“Con la firma del contratto di lavoro per il personale non medico che opera nelle nostre strutture si chiude un’annosa, e per tanti aspetti incresciosa, vicenda. Non possiamo che esserne soddisfatti”. Così Padre Virginio Bebber, Presidente dell’ARIS, ha commentato la firma del ccnl del personale non medico della sanità privata - avvenuta giovedì mattina, 8 ottobre 2020 - grazie al quale le retribuzioni dei dipendenti non medici della sanità privata vengono equiparate a quelle dei colleghi del comparto pubblico.

“Il luogo stesso in cui le firme sono state apposte, il Ministero della Salute – ha proseguito il Presidente -  significa per noi due cose precise: il riconoscimento del nostro ruolo all’interno del Servizio Sanitario del Paese, sino ad oggi per la verità troppo spesso trascurato se non addirittura denigrato, e la presa di coscienza, da parte di un Ministro della Salute e dunque di un governo, che anche le nostre strutture, tra l’altro no profit, inserite a pieno titolo nel SSN sin dalla sua legge istitutiva, svolgendo la loro attività al servizio della comunità civile, sono titolari degli stessi diritti riconosciuti al servizio pubblico oltrechè, naturalmente, di onerosi doveri.  E la compartecipazione al rinnovo dei contratti è uno di questi diritti riconosciuti ab origine, ma poche volte rispettato”. In questa occasione “diamo atto al Ministro Speranza – ha aggiunto – e al Presidente Bonaccini dell’impegno profuso nel portare a compimento la vicenda contrattuale. Siamo stati accolti, siamo stati ascoltati, siamo stati compresi e ci siamo accordati assumendoci ciascuno le proprie responsabilità. E se c’è stato un lungo periodo di stallo per la conclusione, il motivo è dipeso da quelle autorità regionali che hanno disconosciuto o ignorato l’obbligo che gli veniva dalle trattative portate a compimento. Ringraziamo le Regioni che hanno invece risposto responsabilmente a quanto concordato. Anche se ce ne sono ancora molte che mancano all’appello, è stato proprio il gesto di quei pochi che ci ha consentito di trovare la spinta interna per firmare, pur con tanti interrogativi in sospeso, il pur legittimo rinnovo del contratto”.

“Vorrei sottolineare – ha detto ancora Bebber - che l’esserci messi a completo servizio dell’emergenza sanitaria del Paese, come era giusto fare, è costato, alla gran parte delle nostre strutture, un enorme sacrificio gestionale dovuto all’interruzione dell’attività ordinaria; ciò ne ha messo in pericolo la sussistenza stessa e, con questa, il posto di lavoro per migliaia di dipendenti. Siamo anche stati esposti, spesso senza ragione, alla gogna mediatica. In pochi hanno riconosciuto la mole di lavoro svolta, le vite umane sacrificate, le enormi difficoltà affrontate, in alcuni casi anche perché sprovvisti della dovuta assistenza.  Abbiamo stretto i denti, resistito e ripreso il lavoro per tutti. E mentre ci accingiamo a riorganizzarci per affrontare insieme il temuto nuovo impatto dell’emergenza Covid 19, senza farci cogliere impreparati per assistere come si deve quanti potranno essere colpiti dalla pandemia, veniamo incontro alle sacrosante richieste dei nostri collaboratori con grande senso di responsabilità, nell’ottica, mi sia consentito dirlo, della testimonianza del coraggio cristiano. Per molti di noi, infatti, è stato un ‘firmare al buio’.”

Ma non è finita. “Ci sono altri nostri collaboratori – ha concluso il Presidente – che attendono il rinnovo del loro contratto. Ci auguriamo che sia imboccata presto per loro la stessa strada che ci vede oggi qui a gioire”. Il riferimento del Presidente riguarda i lavoratori delle rsa e dei centri di riabilitazione.