Notizie dalle sedi regionali

Ripensare il Sistema Sanitario per far fronte alla crescita della cronicità e dell’invecchiamento nella popolazione, che altrimenti rischiano di rendere insostenibile il SSN, attraverso la riorganizzazione del modello clinico-assistenziale. Si tratta del progetto “Reti cliniche integrate e strutturate”, in fase di sperimentazione nella Asl Toscana sud est e i cui primi risultati sono già stati analizzati .Se ne è parlato nei giorni scorsi in occasione di un consensus meeting nazionale tenutosi alla presenza di tutti gli stakeholders: Ministero della Salute, MEF, Università Bocconi, Federsanità, Fimmg, Fiaso, Slow Medicine, Cittadinanza Attiva, Gimbe e tanti altri soggetti istituzionali che stanno lavorando al progetto.Il consensus meeting, iniziativa della “Fondazione Sicurezza in Sanità”, ha permesso di condividere questo modello innovativo prima dal punto di vista tecnico e poi dell’opportunità politica di realizzarlo progressivamente in tutto il territorio nazionale.

Infatti nei prossimi mesi, il documento, arricchito da quanto emerso nell’incontro, sarà presentato al Ministero della Salute.

 

Il modello delle “Reti cliniche integrate e strutturate” si basa sull’integrazione delle professioni, sulla continuità della cura, sulla prossimità della risposta e sulla concentrazione dei saperi. Fondamentale è il ruolo del medico di Medicina generale che prende proattivamente in carico la gestione della cronicità insieme agli specialisti e a tutte le altre figure (in primis infermieri ed assistenti sociali) che con lui compongono il team multi-professionale proposto dal modello.

 

Il team opera come una comunità di pratica, ovvero un gruppo che indipendentemente dal ruolo condivide un interesse e un codice comune a vantaggio del paziente. Nel corso del consensus il rappresentante dei Medici di famiglia, nel ripercorrere le tappe di riorganizzazione della Medicina generale e gli sviluppi che questa può avere nella gestione della cronicità, ha dimostrato la completa adesione al modello delle Reti cliniche integrate e strutturate che, pertanto, potrebbe essere inserito nel nuovo accordo collettivo nazionale della Medicina generale.

 

L’approccio proattivo (Chronic Care Model), cioè quando è il medico a richiamare il paziente cronico, è già stato sperimentato nel periodo 2011-2014 ed aveva comportato una diminuzione del rischio di morte a 4 anni pari al 12% e un tasso di eventi cardio-cerebrovascolari acuti sceso del 19%.

Il Chronic Care Model ha delle criticità da superare per arrivare ad un completo funzionamento, cioè: la cura che si rivolge a singole patologie ma non alla persona nella sua complessità sociale e sanitaria; l’isolamento delle varie figure del team, con conseguente frammentazione delle cure; la mancanza di un collegamento strutturato tra ospedale e territorio.Il progetto prevede anche la riorganizzazione della rete ospedaliera in modo che vi sia un ospedale di riferimento per ogni ambito territoriale (Aft/Distretto).

 

E’ fondamentale la continuità delle cure tra ospedale e territorio, che si ottiene con la realizzazione della Agenzia ospedale-territorio e con il ripensamento del sistema della domiciliarità e delle cure intermedie. Le Reti professionali così organizzate devono essere co-progettate con un sistema informativo che permetta: lo scambio di immagini e documenti socio-sanitari strutturati; la telemedicina, il teleconsulto, la telerefertazione, la televisita; il monitoraggio e la valutazione degli esiti di salute; la cartella clinica informatizzata.

 

Per ictus, infarti, grandi traumi, il tempo è un fattore fondamentale, e intervenire in tempi brevi può essere determinante per salvare la vita dei pazienti e scongiurare gravi conseguenze. Per questo la Regione Toscana ha lavorato alla realizzazione delle Reti cliniche tempo dipendenti, che ha varato con due delibere presentate dall'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e approvata dalla giunta nel corso dell'ultima seduta.

 

“Le Reti cliniche, presenti da tempo nei paesi anglosassoni, sono un modello innovativo che sviluppa una collaborazione ‘governata’ tra azienda territoriale e azienda ospedaliera, in particolare per i percorsi tempo dipendenti, per i quali la massima sincronizzazione degli interventi rappresenta un fattore chiave”, spiega la Regione in una nota. Per definire questo modello, in questi mesi hanno lavorato gruppi tecnici composti da professionisti del Servizio sanitario regionale sotto la regìa dell'assessorato: dal loro lavoro sono scaturiti documenti tecnici con le indicazioni.

 

Gli obiettivi delle Reti cliniche sono:

  • migliorare la qualità e la sicurezza di quell'ambito di cure, offrendo la possibilità di risposte più qualificate, sia ai pazienti che agli stessi professionisti, e performance di più alto livello rispetto all'organizzazione preesistente;
  • migliorare l'equità, dal momento che attraverso le reti cliniche i cittadini potranno più agevolmente accedere a cure che per i loro costi tecnologici ed infrastrutturali, non potrebbero essere disponibili in tutti i contesti locali;
  • ridurre gli sprechi, migliorando il rapporto costo/efficacia nell'uso delle risorse.

 

La regione spiega quindi che le Reti regionali tempo dipendenti si articolano in un livello regionale e in sottoreti organizzative di Area vasta. “Le tre Reti tempo dipendenti Ictus, Infarto, Grande trauma ridisegnano l'offerta per queste gravi patologie, assicurando risposte omogenee con un'unica regìa regionale. Il modello organizzativo prevede che gli ospedali siano differenziati, all'interno dei percorsi di emergenza urgenza, in ospedali sede di Dea (Dipartimento emergenza accettazione) di II livello, ospedali sede di Dea di I livello e sede di Pronto soccorso. La Rete ictus è già stata sperimentata con buoni risultati negli ospedali della Asl Toscana centro e a Careggi”.

 

Rete Ictus. L'ictus cerebrale rappresenta la principale causa di disabilità permanente nell'adulto/anziano, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte nella popolazione, con enormi costi sanitari e sociali. In Toscana i casi di ictus sono circa 10.000 l'anno. La Rete tempo dipendente Ictus è costituita sulla base delle tre grandi Asl (nord ovest, centro, sud est) e le tre aziende ospedaliere di riferimento (Aou Careggi, Aou Pisana e Aou Senese).

 

Rete infarto. E' formata dall'insieme delle strutture della rete dell'emergenza-urgenza, dalle strutture ospedaliere e territoriali e di riabilitazione, per assicurare standard clinico-assistenziali omogenei, ridurre la mortalità e gli esiti permanenti dell'evento acuto. La rete ha lo scopo di garantire a tutti i pazienti con infarto miocardico acuto pari opportunità di accesso alle procedure salvavita.

 

Rete trauma. L'assistenza al trauma è costituita da una rete di strutture ospedaliere classificate e funzionalmente collegate, sulla base delle risorse e delle competenze disponibili in presidi di pronto soccorso per traumi, centri traumi di zona, centri traumi di alta specializzazione.

La crisi economica morde l’occupazione anche per i disabili. In Toscana aumentano le persone con disabilità iscritte alle liste di collocamento ma gli occupati sono in calo. Solo il 3,9% è infatti occupato, mentre sono ben 36.745 i disabili iscritti al collocamento, di cui il 52,2% donne. Iscritti in aumento del 4,7% rispetto al 2008, quando ammontavano a 35.104. Tuttavia, a fronte di un aumento degli iscritti al collocamento mirato, tra il 2008 e il 2013 le assunzioni di persone con disabilità in Toscana sono passate da 1.769 a 1.229, con un calo del 30,5%. È quanto risulta da una ricerca promossa da Cesvot e realizzata da Daniela Masini, Claudio Castegnaro e Nicola Orlando dell'Istituto per la Ricerca Sociale, che ha coinvolto 150 organizzazioni non profit della Toscana, di cui 140 associazioni di volontariato attive nel sostegno delle persone disabili.

Il dato sarebbe principalmente spiegato dagli effetti negativi della crisi economica sul mercato del lavoro. «I dati della ricerca – ha dichiarato Federico Gelli presidente di Cesvot – mostrano quanto l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità sia un tema di grande attualità rispetto al quale il volontariato toscano è fortemente impegnato. Sostenere questo impegno è uno dei compiti di Cesvot e lo faremo cercando innanzitutto di rispondere alle richieste che, proprio attraverso questa indagine, le associazioni ci hanno rivolto: le aiuteremo, così come ci hanno chiesto, nella progettazione di interventi sempre più efficaci, nell'accesso alle opportunità di finanziamento anche europee, nella rilevazione dei bisogni del territorio. Un lavoro che svolgeremo, come già abbiamo fatto, di concerto con la Regione Toscana e gli enti locali».

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