La Corte Europea dei Diritti Umani ha emesso a Strasburgo una importante sentenza affermando che i figli possono essere riconosciuti come propri solo se c’è legame biologico con i due aspiranti genitori.

Viene così confermata la posizione assunta dalla giurisprudenza del nostro Paese, ma soprattutto viene pesantemente sanzionata la “maternità surrogata”.

La maternità e la paternità rappresentano relazioni irriducibili alla tecnica, anzi verrebbe da dire – o meglio è esattamente così – hanno a che vedere con l’incarnazione. Pongono un rapporto incoercibile, appunto “non surrogabile”; strutturato fisicamente, in nessun modo ricusabile.

E’ ormai tempo di uscire da quella stupida catalessi dello spirito per cui tutto ciò che la tecnica propina – nel campo delle biotecnologie, in modo particolare – esige o addirittura meriterebbe la genuflessione di ogni altro valore.

La “vecchia” Europa, pur così negligente nel riconoscere le proprie radici cristiane, alla fin fine non può - pur nella temperie del pluralismo delle culture che ne tracciano la storia – sottrarsi ad una concezione dell’uomo di cui è il cristianesimo a garantire la dignità incontrovertibile.

Magistero

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