Notizie dalle sedi regionali

L'infermiere di comunità e di famiglia si estende sempre più. Dopo la sperimentazione avviata nel Cuneese, il modello Co.N.S.E.N.So. (Community Nurse Supporting Elderly in a changing Society) sarà adottato anche in altre realtà del Piemonte. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore alla Sanità, ha approvato con una delibera la ratifica delle sperimentazioni parallele al Progetto, riconoscendo la valenza strategica della figura dell'infermiere di famiglia e comunità per potenziare l'offerta di servizi territoriali e domiciliari.

Mentre nei Comuni montani dell'Asl Cn1 le iniziative si sono concretizzate nelle visite a domicilio e nella creazione di ambulatori della salute dedicati in particolare alla popolazione ultrasessantacinquenne e alle persone in condizione di cronicità, nell'Asl unica di Torino si punta sull'home visiting per mamma e bambino, nell'Asl di Novara sull'infermiere dedicato alle famiglie, nell'Asl Vco sull'educazione terapeutica dei malati cronici, nell'Asl TO3 sulla gestione integrata per utenti affetti da Broncopneumopatia cronico ostruttiva e nell'Asl di Asti, come nella Cn1, a iniziative per i pazienti in situazione di fragilità.

In sostanza, il modello viene adattato a seconda delle esigenze e delle necessità del territorio, sempre con un occhio di riguardo a situazioni di fragilità e di sostegno alle fasce più deboli.

L'assessore alla Sanità del Piemonte, Antonio Saitta,  ha presentato un piano per il governo delle liste d'attesa. Si tratta di un documento che intende mettere al centro le esigenze del cittadino con l'obiettivo di dare una risposta efficace al fabbisogno di prestazioni attraverso l'attuazione, in una logica sistemica, di differenti strumenti normativi e organizzativi quali il Dpcm di aggiornamento dei Lea - di prossima pubblicazione in Gazzetta - il Piano Nazionale delle Cronicità, il Cup unico Regionale e la ricetta dematerializzata. L'attuazione del piano prevede quale primo step la condivisione dello stesso con tutti gli attori coinvolti nel Ssr a partire dalle associazioni dei cittadini fino agli erogatori privati. Questi ultimi avranno 20 giorni di tempo per presentare le loro osservazioni. Ne serviranno di più (120) per la definizione del bacino territoriale di competenza entro il quale saranno erogate le prestazioni sulla base della loro complessità.
Questo significa che per la bassa e media complessità saranno le aree distrettuali a prendersi carico del paziente e, mano a mano che aumenta il livello di complessità, si amplia il bacino entro il quale ottenere le prestazioni fino a giungere ad un livello regionale o sovra-regionale (vedi il caso dell'adroterapia). Altro elemento di novità è rappresentato dall'individuazione del responsabile delle liste d'attesa all'interno delle aziende territoriali. Spetterà ai vari direttori sanitari ricoprire questo delicato compito. Inoltre è prevista la separazione tra i primi accessi e la presa in carico delle cronicità sul modello della regione Toscana (modello open access).

Dovrebbe cadere su Renato Botti la scelta  del nuovo direttore generale dell’assessorato alla sanità da parte della Giunta regionale piemontese che lunedì 28 novembre dovrà deliberare l’incarico in sostituzione di Fulvio Moirano, dal 15 settembre in  servizio in Sardegna. Botti era responsabile dal settembre 2014  della direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute.

La tutela della salute dei lavoratori e l’incolumità pubblica della comunità sono gli obiettivi della convenzione triennale firmata da Eni, Università degli Studi di Torino e Azienda Ospedaliero Universitaria Citta della Salute e della Scienza del capoluogo piemontese.

L’accordo intende promuovere progetti di ricerca per la salute nelle attività e nei luoghi di lavoro, tutelare gli ambienti di vita, monitorare gli indicatori di salute secondo le indicazioni della Medicina del Lavoro e realizzare programmi di formazioni in campo sanitario.

Si tratta di una importante cooperazione tra pubblico e privato incentrata sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, che pone attenzione alla prevenzione, diagnosi e cura delle patologie dovute all’attività lavorativa svolta, prendendo in esame anche le sedi di attività all’estero dell’azienda.

Previsti inoltre dall’accordo l’organizzazione di Master in Medicina del Lavoro incentrati sul settore oli & gas, con posti riservati ad Eni; formazione sulla metodologia di ricerca epidemiologica; revisione e verifica delle procedure e linee guida redatte da Eni in materia di controllo e rischio sanitario nei luoghi di lavoro.

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