'Children free'.  Ecco la nuova etichetta da apporre sulle Cartine geografiche d'Italia, quelle che finiscono in mano ai turisti che ci vengono a far visita da tutto il mondo.  Nell'era del “gluten free” giustamente il Bel Paese si adegua . Così chi viene da fuori sa di arrivare in un Paese in cui, oltre ad aver liberato lo storico piatto di pastasciutta dal glutine, ha liberato i suoi cittadini da quel fastidioso impedimento che sono i neonati. Un refrain, si dirà, che si ripete da anni: in Italia nascono sempre meno bambini.... muoiono più italiani di quanti ne nascono.... siamo un Paese che invecchia sempre di più e con sempre meno ricambio... e poi bla bla bla e ancora bla. Ma sentire che il nuovo stile di vita degli italiani ormai è individuale e 'children free' fa accapponare la pelle. E non solo ai benpensanti. Eppure ad esprimersi in questi termini non è l'influencer di turno, ma un rinomato professore a capo della società italiana di pediatria che parlava non a cena con gli amici ma nel corso di un prestigioso consesso scientifico.

Siamo ad un punto di non ritorno? Per qualcuno il default è vicino ma noi siamo ostinatamente speranzosi. A patto che si riesca a sviluppare una nuova mentalità a favore delle nascite, dando fiducia e sicurezza alle famiglie sostenendo le mamme prima e dopo la nascita.

Le madri infatti dispongono di supporti economici e strutturali non adeguati (un figlio costa molto, nel primo anno di vita 7.000 - 15.000 euro, 120.000 euro fino a 18 anni), bisogna ripensare ad un welfare più attento ai figli e alla gravidanza, che prosegua negli anni, mettendo i neonati e le loro famiglie al centro di un articolato progetto politico di sostegno. È anche necessario migliorare l'attuale 'percorso nascita' italiano, garantendo la migliore assistenza possibile al neonato e ai suoi genitori, soprattutto eliminando le differenze regionali. Oggi nelle stanze dei bottoni si pensa bene di consentire alle mamme di lavorare sino al nono mese: una costrizione più che una concessione perchè si potrebbe semplicemente consentire alla neo mamma di stare accanto al bimbo almeno sino al periodo del primo svezzamento. Oggi solo il 10% delle donne allatta al seno oltre il sesto mese: è evidente che non ci sono le condizioni ottimali per facilitare e proteggere l'allattamento materno, indicatore di un 'sistema' che non tutela mamma e neonato in un periodo così importante della vita, che ha rilevanti ripercussioni sulla salute futura di entrambi.