Ci siamo. Alla Camera sta per entrare nel vivo la discussione su Eutanasia e suicidio assistito. E’ già stato definito il calendario delle audizioni degli “esperti” in materia. La prima proposta al vaglio è contenuta in un testo di soli 4 articoli tesi ad istituire il diritto del paziente gravemente ammalato e non guaribile tanto all’eutanasia quanto al suicidio assistito, obbligando il medico che opponesse rifiuto a dare seguito alle richieste,  “al risarcimento morale e materiale” derivante dal suo comportamento. Negata dunque anche la possibilità di obiezione di coscienza, un diritto costituzionalmente garantito lo ricordiamo, contro un atto del tutto contrario al Codice deontologico del medico che, in accordo con il Codice Penale, punisce il medico che esaudisce richieste di morte.

La scadenza fissata dalla Corte costituzionale per prendere una decisione è fissata al prossimo mese di settembre. L’ARIS fa appello a tutte le componenti del mondo cattolico, di quello socio-sanitario in particolare, affinchè questa ulteriore espressione dell’ormai dominante cultura della morte non ci colga impreparati.

 Come ARIS intendiamo sviluppare una penetrante campagna di informazione nella convinzione di rafforzare più che mai la cultura della vita, pur tenendo conto dei principi espressi dal Catechismo della Chiesa cattolica sul fine vita e più volte ribaditi da Papa Francesco.

E di fronte a chi rivendica la libertà di scegliere cosa fare della propria vita, perché rinnega l’esistenza del “Signore della vita” al quale appartiene quella di ognuno di noi,  dobbiamo rivendicare il diritto di chi  non vuole compiere un gesto che ritiene contrario alla propria etica e alla propria morale, senza sentirsi ricattato o  minacciato  da qualsivoglia ritorsione sancita da una legge di uno Stato democratico, tenuto ad essere rispettoso e garante della libertà di opinione, di coscienza e di esercizio della propria credenza religiosa di tutti i suoi cittadini, senza alcuna ghettizzazione.