Lo sviluppo, in Commissione Affari Sociali a Montecitorio, delle votazioni sugli emendamenti relativi alla proposta di legge sul cosiddetto "biotestamento" - per quanto si sia fin qui affrontato soltanto l'art. 1 del provvedimento - non depone a favore di un confronto tra le parti costruttivo e sereno, ispirato a valutazioni razionali ed oggettive, privo di forzature che talvolta sfidano perfino l'ovvietà ed il buon senso comune.

In modo particolare, la determinazione pervicace con cui si pretende di ascrivere nutrizione e idratazione - respingendo gli emendamenti che intendevano almeno limitare in proposito l'autodeterminazione - all'ambito delle terapie, piuttosto che ritenerle provvedimenti basilari per la pura e semplice conservazione della vita, è comprensibile solo nell'ottica di una studiata – anche se non espressamente dichiarata - declinazione eutanasica della legge.

Si vorrebbe evocare - anzi surrettiziamente introdurre - nel nostro ordinamento, un presupposto che, pur non formalizzato hic et nunc, in qualche modo fin d'ora tracci un percorso non più controvertibile.

A questo punto c'è da augurarsi, anzitutto, che l'iter parlamentare della proposta venga ricondotto sul binario di una schiettezza esplicita, per esprimere, in piena trasparenza, senza strumentali siparietti ideologici, la effettiva consistenza culturale e la concezione antropologica di fondo che supportano e giustificano le rispettive posizioni in campo.

L'argomento è delicato e, per quanto la legittimità del Parlamento quale organo supremo di rappresentanza ed espressione della sovranità popolare sia fuori discussione, siamo di fronte ad una tematica il cui approfondimento non può essere circoscritto all' ambito strettamente politico-istituzionale, bensì va rappresentato in tutta la sua chiarezza al Paese intero ed alle articolazioni sociali e civili che ne esprimono la pluralità culturale.

È altresì auspicabile che, nel mentre prosegue l'esame del provvedimento, un numero crescente di parlamentari - al di là delle rispettive culture di riferimento - vogliano assumere nel merito posizioni rigorosamente meditate, effettivamente rispondenti al dettato della coscienza personale, ispirate ad un prudenziale criterio di cautela, senza necessariamente ricondursi a logiche precostituite di schieramento, rispondenti non tanto al merito in se' della posta in gioco, quanto a valutazioni di contingente opportunità politica.