In scienza e coscienza. Così si diceva una volta, ed è ancora così.

La responsabilità del medico si muove necessariamente secondo questa duplice polarità.

Anche in questi giorni di ripresa del dibattito parlamentare sulle DAT, il cui testo base in esame prevede che il medico sia vincolato dalle dichiarazioni anticipate del paziente o di un suo fiduciario, anche in presenza di esplicita richiesta di sospensione della nutrizione e dell’idratazione.

Fortunatamente molti medici sono consci del loro ruolo e lo rivendicano.

Infatti, dalla relazione "medico-paziente", vera alleanza, non si può mai prescindere e questo spesso vale anche per quanto concerne le chances di successo terapeutico dell'iter clinico.

Continua ad essere vero nell'età della tecnologizzazione spinta della medicina?

Sì, e a maggior ragione.

Ci auguriamo che - in particolare dalla discussione circa il ddl sulle disposizioni anticipate di trattamento - non finisca per imporsi la figura di un medico ridotto ad una sorta di robot, mero ed asettico dispensatore di trattamenti tecnico- sanitari, diretto da una mal posta autodeterminazione del paziente.

Anzi, l'occasione va colta, se mai, per rovesciare la prospettiva, per riscoprire in tutta la gamma della sue valenze quel “bagaglio di umanità” che deve supportare il medico nello svolgimento della sua professione.

 

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