“Cura il tuo prossimo come te stesso: prenditi cura dell’uomo che invecchia” è il titolo di un importante convegno - promosso da ARIS e UNEBA con il patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana - e organizzato dall’Istituto Auxologico, che si svolgerà il prossimo 4 ottobre a Milano.

Su 6,9 milioni di over 75, oltre 2,7 milioni presentano gravi difficoltà motorie, comorbilità, compromissioni dell’autonomia nelle attività quotidiane di cura della persona e nelle attività strumentali della vita quotidiana. Tra questi, 1,2 milioni dichiarano di non poter contare su un aiuto adeguato alle proprie necessità e circa 1 milione vive solo, oppure con altri familiari tutti over 65, senza supporto o con un livello di aiuto insufficiente. Infine, circa 100mila anziani, soli o con familiari anziani, oltre a non avere aiuti adeguati sono anche poveri di risorse economiche, con l’impossibilità di accedere a servizi a pagamento per avere assistenza. E’ l’istantanea della popolazione anziana italiana fissata nel recente rapporto realizzato dall’ Istat in collaborazione con la Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana, istituita presso il Ministero della Salute e presieduta da Mons. Vincenzo Paglia.

Numeri estremamente significativi, ma soprattutto indicativi dei motivi per cui dall’inizio della pandemia l’attenzione delle Istituzioni sembra finalmente essersi focalizzata sulla condizione degli anziani nel nostro Paese. Un’attenzione che le strutture socio-sanitarie della Chiesa hanno sempre manifestato e che si è concretizzata in numerose strutture dedicate proprio all’assistenza socio-sanitaria della popolazione in età avanzata.

Proprio per dare un nuovo impulso a questa strutturale vocazione è nata l’idea del Convegno inteso come occasione per una riflessione sul prendersi cura della persona, il Welfare del lessico internazionale quando si rivolge all’anziano, evitando semplificazioni e contrapposizioni ideologiche, tenendo conto per la programmazione futura di quanto la pandemia COVID-19 ci ha insegnato.

Tutte le proposte di assistenza domiciliare, di mantenere il più possibile l’anziano nel proprio contesto familiare, della strutturazione di vere e proprie case-famiglia assistite, sono di certo necessarie, ma sarebbe un suicidio sociale  dimenticare il ruolo estremamente importante che rivestono istituti come le RSA, che - oltre ad assicurare loro una qualità di vita che non potrebbero mai raggiungere, se soli, non autosufficienti e con pluripatologie, confinati nelle proprie abitazioni -  permettono di evitare che la condizione di svantaggio si trasformi ed esploda come domanda sanitaria dalle dimensioni insostenibili.

Queste strutture risultano fondamentali per poter rispondere alle esigenze di questa fetta importante della popolazione, anche se appare necessaria una loro riorganizzazione che le renda più rispondenti alle nuove conquiste tecnico-scientifiche e professionali.

Continuare a sostenere un sistema aspecifico e poco integrato appare ormai complesso e poco risolutivo, occorre intercettare la domanda economica e sociale di questo 'popolo' di anziani spesso soli, con scarse disponibilità economiche e senza aiuto, traducendola in un’offerta di servizi di sostegno che sappia dare risposte concrete ad esigenze concrete. Su questi e su altri importanti imput sono chiamati a riflettere i numerosi esperti del settore che interverranno al convegno.