I più anziani certamente ricorderanno un gioco innocente che si faceva nel cortile di casa. Si chiamava “Regina, reginella”. Un bambino seduto su un trono ideale ordinava ai sudditi, schierati dinnanzi a lui, quanti e quali passi dovevano fare per giungere incolumi al suo castello. Si andava dal passo della formica, al passo del gambero o a quello del leone, in un turbillon di andar avanti e indietro infinito, se questo era l’intento scherzoso del re di turno. Oggi in Italia con i vaccini succede un po’ così: cosa devo fare per vaccinarmi? Vacciniamo questi, vacciniamo quelli, vacciniamo con X, vacciniamo con Y, non vacciniamo con niente, vacciniamo con tutto, non ci sono i vaccini… Peccato però che in questo frangente (ci sia consentito il forse irriverente paragone) non si tratta di un gioco innocente, ma di una semitragica realtà, e forse non solo italiana.

Non pretendiamo di parlar di scienza in questo contesto, ma solo di buon senso. Sapevamo tutti, sin dal momento in cui si scatenò la corsa al vaccino anti covid 19, che il percorso da fare sarebbe stato lungo e che abbreviare i tempi avrebbe comportato certamente scompensi e incertezze. E sapevamo anche quali e quanti interessi economici sarebbero finiti sul tavolo della grande industria farmaceutica.

Ma tant’è: la parola d’ordine è vaccinare, vaccinare, vaccinare. E siamo tutti d’accordo: per sconfiggere questa bestia dobbiamo isolarla, dunque la vaccinazione di massa è necessaria e non solo obbligatoria.

Detto ciò però quello che per la politica è divenuto fatto prioritario, per i cittadini è divenuto quasi un incubo. Ma chi si deve vaccinare per primo? Quale vaccino usare? Quello provoca trombosi cerebrali… quello può causare danni nel tempo…, quello che è oggi adatto solo per gli over 50, domani lo diventa per gli over 60, dopo domani per gli over 65  e poi lo ritirano, ma solo per verifiche in corso, poi lo raccomandano per tutti e lo stesso teatrino si scatena appena sulla scena compare un altro competitor.

Il fatto è che brancoliamo nel buio. E tutti i grandi soloni-virologi che si alternano ormai più sugli schermi televisivi che tra le corsie dell’ospedale, sanno di non sapere, almeno non completamente, ma parlano, parlano, parlano…  e se c’è chi tende a tranquillizzare (magari anche troppo) c’è chi tende a drammatizzare ( e anche in questo caso forse troppo). Sta di fatto che per il povero cittadino capire veramente cosa capita intorno e su quali certezze poter contare diventa, questo sì, un dramma. Onestà vorrebbe che chi ha il dovere di informare fosse chiaro ed esplicito: non sappiamo bene come distruggere questo virus; non sappiamo bene quali saranno i risultati della vaccinazione con i prodotti oggi disponibili; non sappiamo bene quali potrebbero essere gli inevitabili effetti collaterali dei vaccini oggi disponibili; non siamo in grado di lottare contro i big della farmaceutica per obbligarli a cedere i diritti di produzione e dunque di attivare altri siti produttivi, magari in Italia; non siamo in grado di concentrarci sulla ricerca di una cura possibile e che sia a portata di tutti; non siamo in grado di gestire la nostra europeizzazione che ci vincola a volte in modo eccessivo e, sotto sotto unilaterale. In poche parole procediamo a vista, ma “del doman non v’è certezza…” come dice il nostro grande Leopardi. Il fatto è che l’italiano - furbetti a parte e che purtroppo anche nella vicenda vaccinazione si son fatti riconoscere – è disponibile anche a camminare a tentoni, ad arrangiarsi giorno per giorno pur di avere un briciolo di speranza. Ma guai a prenderlo per il naso perché se perde fiducia e speranza s’incattivisce perché si sente veramente sull’orlo del baratro. E allora non ci saranno né vinti né vincitori, ma solo gente che soffre.