Lo sdegno dei francesi di fronte al caso di Vincent Lambert va, a quanto pare, oltre la cerchia del mondo cattolico.

Ci auguriamo sia un primo, forse ancora timido segno di una inversione di tendenza, l’iniziale rigetto di una assuefazione alla morte che segnala l’opacità morale diffusa che investe le società secolarizzate dello sviluppo e dei consumi.

E’ sconfortante che l’iniziativa di avviare a morte Vincent Lambert sia stata assunta dai medici che forse non si aspettavano un diniego così perentorio dei giudici.

E pure questo è un segnale incoraggiante anche perche’ dirime quei margini di ambiguità che il legislatore francese ha lasciato cadere tra le righe del dispositivo di legge.

Se la vita viene considerata non più degna di essere vissuta - non importa entro quali margini presunti - cede un architrave della nostra civiltà giuridica con tutto cio' che ne consegue ineluttabilmente.

La cerchia dei soggetti passibili di morte via via si allarga fino a pazienti, come in questo caso, in stato di minima responsivita'.

Cioe' ancora, magari a tratti e sia pure in maniera cosi' sfumata e labile, parzialmente reattivi all' ambiente.

Senza, peraltro, che la scienza - cui, del resto, non spetta l'ultima parola perche' tutto ciò che ha valore umano, comunque la trascende - sappia ancora dire quale effettivamente sia la condizione in cui versano queste persone.

Perche' di persone si tratta.

Che non possono essere sacrificare alla aleatoria e soggettiva interpretazione di cosa significhi "vita artificialmente sostenuta".