E’ un vero e proprio “cantiere sinodale” delle istituzioni socio-sanitarie della Chiesa, quello inaugurato dai vertici della CEI martedì pomeriggio, 11 giugno, nella prestigiosa sede della Pontificia Università Lateranense. A 40 anni dall’istituzione del Sistema sanitario nazionale e a quasi 20 dalla pubblicazione nel 2000, da parte della Cei, di un documento di riferimento sulla sanità cattolica, l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute ha chiamato a raccolta le strutture sanitarie cattoliche (oltre 260 su tutto il territorio) invitandole a interrogarsi su carisma, identità e ruolo, alla luce del principio di sussidiarietà e dei loro rapporti con lo Stato italiano e le Regioni. Un interrogarsi che dovrà occupare i prossimi dieci mesi al termine dei quali, dopo un serio lavoro di confronto tra tutte le istituzioni e i vescovi italiani,  sarà redatto un nuovo documento “che – ha spiegato Don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio - costituirà la carta della sanità cattolica in Italia per i prossimi dieci anni”.

Mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei ha spiegato il senso di questo cammino sinodale: “Chiediamo a voi, responsabili e operatori delle strutture sanitarie cattoliche  - ha detto - di interrogarvi, di riflettere e poi di definire insieme a noi, vescovi, un’identità che ci consegni un mandato preciso  che deve  trovare il suo compimento nell’azione pastorale in sanità della Chiesa nel prossimo decennio. Dobbiamo immaginiamo insieme i tratti comuni cui sia possibile fare riferimento e ridefinire quella che non è solo una veste, ma un habitus”.

 “Convergere” è il verbo consegnato dal sacerdote; parole d’ordine eccellenza delle cure, carità e sostenibilità economica.  Ma anche intelligenza organizzativa e formazione del personale tra progressi scientifici e sfide bioetiche. E soprattutto “carità”. A rilanciare il comandamento della carità è stato il cardnale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei. Ha invitato a “reimparare a essere vicini ai malati e ai sofferenti, rispettosi della sofferenza degli altri, ma non distanti: farci prossimi a loro”. Oggi, di fronte ad una sanità “profondamente cambiata”, a molte persone che si trovano “a dover affrontare sofferenza e malattia senza alcun sostegno” mentre “mancano servizi sanitari territoriali adeguati, servizi domiciliari, sistemi di accompagnamento anche economico”, la pastorale della salute dovrà sempre più “farsi carico di queste fragilità”, il monito di Bassetti. Di qui l’invito ad attivare nelle parrocchie ministri straordinari della comunione, volontari e associazionismo cattolico per “costruire una rete di vicinanza, accoglienza e sostegno a malati e anziani soli” affinché nessuno si senta più abbandonato, e ad accompagnare con com-passione che si trova nella fase terminale dell’esistenza.

Della necessità di fare rete ha parlato anche Monsignor Luigi Mistò, presidente della Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa presso la Segreteria di Stato della Santa Sede. Nell’ auspicare “una riflessione approfondita e scelte coraggiose” il prelato ha sottolineato la necessità di unirsi. “Non è più tempo di individualismi – ha detto -perchè  per continuare ad avere una presenza qualificata come sanità cattolica”, l’unico modello sostenibile è “realizzare sinergie e fare squadra perchè il carisma di ciascuno sia ricchezza per gli altri”. Guardando all’estero e, in particolare, all’esperienza di rete maturata negli Stati Uniti, Mistò ha  annunciato a questo proposito, che l’organismo vaticano ha allo studio una sorta di “contratto di rete”.

 

Un riconoscimento all’impegno delle realtà cattoliche è venuto  dal ministro della Salute Giulia Grillo nel messaggio affidato a Marcella Marletta, direttore generale del dicastero: “Il vero segno della civiltà di un paese è poter accedere a cure di eccellenza e la sanità cattolica senza dubbio le offre”.

 Il rettore della Lateranense, Vincenzo Buonomo, dal canto suo ha annunciato poi  l’avvio di un “cammino di formazione specifica per chi opera nel mondo della salute; un percorso di teologia pastorale della cura e della salute” sulla scorta di sfide come la bioetica, il management, la ricerca e alla luce della Veritatis gaudium.

Infine Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ha tracciato un’ampia panoramica del Sistema sanitario nazionale rileggendo il principio di sussidiarietà alla luce della Costituzione italiana e dell’evolversi del Sistema stesso, sottoposto alla regolamentazione Stato-Regioni e messo a dura prova dal progressivo invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle cronicità. La vera emergenza, tuttavia avverte, “è costituita  dall’aumento delle patologie mentali, anche nei più giovani”. Diverse le sollecitazioni offerte: tra le priorità, combattere le disuguaglianze. Che cosa si aspettano i pazienti dalle “nuove generazioni di medici”si è chiesto.“Etica, coraggio morale, umiltà e valorizzazione dell’opinione del paziente, compassione” la sua risposta.

 Alla “giornata” organizzata dalla CEI ha partecipato una folta delegazione dell’ARIS guidata dal Presidente Virginio Bebber.

 

 

 

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