Come di consueto anche quest’anno il Presidente dell’ARIS è stato invitato a partecipare al meeting di Rimini svoltosi come noto dal 19 al 24 agosto. Tra i diversi appuntamenti della importante manifestazione segnaliamo la tavola rotonda sulla fragilità umana vista ora come un a ricchezza ora come un costo per la comunità. Al dibattito è intervenuto il Presidente Bebber con una relazione nella quale ha inteso sottolineare innanzitutto il valore intrinseco proprio nella fragilità umana e la necessità di creare luoghi di incontro nei quali la cosiddetta normalità possa specchiarsi nella sua stessa fragilità. “Siamo tutti consapevoli – ha esordito il Presidente - che qui stiamo parlando del nostro futuro, come uomini. E mi pare anche che possiamo tutti essere d’accordo nell’accostare la fragilità alla vulnerabilità, quando si vede compromessa non solo una determinata funzione organica, e si vive una situazione di precarietà che coinvolge più a fondo l'intera esistenza di una persona”. Essere "fragili" vuol dire anche e soprattutto “essere più esposti a rischio di emarginazione sociale. Per questo – ha aggiunto - come ARIS ci stiamo ponendo una domanda, ci stiamo in particolare chiedendo cosa rappresenti la vasta ed articolata area delle persone fragili nell’attuale contesto sociale, produttivo, civile e, diciamo pure, politico. Di cosa si tratta, zavorra? O non può forse costituire - magari paradossalmente, per molti - una possibile ed inaspettata risorsa”?

A questi temi “stiamo dedicando uno studio organico – ha informato Bebber - non teorico, ma sviluppato sul piano di una sperimentazione operativa, condotta nel segno della ricerca di nuove forme di welfare, di nuove modalità di garanzia sociale. Non neghiamo che il nostro sia, oggi, un percorso faticoso, ma siamo quotidianamente al lavoro con entusiasmo e determinazione. E questo vale per tutte le decine di migliaia di nostri operatori di tutti i livelli professionali.

La lunga esperienza ci dice, ad esempio, che per trasformare il concetto di fragilità da costo a risorsa è necessario puntare innanzitutto proprio sulla persona fragile della quale ci prendiamo cura. Rendere l’anziano protagonista del suo percorso assistenziale sicuramente lo aiuterebbe a vivere e a trasformare lui stesso la sua fragilità in elemento prezioso per la crescita umana, e perché no, culturale di tutta la società.

Questo é il tema che attualmente ci occupa di più e al quale i nostri IRCCS dedicano una grande attenzione”.

“Del resto i nostri – ha proseguito - presidi di cura e di riabilitazione rappresentano - e non certo da oggi - un punto di riferimento soprattutto per pazienti affetti da patologie che implicano proprio una condizione clinica di "fragilità”, come anziani con co-morbilita' e non autosufficienti, o bambini ed adolescenti gravemente disabili, dunque le età estreme della vita”.

In questa ottica gli IRCCS e i più importanti centri di riabilitazione aderenti all’ARIS hanno messo a fuoco il concetto di "arco terapeutico", cioè la costruzione di percorsi terapeutico-riabilitativi fortemente integrati e capaci di rispondere, anche in termini di costo/efficacia, alle sfide del momento. “Siamo infatti fermamente convinti – ha spiegato il Presidente - che complementare alla "continuità" sia proprio "l’integrazione", la dimensione pluridisciplinare più adatta ad affrontare queste condizioni di sofferenza prolungata e pervasiva del vissuto quotidiano. Integrazione significa soprattutto capacità, o ancor meglio, offerta di condivisione della quotidianità.
Proprio considerando questa idea stiamo maturando un progetto, forse ambizioso, anzi molto ambizioso, ma certamente capace di riportare la bilancia a pendere dalla parte della fragilità vissuta come risorsa per la comunità.

La fragilità, ha spiegato il Presidente, rimanda a una dimensione della persona e alla sua condizione nella storia, nel senso che il modo in cui la fragilità viene vissuta e valutata dipende molto dai valori di riferimento, dal contesto socio-culturale in cui si vive, dallo “spirito del tempo, dalla famiglia che, nel quotidiano, si trova a dover gestire la fragilità.

“A tal proposito, in questi giorni – ha notato - abbiamo sentito tante voci assurde, come quelle che vorrebbero mettere sulle spalle di queste famiglie il peso totale della gestione della fragilità. Ed ecco da dove nasce la nostra idea. Perché non dedicare energie e fondi al potenziamento di residenze nelle quali la persona fragile possa vivere non isolata dal resto della comunità, ma riesca interpretare il suo ruolo di risorsa? Risorsa per chi li assiste, risorsa per chi li ama. «Grandi» si crede siano coloro che hanno sempre vinto, mentre i «gracili» in un attimo si incrinano, si frantumano in tanti piccoli pezzi che spesso non possono essere ricomposti. Non dobbiamo però dimenticare che la gracilità aiuta l'altro a vivere, permette di capire la fragilità altrui e insegna a rispettarla. Educa a far attenzione a non manipolare gli uomini, a non falsificarli. La fragilità ricostituisce l'uomo, mentre la potenza lo distrugge.

È straordinario – scrive lo psichiatra Andreoli nel libro L’uomo di vetro- penetrare il proprio amore che in quel momento si aggancia, e di due corpi si fa una cosa sola: due frammenti si uniscono e due fragilità si danno reciprocamente forza. La fragilità dell'uno diventa pietra angolare per l'altro, appiglio tetragono come fosse una roccia, ma è fatto di vetro. Un vetro entro cui uno si rispecchia e vede la propria debolezza che, proiettata nell'altro, gli appare forza. Ecco, impegniamo le nostre risorse per costruire tanti luoghi di incontro con e per la nostra fragilità. Forse riusciremo veramente a costruire un mondo migliore.