“Indovinami, indovino, tu che leggi nel destino, l’anno nuovo come sarà? Bello, brutto o metà e metà? (…) Avrà di certo quattro stagioni, dodici mesi, ciascuno al suo posto, un carnevale e un  ferragosto e il giorno dopo del lunedì sarà sempre un martedì (…). Per il resto anche quest’anno sarà come gli uomini lo faranno”.

 Auguriamo a tutti i nostri lettori un buon anno nuovo, prendendo in prestito i versi con i quali Gianni Rodari salutava l’inizio del 2006. Versi semplici ma pieni di contenuto, che invitano a riflettere sulle responsabilità che noi, razza umana, ci portiamo sulle spalle.

“Il 2020, un anno da dimenticare”: chi di noi non ha pronunciato questa frase, bussando all’uscio del 2021 con nel cuore la speranza di vedersi spalancare le porte di un mondo nuovo, aggrappato ad un’incerta fialetta che, quanto alle attese suscitate,  ha quasi scalzato dalla culla di Betlemme il Signore vero della vita.

 Il 2020 un anno da dimenticare? Ma anche no! Anzi è un anno da ricordare, per sempre. E’ l’anno in cui siamo stati brutalmente messi davanti alla nostra fragilità umana, alla nostra impotenza dinnanzi ai disastri che causiamo con comportamenti scriteriati, con il litigio continuo per accaparrarci la “bella vita”, anche a scapito della vita altrui. L’anno in cui la gente è morta a grappoli, sepolta per lo più come un numero nei bollettini quotidiani, senza il calore di una familiare mano amorosa  a lenire le piaghe del dolore. E per qualcuno non è rimasta neppure una tomba sulla quale piangere. No. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare.

E per non dimenticare andiamo a ripescare tra le pagine forse tra le più brutte della nostra avventura umana, quello che ci può aiutare a costruire un futuro per le generazioni che verranno di cui non vergognarci in eterno. Per esempio laddove le difficoltà son divenute opportunità per riscoprire, ciascuno nella propria individualità, di avere risorse che mai avremmo immaginato di possedere; per ritrovare la capacità di prendere coscienza dell’unicità della vita, della sua possibilità di trasformarsi da un momento all’altro nel male come nel bene; di capire che è possibile abbandonare il ruolo che ci si è cuciti addosso per inseguire le chimere di una società disumanizzante e disumanizzata, e riscoprire così le proprie inclinazioni naturali, quelle che portano a scegliere l’incontro piuttosto che lo scontro.

Se è comprensibile riporre speranze in quella fialetta che viaggia per le vie del mondo col suo carico di speranza, chi cammina nella luce della fede non può non restituire la mangiatoia di Betlemme a quel Bambino venuto a dirci “Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate paura” (Gv. 14,27), ne scordare la sua promessa di una “gioia piena” (Gv. 15,11).

Vorremmo concludere il nostro augurio con le parole del profeta Isaia: “Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare…io sono il Signore tuo Dio, tu sei prezioso ai miei occhi, degno di stima e io ti amo” (Isaia 43,2-4). Sì, anche questo anno 2021 “sarà come gli uomini lo faranno”. E’ nelle nostre mani. Approfittiamone.

Buon Anno nuovo a tutti