“Avevamo ritenuto di non intervenire sulla incresciosa vicenda scatenata dalla nota decisione che riguarda l’assunzione di due medici “abortisti”. A farlo oggi ci convincono le tante omissioni da parte di chi inalbera la bandiera della 194 per difendere il diritto di uccidere un non nato”. Lo afferma fratel Mario Bonora, Presidente dell’Associazione degli Istituti socio sanitari gestiti da enti e congregazioni religiosi, ARIS.    “La legge che ha introdotto nel nostro ordinamento l’interruzione volontaria della gravidanza –  precisa fratel Bonora - non prevede la creazione, nei nostri ospedali, di “corpi speciali” di ginecologi disponibili a praticare l’aborto. Peraltro – come ha ricordato il Ministro Lorenzin – per particolari esigenze di servizio si può ricorrere al comando di determinato personale da un nosocomio all’altro”.

“La 194 prevede, piuttosto, - continua - l’obiezione di coscienza che non è una gentile concessione a latere, bensì parte integrante e strutturale, insomma costitutiva dell’impianto di una legge che, non a caso, dice di volersi ispirare alla tutela della maternità ed alla prevenzione dell’aborto”.

“Se mai – fa notare l’ARIS -  il fatto che il 70% ed oltre dei medici si sia dichiarato obiettore dovrebbe far riflettere ed indurre i pubblici poteri ad incentivare strategie e servizi che, nel segno appunto della prevenzione e del sostegno a maternità problematiche, riconoscano questo chiaro e spontaneo indirizzo come attestazione di un sentimento etico diffuso che evidentemente appartiene non solo ai sanitari, bensì al popolo italiano”.

“Né è lecito – continua il Presidente ARIS - assegnare posti di lavoro – a parità di competenze professionali, dato che non risulta vi sia una sorta di apposita “specialità medico-chirurgica” per abortisti – sulla base di una discriminazione che attiene la personale ed autonoma coscienza di ciascun cittadino”.  Senza poi considerare il fatto che “la 194 prevede anche la possibilità che il medico obiettore o no, possa cambiare idea in qualsiasi momento”. E allora come si può “minacciare il licenziamento in caso di cambiamento di volontà nel bando di un concorso?”. “Non dovrebbero – conclude -  i cultori del “libero pensiero” essere i primi a scandalizzarsi di un simile andazzo?”