Suor Clara Filippone, uno dei pilastri della fondazione della nostra Associazione, è morta a Torino, uccisa da Covid-19. Aveva 89 anni.  I più anziani dell’ARIS certamente ricorderanno la sua figura  esile eppur capace di incutere rispetto in chi  ne incrociava lo sguardo. Salvo poi sciogliersi nella dolcezza del suo sorriso, mai venuto meno a chi le rivolgeva parola.  Nata ad Alpiniano, in provincia di Torino, il 4 settembre del 1931, Suor Clara Filippone aveva condotto i suoi studi fino a conseguimento del diploma in ragioneria. A 25 anni aveva accolto con gioia la chiamata del Signore ed aveva deciso di prendere i voti nell’ordine di San Vincenzo de’ Paoli.

La sua decisione venne accolta a malincuore dalla famiglia. A rattristare i congiunti il certo allontanamento dalla casa paterna e soprattutto dall’unica sorella. Ne soffrì anche Clara.  Ma rimase ferma nella volontà di seguire quell’impulso interiore che la spingeva sui sentieri tracciati per lei dal “mio Gesù”, come spesso lo invocava. Così era solita fare, ad esempio, quando il compianto Padre Umberto Rizzo – Presidente dell’ARIS ai tempi di Suor Clara consigliera – le chiedeva quale fosse mai l’origine di tante sue intuitive iniziative: disarmava tutti con quel suo “è il mio Gesù”.

Generosa e forte, Suor Clara è sempre stata attenta ai bisogni del prossimo. Il meglio di sé lo ha dato tra le corsie dell’Istituto Gradenigo di Torino, quando era ancora una casa di cura. Anche la sua costante dedizione al servizio dei ricoverati, contribuì certamente a far conquistare alla struttura la classificazione di ospedale. Una dedizione non certo passata inosservata alle sue madri superiore, tanto che le affidarono la Direzione Amministrativa dell’Ospedale.

Il nuovo ruolo non le impedì certo di trascorrere buona parte della sua intensa giornata lavorativa tra i letti dei suoi malati, ai quali amava portare il conforto “del mio Gesù”. Ci mettevano poco ad innamorarsi di quella figura tanto austera quanto capace di rivelarsi un attimo di luce nel buio della malattia. . Era amata anche dalle  sue stesse consorelle. Più volte le proposero di guidare anche la Congregazione, ma lei aveva sempre cortesemente rifiutato perchè per nulla al mondo avrebbe rinunciato a lasciare il suo ospedale, a rinunciare alla sua missione tra i  malati.

Per la nostra Associazione è stata un dono prezioso. Anche qui ha sempre rifiutato impegni che l’avrebbero distolta dal suo Ospedale. Padre Rizzo - che ne aveva immediatamente colto le grandi qualità “manageriali” oltre alla lucentezza di un’ anima  limpida e generosa, forgiata da una fede incrollabile – le propose più volte la vice-presidenza, e in una delle tante Assemblee elettive era stato fatto anche il suo nome per la Presidenza dell’Associazione. Tuttavia non ha fatto mai mancare il suo apporto creativo, affiancando Padre Rizzo come Consigliera. Impegno che ha mantenuto sino a quando, nel 2005, l’età ed una condizione di salute non più solida, la costrinsero a lasciare il suo incarico e a ritirarsi nella Casa Generalizia dell’Ordine, a Torino, dove mercoledì scorso, 15 aprile, si è spenta condividendo sino all’ultimo respiro la sorte dei “suoi malati” Covid-19”.

La ricordiamo con tanto affetto.