Anche la prossima legislatura, con ogni probabilità, sarà chiamata a legiferare in ordine a temi di forte valenza etica. Ci chiediamo se tali argomenti  non meritino di essere affrontati secondo una modalità politico-istituzionale che, affidandoli al libero dibattito  del Parlamento, anziché costringerli dentro i vincoli preordinati di una maggioranza di governo, consenta, nei luoghi propri della democrazia rappresentativa - e di riflesso nei vari ambienti  della società civile - un confronto  più diretto ed esplicito, effettivamente condotto sul merito dei provvedimenti all'esame e sui valori che essi mettono in gioco, non viziato e non condizionato dai possibili feed-back sulla complessiva dialettica politica del Paese.

Si tratta di tematiche di importanza dirimente dato che esercitano un forte impatto sulla stessa concezione di se' e della vita che l'umanità del terzo millennio va rielaborando.

Argomenti che, anche secondo l'esperienza più recente del nostro Paese, delle due l'una: o rendono più difficile comporre una maggioranza di governo che le ricomprenda nel proprio programma, essendo questa per lo più composta da forze che sono nel merito di diverso orientamento; oppure, al contrario, tali tematiche vengono sacrificate a compromessi non sempre nobili, qualora si tratti di serrare i ranghi e di salvaguardare comunque la tenuta del governo.

Peraltro, il pluralismo culturale è a maggior ragione una ricchezza quando si declina in una legittimazione reciproca degli interlocutori, piuttosto che in una dialettica contratta e strumentale ad altre finalità o addirittura viziata ideologicamente.

Ed analogamente va riconosciuto come temi che hanno una tale densità bioetica ed antropologica, di per se' interpellano la coscienza personale del singolo parlamentare, al di là di ogni logica di appartenenza politica, a maggior ragione di fronte a formazioni che oggi non si coagulano attorno ad una comune visione di principi, ma piuttosto rispondono a logiche ed obiettivi ben più contingenti.

In definitiva, è forse necessario - a fronte di argomenti che sono, per un verso, così pervasivi della vita personale di ciascun cittadino e, per altro verso, abbastanza inediti per il nostro ordinamento democratico che, non a caso, li maneggia ancora con evidente impaccio - maturare una cultura istituzionale che sappia selezionare, dal ventaglio delle responsabilità che attengono ai  governi e relative maggioranze, temi da affidare esclusivamente alla libera dialettica del Parlamento ed alla personale consapevolezza di ciascun parlamentare.

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