E’ necessario e quanto mai urgente programmare una sorta di Piano Marshal della sanità territoriale per assicurare la parità di diritti alla salute tra le diverse regioni del Paese. E’ forse questa l’indicazione più importante scaturita dalla presentazione dei risultati del progetto “Performance regionali”, realizzato da “Crea salute”. Attraverso questionari distribuiti - e poi analizzati dal gruppo di ricercatori di “Crea salute”- tra i principali stakeholder della sanità è stata disegnata l’immagine reale e concreta di una comunità civile pesantemente dismogenea sul piano delle performance, sanitarie nel caso in esame, tanto che tra la regione più performante (il Trentino)  e quella meno performante  (la Calabria) si passa da una stima del 73%  di giudizi positivi sull’attività e gli esiti conseguiti nella prima ad un 33% in riferimento alla seconda. Che, tradotto in termini spiccioli, significa che i trentini hanno un’opportunità di curarsi adeguatamente doppia rispetto a quella di cui possono usufruire i calabresi. E per un Paese che si definisce civile e democratico questa situazione è veramente inconcepibile. E se questa era la situazione fotografata nel periodo pre-Covid, c’è da immaginarsi lo scenario tragico che si annuncia nella stagione post-Covid, che tutti si augurano giunga al più presto. Intanto però bisogna farci i conti e per qualcuno sono conti molto più pesanti che per altri. Se non ci focalizziamo su questo punto, ha sottolineato tra l’altro Federico Spandonaro di “Crea salute”, lo squilibrio tra le due Italie sarà sempre più profondo e sempre piàù difficile da colmare.

Del resto sono dati inconfutabili quelli presentati in un “affollato webinar” di presentazione svoltosi mercoledì mattina, 14 ottobre, al quale hanno partecipato personalità del mondo politico, istituzionale, professionale, industriale, associazioni di carattere sanitario e  semplici utenti evidentemente tra i più interessati.

Molti gli spunti di riflessione scaturiti dal lungo dibattito. Ne riassumiamo quelli che riteniamo più incisivi.

 Il primo spunto lo ha offerto il prof. Spandonaro. E’ opportuno partire da qui considerando il periodo che stiamo vivendo, “ossessionato” come è da norme regolatrici della nostra quotidianità, da seguire per cercare di uscire indenni da questa emergenza sanitaria. Spandonaro è stato molto chiaro in questo senso: l’Italia vive l’emergenza sanitaria già da qualche anno, nonostante la riconosciuta eccellenza della nostra macchina sanitaria nazionale. Forse più che cambiare le regole, ha detto, è  necessario creare incentivi  per raggiungere l’obiettivo della buona salute per l’Intero Paese.

Un obiettivo che per il momento è visto come una chimera da una buona metà del Paese. A farsene portavoce è stato l’assessore alla sanità della Campania Ettore Cinque il quale non ha esitato a parlare di fallimento del SSN in uno di quelli che erano i suoi obiettivi principali, forse il più importante: eliminare la forbice che separa il nord dal sud. Un divario che è cresciuto da quando si è commesso il grave errore, ha detto, di voler mettere un ruiparo ai cosiddetti “sperchi in sanità” con tagli che hanno sottratto al Paese ospedali e, conseguentemente quei posti letto che ora, in piena emergenza, si tenta di rimmettere in campo. L’esperienza del sud Italia, ha notato Cinque, dimostra che in Sanità in realtà si spende troppo poco ed è stato un errore credere di ottenere un risparmio economico a livello nazionale risparmiando sulla sanità, dimenticando che proprio la sanità è da ascriversi tra i principali motori del sistema economico del Paese. Il timore è che i promessi investimenti, se non ben miratgi, finiranno per essere inutili per il futuro e soprattutto per allargare ancor di più la forbice del disquilibrio sociale.

E non a caso Giovanni Leonardi, in rappresentanza del Ministero della Salute, ha parlato di  quella che ha definito “liturgia degli sprechi in sanità” che troppo speso ha avuto accesso ai palcoscenici mediatici portando via via alla convinzione proprio che la sanità fosse finanziata in modo eccessivo. La conseguenza della deriva politica in questo senso l’abbiamo sotto gli occhi in questi giorni drammatici. Più che sugli sprechi Leonardi ha puntato l’indice sulla corruzione in sanità, una piaga difficile da debellare ma sulla quale, ha assicurato, si sta lavorando alacremente.

Quanto ai meccanismi da mettere in campo per una effettiva rinascita del servizio sanitario nazionale Leonardi ha consigliato di puntare sull’innovazione del tipo la telemedicina, la completa digitalizzazione del sistema ospedale, le cure ospedaliere da assicurare presso l’abitazione del paziente. Un sistema che naturalmente ha estremo bisogno dei professionisti della medicina, come dei veri protagonisti. Del resto, ha aggiunto, le innovazioni possono essere fondamentali per le aziende del settore a patto che strutture socio-sanitarie ed aziende trovino un accordo di cooperazione per far offrire al sistema Paese un sistema sanitario non solo carico di innovazioni ma anche e soprattutto un sistemansanitario sostenibile a mwedio e lungo termine. Allo stesso tipo di collaborazione Leonardi chiama tutti gli stakeholder: solo all’unisono si può favorire un vero sviluppo senza lasciare nessuno alla finestra.