Notizie dalle sedi regionali

Nuova mensa e nuovo bar per la casa di cura Villa Immacolata di San Martino al Cimino, in provincia di Viterbo. I nuovi locali sono stati inaugurati nei giorni scorsi alla presenza del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli e del consigliere regionale Enrico Panunzi.

I nuovi servizi sono stati realizzati per  offrire sempre maggiori spazi di convivialità e di benessere ai pazienti, alle loro famiglie e a tutto il personale della struttura.

L’attenzione all’elevato livello di qualità dei servizi offerti è infatti da sempre una priorità imprescindibile per i religiosi Camilliani e per la dirigenza aziendale.

I nuovi spazi si aggiungono alle altre innovative opere già realizzate dall’introduzione della robotica riabilitativa alle nuove palestre, alla nuova sala mensa per gli ospiti, e contribuiscono a fare di Villa Immacolata una struttura all’avanguardia nel viterbese. 

Migliorano i conti sanitari del Lazio, ma anche gli esiti delle prestazioni erogate e l’equità di accesso alle cure. È questo il quadro positivo illustrato stamani nella sede della Regione Lazio dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, in occasione della presentazione dei dati “Prevale”, il Programma Regionale di Valutazione degli Esiti sui dati 2016 elaborato dal dipartimento di Epidemiologia ogni anno. 
  
“Dopo 10 anni prosegue il percorso per uscire dalla fase di commissariamento. I dati Prevale dimostrano come questo risultato vada di pari passo con quello del rispetto dei Lea, ossia i Livelli essenziali di assistenza sanitaria, dell’innalzamento della qualità e della riduzione delle diseguaglianze territoriali e sociali nell’accesso alle cure. Non esistono più differenze di accesso dovute al livello d’istruzione né per l’angioplastica, né per il parto cesareo. Si tratta di un risultato importantissimo, soprattutto in un momento di debolezza economica delle famiglie che ha ripercussioni inevitabili anche sull’accesso alle cure sanitarie”, evidenzia la Regione. 

Ecco una sintesi del risultati: Frattura del collo del femore. Negli ultimi 6 anni è cresciuto fortemente il numero di interventi effettuati entro 2 giorni dalla frattura, tanto che se nel 2010 gli interventi effettuati entro 48 ore erano poco più del 20% sul totale, nel 2012 del 31% e nel 2016 la quota ha raggiunto il 53%, anche se con un leggero calo di circa 1 punto percentuale rispetto al 2015. “Aver aumentato del 22% circa gli interventi entro le 48 ore significa aver migliorato, e spesso salvato, la vita di migliaia persone in questi quattro anni. Inoltre, i tempi ridotti consentono anche di ridurre le possibili complicazioni date dalla mancata tempestività”, commenta la Regione. Infarto Stemi (con ostruzione coronarica totale). A che in questo caso il trattamento tempestivo con angioplastica ha registrato risultati in miglioramento rispetto a 6 anni, e senza interruzione del trend positivo. Se infatti gli interventi tempestivi erano di poco superiori al 20% nel 2010, nel 2012 erano il 29%, nel 2014 il 43%, nel 2015 il 45% e nel 2016 hanno raggiunto quota 47%. Infarto miocardico acuto. Diminuisce la mortalità a 30 giorni, che è passata dal 9,8% del 2012 al 9,5% del 2014 per scendere al 7,9% nel 2016. “Un passo importante è stato rappresentato dalle ambulanze telecollegate che consentono di trasmettere l’elettrocardiogramma all’ospedale, prima che arrivi il paziente, riducendo così i tempi di intervento. Questo esperimento è partito a Viterbo e poi è stato esteso in tutto il Lazio e dimostra come il sistema delle emergenze stia diventando più efficiente”, sottolinea la Regione. Cesarei. Il ricorso al parto con uso del bisturi è sceso di oltre 8 punti percentuali in 6 anni. Se nel 2010 i parti con cesareo erano quasi il 35% del totale, il calo progressivo ha portato nel 2016 al 26,8%. Colecistectomie laparoscopiche. Aumentano i casi di degenza inferiore ai 3 giorni, che oggi sono il 76% rispetto al 57% del 2012. “Questo dato significa non solo migliorare le cure per i pazienti, ma anche evitare di occupare dei posti letto in modo inappropriato”. Cancro della mammella. Aumentano gli interventi di ricostruzione in corso di ricovero dopo la chirurgia demolitiva, passati in un solo anno dal 48% del 2015 al 54% del 2016 (nel 2012 erano il 46%). Sempre per il cancro della mammella, diminuiscono inoltre i nuovi interventi entro 120 giorni da una prima chirurgia: i casi nel 2016 sono stati il 6,7% contro gli 8,5% del 2015, i 10,3% del 2012. Ma a migliorare nel Lazio, secondo i dati presentati oggi, è anche l’equità di accesso alle cure in base al titolo di studio. Nel caso della frattura del collo del femore trattata entro 2 giorni, ad esempio, la forbice tra le due classi di istruzione nel 2009-2010 era pari al 97%, mentre nel 2015-2016 si è ridotto al 41%. Il divario si è addirittura azzerato nel trattamento di infarto Stemi (era del 39% nel 2009-2010) ed è sceso al 4% per quanto riguarda i cesarei (era del 29% nel 2009-2010). 
  
“I nuovi dati sulle cure del Lazio – ha detto il Presidente Nicola Zingaretti – dimostrano e confermano due punti molto importanti: migliorano la qualità delle cure, per fortuna, e c’è più giustizia nell'accesso alle cure”.  
  
“Per noi migliorare la sanità – ha aggiunto Zingaretti – non significa solo mettere a posto i conti, ma migliorare la qualità delle cure. Inoltre, questi dati sono fondamentali per dimostrare una cosa semplice: cioè che cambiando il meccanismo di funzionamento del sistema si ottengono i risultati, non ce li ha regalati nessuno, sono figli della programmazione, figlio di aver voluto mettere nei contratti dei direttori generali queste richieste per giudicare chi dirige la sanità e oggi possiamo dire che anche quest'anno e il processo di ricostruzione del sistema sta andando avanti positivamente”.

Via libera ai piani di rientro per le aziende sanitarie del Lazio: San Camillo, San Giovanni, Umberto I, Irccs Ifo, S. Andrea e Policlinico di Tor Vergata dovranno  risparmiare 142,140 milioni, meno dei 209 previsti inizialmente, grazie a risparmi già effettuati nel 2016. A stabilirlo è il decreto del Commissario ad acta U00223 del 16 giugno che approva i piani di rientro concordati con le aziende. 

Le quote riferite alle singole strutture nel documento sono di -65.020.000 per il San Camillo, -36.370.000 per il San Giovanni, -23.880-000 per l’Umberto I, -15.230.000 per il S. Andre, -3.370.000 per il Policlinico di Tor Vergata e un valore positivo per 1.730.000 per l’Irccs Ifo dopo i risparmi ottenuti già nel 2016.

Il documento che illustra i piani di rientro, spiega che l'incidenza del disavanzo di questi sei enti sul disavanzo regionale è passato dal 68% nel 2011 al 121% nel 2015. San Camillo e S. Giovanni hanno generato insieme oltre il 50% della perdita dei sei enti.

“La metodologia adottata, attraverso un'enfatizzazione del valore delle funzioni – si legge nel documento - premia l'incremento di produzione. La Regione Lazio si caratterizza per un eccesso del Lea ospedalieri e presenta tassi di ospedalizzazione non incrementabili, pertanto una maggiore produzione delle aziende in oggetto comporterebbe la necessità di ridurre nella stessa misura la produzione delle Asl e/o del privato”. La Regione Lazio ha richiesto alle Aziende in PdR uno sforzo di riduzione dei costi maggiore per quanto riguarda il primo anno, dovendo recuperare nel 2017 un disavanzo di circa 100milioni. Nel 2018, invece, la Regione prevede di tornare in utile per +18 milioni, di conseguenza lo sforzo di riduzione risulta essere minore. 
Per quanto riguarda il lato dei ricavi, tutte le sei Aziende ospedaliere hanno puntato a un aumento del numero dei ricoveri e un aumento delle prestazioni ambulatoriali. Tali incrementi di prestazioni si realizzeranno anche grazie alla messa in atto delle manovre previste, che puntano all'efficientamento di determinati servizi. Le Aziende in PdR prevedono, nei loro Piani, un incremento totale di 8.862 ricoveri nel periodo di attuazione del Piano di Rientro e anche un aumento di 59 unità di posti letto che però non compromette il rispetto dei parametri del tasso di ospedalizzazione e del numero di posti letto previsti dal D.M. n. 70/2015

A luglio probabilmente il Lazio dirà addio al piano di rientro durato quanto l’Odissea cioè dieci anni pieni. Da quel giorno si dovrà varare un piano di rientro dalla diseguaglianza che in questi anni è cresciuta a dismisura come sottolineano tutti gli studi recenti. In questi anni è stato raggiunto almeno un risultato importante: il Servizio Sanitario Regionale del Lazio è oggi risanato nei conti, anche nella qualità delle cure erogate in particolare quelle cardiache è migliorata. Ma tutto ciò vale per chi riesce ad entrare nel sistema, perché in questi anni è diventato emergenza il problema dell’inaccessibilità: un castello con solide fondamenta ma con pochi ponti levatoi. Cosi è sempre più alto il numero di chi rimane fuori dalle mura, pagando di tasca propria o, peggio, rinunciando. Il perimetro presidiato e garantito dal pubblico arretra in silenzio da anni, mentre nella terra di mezzo che si è creata, sempre più vasta, cresce il fai da te, che già oggi “fattura” oltre 36 miliardi di euro, un terzo della spesa pubblica annuale per la sanità.

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Se vuoi saperne di più vai alla pagina Cookie policy