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Gli italiani preoccupati per il livello di assistenza garantito

Nessuna sorpresa dal sondaggio online svolto tra ottobre 2015 e gennaio 2016 su iniziativa dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) (www.consumatori.it) dal titolo “Sanità e previdenza: più o meno tasse per il futuro?”.Oltre sei cittadini su 10 sarebbero infatti disposti a pagare di tasca propria le prestazioni , se potessero pagare meno tasse, oppure alzerebbero il ticket alle fasce con maggior reddito. Uno su due è convinto che dovrà pagare di più per le stesse prestazioni sanitarie che riceve oggi e quasi uno su 4 è pronto a scommettere che la sanità avrà costi sempre più elevati. Uno su tre sta quindi pensando a un'assicurazione integrativa mentre il 45%, da vecchio, si immagina povero. “l consumatori – ha spiegato Massimilano Dona, segretario generale dell’UNC – hanno ben chiaro il trasferimento di certi rischi dal settore pubblico alle famiglie, che rimangono il principale ammortizzatore sociale del nostro Paese, ma le stesse famiglie sempre più spesso non dispongono di risorse adeguate per far fronte alle emergenze”. Alla domanda “com’è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica?”, il 63% degli intervistati propone di aumentare le tariffe per le prestazioni limitatamente alle fasce di reddito più elevate. “Si tratta di una risposta che non sorprende – commenta Dona – e che, sia pure indirettamente, pone al centro dell’attenzione ancora una volta i criteri di definizione dei LEA, cioè dei livelli essenziali di assistenza che sono le prestazioni e i servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). Per l'85% degli intervistati, comunque, è lo Stato a dover mantenere sempre il monopolio dei servizi fondamentali: questa, per Unc, è la “voglia di welfare”. Il 61% degli intervistati si è dichiarato “molto o abbastanza favorevole a pagare direttamente i servizi di cui ha bisogno se lo Stato riducesse le tasse”, così confermando che gli italiani sono tendenzialmente propensi all’introduzione di vantaggi fiscali per alcuni strumenti assicurativi (polizze sanitarie, iscrizioni a mutue sanitarie, polizze long term care, pensioni integrative, ecc) e sulla possibilità di dedurre fiscalmente alcune spese per il welfare (badante, baby sitter, ecc.).

“Il sistema attuale di welfare – ha spiegato Pier Ugo Andreini, Presidente Forum ANIA-Consumatori – è inadeguato a rispondere alle reali esigenze dei cittadini soprattutto a causa del trend demografico che sta rendendo il nostro Paese uno dei più vecchi del mondo. Secondo i più recenti dati Istat, abbiamo toccato il minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia e gli ultra sessantacinquenni sono diventati 13,4 milioni, pari al 22% del totale della popolazione italiana, con evidenti conseguenze sul piano pensionistico e dell’assistenza ai non autosufficienti. I cittadini, inoltre, si sono resi conto che le protezioni sociali sono diminuite e che le cose potranno cambiar ancora, tanto è vero che ormai solo il 5% degli intervistati da UNC ritiene che la copertura dei bisogni garantita dallo Stato resterà invariata anche in futuro. Siamo convinti che assicuratori e consumatori devono lavorare insieme soprattutto per impegnare la politica e i media a fornire una informativa chiara, semplice, tempestiva e trasparente, tale da rendere i cittadini sempre più consapevoli del loro futuro”.

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