Quando si parla di soldi della Chiesa, spesso a fare la parte del leone sono i pregiudizi. La Chiesa è ricca, lo Ior ricicla denaro sporco, le strutture ecclesiastiche non pagano l’Imu, l’accoglienza dei migranti nasconde in realtà un vero e proprio business. Il libro del vaticanista di Avvenire e nostro collaboratore Mimmo Muolo – “I soldi della Chiesa – Ricchezze favolose e povertà evangelica (Edizione Paoline) –, da poco pubblicato, è in realtà una rassegna di questi luoghi comuni e offre dati, numeri ed spunti di riflessione per sfatarli, a partire da una constatazione che è da 2000 anni sotto gli occhi di tutti, ma alla quale pochi anche oggi prestano attenzione. Non esiste “la” Chiesa, esistono “le” Chiese. Esiste cioè una comunità ecclesiale che vive nella comunione gerarchica, ma conosce una sua precisa articolazione nel tempo e nello spazio ed ha una sua organizzazione anche economica e amministrativa.

La prima operazione compiuta dall’autore del volume è proprio questa. Spiegare ai lettori l’articolazione territoriale che va dal Papa e dalla Sede Apostolica all’ultima parrocchietta di montagna, passando per conferenze episcopali, metropolie, diocesi, zone pastorali e distinguendo altresì tra Chiesa secolare e Chiesa regolare. Non siamo in sostanza di fronte a un monolite, un unico calderone in cui tutto confluisce, ma di fronte a un “edificio” complesso, in cui tener conto della diversità dei piani è di fondamentale importanza.

Questa prima rettifica di una credenza popolare ha riflessi concreti anche ai fini del secondo luogo comune di cui il libro cerca di dimostrare l’infondatezza. La Chiesa è ricca? Se noi la guardiamo come un tutto indistinto, fa notare Muolo, potremmo davvero essere tentati di rispondere affermativamente. Se invece cominciamo a visitare l’edificio piano per piano esaminando i bilanci dei diversi organismi in maniera analitica, dovremo prendere coscienza che spesso quei bilanci si chiudono in rosso, perché le uscite superano le entrate. Succede persino in Vaticano.

E perché chiudono in rosso? L’autore spiega – ed è un'altra distorsione informativa che viene corretta – che dei soldi della Chiesa si parla quasi sempre dal punto di vista delle entrate. Quasi mai i mass media considerano le uscite, che invece sono consistenti e che – al netto delle spese di funzionamento della macchina – sono destinate esclusivamente all’annuncio del Vangelo e alla carità. I capitoli dedicati all’8xmille, ad esempio, ma anche quelli sulla Santa Sede passano in rassegna i vari settori di intervento di una azione caritativa che sta diventando sempre più strutturale: mira cioè a insegnare alla gente a pescare, più che regalare semplicemente del pesce.

Infine Muolo entra nello specifico di singoli casi, dimostrando – numeri alla mano - che la Chiesa paga l’Imu, che i famosi 35 euro per migrante (tanto criticati da certi politici), lungi dall’arricchire le realtà del settore, sono appena sufficienti per garantire un’accoglienza degna.