Le DAT una legge da rifare. Il suicidio assistito una legge da non fare. Forte e decisa la presa di posizione della Conferenza Episcopale Italiana  in difesa della sacralità della vita umana dal suo nascere sino alla sua conclusione naturale.  Il Cardinale Bassetti, Presidente della CEI, è stato molto chiaro in questo senso, nel discorso  (il cui testo integrale  pubblichiamo nella sezione Magistero di questo sito) rivolto mercoledì pomeriggio, 11 settembre, ai rappresentanti di oltre 76 associazioni cattoliche - tra le quali l’ARIS, nella sua qualità di membro del Forum delle Associazioni socio-sanitarie cattoliche – riuniti a Roma nella sede nazionale  della CEI per discutere sul tema “Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?”. Il Cardinale ha sostanzialmente lanciato un appello al Parlamento italiano affinché “ non abdichi alla sua funzione legislativa, e non apra una voragine”. Il riferimento è all’ormai prossimo pronunciamento della Corte Costituzionale (24 settembre il limite posto al Parlamento per intervenire) in virtù del quale il suicidio assistito potrebbe essere introdotto nel nostro Paese.  Come si ricorderà con l’ordinanza 207 del 16 novembre 2018 la Corte indicò come doveva essere modificata l’attuale disciplina italiana sul suicidio assistito, invitando il Parlamento a provvedervi entro il  24 settembre. In caso contrario  la stessa Corte Costituzionale avrebbe giudicato la legge esistente,  nel silenzio dell’organo istituzionalmente  preposto a deciderlo.  Vista l’assoluta inoperosità che ha caratterizzato il tempo trascorso dal 16 novembre del 2018 ad oggi, il Cardinale Bassetti ha chiesto  alla Consulta di concedere almeno più tempo alla politica per svolgere il suo dovere. Del resto si tratta di disciplinare la vita e la morte ,  e con esse “la funzione e il senso stesso del servizio sanitario del Paese”. Tralasciamo di commentare le motivazioni addotte dal Cardinale per una corretta revisione della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento  e per  chiedere che non si legalizzi il suicidio assistito perché sono le posizioni che l’ARIS ha sempre sostenuto, anche in sede parlamentare, sin dai primi dibattiti sull’opportunità di certi provvedimenti legislativi. Nel condividere pienamente le preoccupazioni del Cardinale Presidente della CEI, l’ARIS è pronta a rispondere alla richiesta di piena collaborazione  di tutte le Associazioni cattoliche. E’ pronta, dunque, ad una strenua difesa del concetto cristiano della sacralità della vita. Intende altresì continuare a riaffermare  il diritto all’obiezione di coscienza da parte della componente sanitaria del Paese, di ogni ordine e grado, nel rispetto dei singoli convincimenti di ordine etico e morale.