Sorprese nell’indagine condotta da Quotidiano Sanità sull’opinione dei professionisti della Sanità sulle Centrali uniche di acquisto e sui sistemi di acquisto centralizzati. Meno della metà degli intervistati (46%) fa una valutazione dei dispositivi medici dopo l’acquisto e di questi poco più di 2 su 5, (43%) fanno valutazioni tramite i costi di utilizzo. Poco più della metà degli intervistati (53%) non utilizza i dispositivi medici una volta acquistati. Di questi poco più di tre su cinque indicano i motivi nella tecnologia obsoleta (67%) e nella mancata aderenza alla terapia (65%).- Poco più di un quarto dei medici ospedalieri intervistati (26%) ritiene che le centrali uniche di acquisto permettono di rispondere alle aspettative dei pazienti ma fra loro quasi la meta (45%) ritiene che la propria professionalità non sia salvaguardata da tale meccanismo.

 L’inchiesta gode, inoltre, di un approfondimento sul campo che Quotidiano Sanità sta conducendo in cinque regioni target nelle quali, fino alla fine dell’estate e con il sostegno non condizionante di Assobiomedica, sotto forma di tavoli di confronto tra i principali protagonisti di questa delicata e importante nuova modalità di approvvigionamento.

Secondo i dati raccolti da QS il 75% di tutti i rispondenti è concorde nel ritenere le Centrali di acquisto come la via migliore per la definizione dei fabbisogni reali rispetto a procedure d'acquisto locali; il 70% concorda nel ritenere che esse possano stimolare la concorrenza, sia sul prezzo sia sulla qualità ma analoga percentuale ritiene tuttavia che attraverso di esse possano essere acquisiti soltanto beni e servizi a minore contenuto tecnologico, perché standardizzati. Il 63% dei rispondenti, inoltre, concorda sul fatto che le centrali uniche di acquisto disincentivano l'innovazione perché lontane dai bisogni reali e dalle esigenze dello specialista utilizzatore.
Il 57% dei rispondenti è concorde nel ritenere che esse portano ad acquisti che possono risultare inappropriati per il paziente.

Peraltro secondo i quasi 4mila rispondenti all'indagine (il 3.5% dei circa 112mila a cui è stato somministrato il questionario) nella definizione dei bisogni e nella formulazione della domanda di dispositivi medici pesano in grande misura (il 93%) gli aspetti meramente economici legati alle previsioni di bilancio e i costi di acquisto. Il 60% ritiene che vengano presi in considerazione aspetti più legati al technology assessment e supera di poco il 50% la quota di chi ritiene che l'acquisizione di riferimenti epidemiologici ed evidenze cliniche abbiano un ruolo importante.

Tra i risultati eclatanti, come accennato all'inizio, soltanto il 30% dei rispondenti ritiene che, laddove il dispositivo medico venga poi valutato dopo l'acquisto, la misurazione segua criteri di valenza clinica e di aderenza alla terapia. La maggior parte è convinto che, laddove valutato, il dispositivo venga misurato prevalentemente nei suoi costi di utilizzazione.

Ne deriva che, alla fine, il giudizio complessivo sulle Centrali uniche di acquisto non è pienamente positivo. Non tanto per la loro funzione ma per le modalità con le quali esplicano la loro funzione. Per il 75% dei rispondenti rappresentano la via migliore per ottenere risparmi di spesa ma al contempo disincentivano l'innovazione (63%), stimolano la concorrenza su prezzo e qualità (70%) ma il loro meccanismo di funzionamento presta il fianco all'acquisizione di beni e servizi a minore contenuto tecnologico (70%). Ma un dato su tutti deve necessariamente far riflettere: ben il 53% dei rispondenti dichiara che alla fine il dispositivo medico acquisito con gara centralizzata poi non viene utilizzato.

Aggiornamento Convenzioni