Abbiamo seguito con grande interesse la riunione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, guidato dal Cardinal Ravasi,  perché il tema trattato ci riguarda da vicino. Concerne il progresso della ricerca scientifica, in particolare in campo bio-medico – genetica, neuroscienze, intelligenza artificiale – gli interrogativi etici che ne conseguono e, più specificamente, quello che, nella nostra riflessione interna degli ultimi anni, abbiamo chiamato l’ “indotto” antropologico che ne deriva per l’umanità del terzo millennio.

Non a caso, infatti, la “Carta per il futuro delle istituzioni sanitarie religiose” che l’ARIS ha discusso il 13 e 14 novembre 2013, in occasione della celebrazione del suo cinquantesimo anniversario di fondazione ed approvato nel Consiglio Nazionale del successivo 29 gennaio 2014, afferma che:
 “……la medicina oggi evoca, anzi impone, questioni che vanno ben oltre l’ambito tematico che tecnicamente le compete e, piuttosto, letteralmente invadono il campo della riflessione filosofica…………L’ “indotto antropologico” che l’impiego delle nuove biotecnologie può avere sulla concezione di sé che l’uomo va elaborando nel tempo post-moderno rappresenta il fattore  - forse tra tutti il più determinante – di nuovi, inediti profili che la civiltà va assumendo man mano che ci inoltriamo nel XXI° secolo”.

Siamo tornati ad approfondire questi concetti – e tale impegno è d’obbligo per una Associazione come la nostra, sia per il carisma che le appartiene, sia perché vi si riconoscono numerosi ed importanti istituti scientifici (IRCCS) – nel contributo che il Centro Studi ARIS ha offerto ai lavori del Convegno Ecclesiale Nazionale “In Gesù Cristo un nuovo umanesimo”, che si è tenuto a Firenze nel novembre 2015. Vi si affermava l’urgenza di assumere una “…….precisa consapevolezza…di quale partita decisiva per l’uomo e per sua coscienza di sé si giochi in questo frangente della storia e come uno dei luoghi privilegiati o più sfidanti in cui ciò avviene sia, appunto, il terreno della medicina”.

In caso contrario, “…..il cammino incessante di una ricerca biomedica e delle sue ricadute operative…..lasciate correre per il loro verso, fuori dall’alveo di una consapevole riflessione etica, rischierebbero di chiudersi in un’autoreferenzialità pericolosa e, dunque, di esercitare alla cieca il loro formidabile potere di “indotto” antropologico”.

Dall’attenzione che – con il concorso di importanti studiosi, anche laici – il Pontificio Consiglio della Cultura riserva a questa cruciale e decisiva tematica, raccogliamo una sollecitazione forte a continuare la nostra riflessione nello spirito con cui Papa Giovanni XXIII° - lo ricordavamo nel nostro documento di cui sopra – affermava l’11 ottobre 1962, introducendo i lavori del Concilio Vaticano II°: “Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza che si realizzano in tempi successivi, attraverso l’opera degli uomini e spesso al di là delle loro aspettative….”.

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