Mercoledì 19 riprende in Parlamento l’esame della  legge  sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). Come istituzioni  religiose rivendichiamo per le nostre strutture - e per i sanitari che vi operano e sulla base di una loro libera opzione di coscienza - l'impegno di applicare rigorosamente la legge in approvazione in ordine alle DAT, salvo la facoltà di non assumere la responsabilità di assistere pazienti la cui dichiarazione anticipata di trattamento faccia presumere un conflitto difficilmente sanabile con il nostro fermo orientamento etico.  Massimo rispetto per la legge chiediamo però rispetto anche per la nostra libertà di coscienza.
 
In tema di fine vita si va profilando una soluzione legislativa che, in particolare per quanto concerne "idratazione e nutrizione" le quali  vengono considerate cura e non semplici elementi basilari di sostegno vitale, lascia aperto un vasto campo di dissenso etico-antropologico che non può essere sanato da una norma del diritto positivo, per quanta considerazione e rispetto meriti il Parlamento e la funzione legislativa che, in virtù del suo titolo di rappresentanza popolare, gli compete. Un dissenso che non possiamo e non vogliamo sottacere. Un dissenso che rappresenta per noi non solo un‘opzione morale ovvia ed irrinunciabile, bensì anche un indirizzo che intendiamo assumere e mantenere quale elemento che identifica e caratterizza il servizio che le nostre strutture sanitarie di ispirazione religiosa assicurano alla collettività, concorrendo in misura significativa alla funzione pubblica di tutela e promozione della salute e della vita. Ne' possiamo condividere il fatto che nutrizione ed idratazione siano di fatto totalmente ascritte alla determinazione del paziente e rese indisponibili alla responsabilità del medico che è chiamato in tempo reale al letto del paziente a valutare, in scienza e coscienza, il concreto sviluppo di una condizione clinica che nessuna "dichiarazione anticipata" e' in grado di presumere in tutti i suoi profili". "Ribadiamo pertanto piena adesione ai principi ispirati da Papa Francesco per cui idratazione e alimentazione artificiali sono da somministrare al malato quando non risultino troppo gravose o di alcun beneficio,  ma la loro sospensione non giustificata continuerà ad essere considerata dalla Chiesa un atto di eutanasia.

Virginio Bebber
Presidente Nazionale

Magistero

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