 7 anni senza disabilità per le femmine e di 8 anni per i maschi, l'aspettativa di vita in buona salute è tra le più basse dei Paesi Ocse dove la media è di nove anni per entrambi i sessi. Uno dei motivi principali è risultato l'offerta inferiore di assistenza a lungo termine agli anziani. Considerando che la nostra popolazione va incontro ad un progressivo e maggiore invecchiamento, una rinnovata politica assistenziale per la cura degli anziani, sarà uno dei temi principali per la riforma del welfare nel nostro Paese.

 

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