Firmato l’accordo che istituisce la figura dell’infermiere di parrocchia. A siglarlo l’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della Cei e L’Asl Roma 1.

Un professionista, come spiega Don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio, che ha lo scopo di “accorciare le distanze” tra le persone e i servizi messi a disposizione dallo Stato.

Il progetto, che ha richiesto un anno di lavoro, parte dalla necessità, manifestata da chi si occupa di sanità territoriale, di individuare coloro che non sono raggiunti dal Servizio Sanitario Nazionale, perché esclusi dalle comuni “reti sociali di contatto”.

“Siamo partiti dalla necessità di avvicinare le fasce più marginali – ha spiegato don Angelelli -  e le parrocchie hanno la grande capacità di conoscenza del territorio e di avvicinare le persone”.

 “Come Chiesa – ha continuato - possiamo mettere a disposizione una rete solidale che si può attivare per raggiungere le persone nei loro domicili”.

Una intesa progettata come modello di collaborazione tra pubblico e privato, che si articola in due fasi, una nazionale e una regionale. La prima si occupa della “costituzione della Consulta nazionale per i servizi sanitari di prossimità e del gruppo di coordinamento tecnico del progetto”. La seconda fase, invece, partirà da settembre, quando nelle diocesi di Alba, Roma e Tricarico prenderà il via la sperimentazione. Alla presentazione del progetto, avvenuta recentemente nella capitale, è intervenuto anche il vescovo ausiliare di Roma, delegato per la pastorale sanitaria, mons. Paolo Ricciardi.

“Tanti malati non hanno chi li orienta nella cura della salute – ha dichiarato il vescovo - anche se diverse parrocchie offrono già una figura di sostegno, attraverso la Caritas. La nostra diocesi sta avviando un anno pastorale di ascolto del grido della città, delle esigenze di tante persone. Questo progetto si inserisce in questo solco”.