Incredibili i dati scaturiti dall’ennesima indagine statistica di “C.R.E.A. Sanità” che per la decima edizione del suo rapporto ha indagato su “Le Performance Regionali”. Ne è risultato che poco più della metà della popolazione, in sole due regioni, gode di un’assistenza socio-sanitaria valida. Per le altre è buio completo. L’analisi ha messo in luce un indice complessivo di Performance che oscilla da un massimo del 54% di cittadini decentemente assistiti, registrato dal Veneto, ad un minimo del 24% registrato in Calabria.

L’obbiettivo dell’indagine era misurare il livello di tutela del bene socio-sanitario attraverso il lavoro di un Expert Panel dedicato, composto da più di 100 esperti, scelti tra cinque categorie di stakeholder: Utenti, Istituzioni, Professioni sanitarie, Management aziendale e Industria medicale. Tra le dimensioni utilizzate nella ricerca, in questa annualità, si è convenuto di inserire quella Sociale, a cui afferiscono indicatori sull’assistenza domiciliare erogata dai Comuni, l’inserimento lavorativo delle persone affette da disagio mentale e riconoscimento di voucher e bonus economici a favore dei cittadini con disagio.  È risultato evidente l’immagine di un Italia divisa in tre fasce: La più alta a nord che vede il Veneto al primo posto seguito dall’ Emilia Romagna, e più staccate Toscana, Lombardia, P.A. di Trento, Umbria, Friuli Venezia Giulia, P.A. di Bolzano, tutte al disotto del 50%. La seconda al centro, che oscilla tra il 30% e il 40% comprendente Sardegna, Piemonte, Valle d’Aosta, Marche, Liguria, Lazio, Basilicata. Infine lo scandalo del 20%/30% del sud: Sicilia, Puglia, Molise, Abruzzo, Campania, con la Calabria fanalino di coda.  Se questo deve essere il risultato della regionalizzazione della sanità…

Durante gli interventi che si sono succeduti nella conferenza di presentazione del Rapporto, sono state evidenziate anche due altre zone d’ombra: una più generale, relativa alla variabilità dello sviluppo della digitalizzazione; e l’altra il peggioramento nel rapporto Nord e Sud, in particolare in ragione dell’equità delle prestazioni, che esaspera le disparità già esistenti.

 Federico Spandonaro, Presidente di CREA Sanità, si è soffermato su altre criticità riscontrate, tra le quali le più preoccupanti sono la carenza del personale sanitario e la mancanza di un coordinamento professionale in termini di governance. Il dott. Marco di Marco – dirigente medico presso AGENAS –  ha sottolineato l’importanza di un’integrazione tra ospedale e territorio e di come la digitalizzazione e l’innovazione siano ormai diventati due mete inevitabili.

Guardando a quello che ci aspetta dietro l’angolo il Panel di esperti, consapevole che la Società Italiana è in una fase di transizione, ha prospettato alcune tematiche che nei prossimi anni dovranno essere oggetto di valutazione e quindi di misurazione, quali l’esigenza di misurare gli accessi dei cittadini alle COT, Case di Comunità etc.,   considerare il loro impatto sull’associazionismo tra MMG/PLS e specialisti del territorio; analogamente sarà necessario monitorare l’effettiva alimentazione del FSE, specialmente in termini di estensione dei suoi contenuti anche alle prestazioni sociali e sanitarie private.

Infine il problema che affligge oggi le strutture sanitarie, cioè la mancanza di personale dedicato. Ciò soprattutto se si deve porre mano ad un sistema di assistenza domiciliare che dia risultati accettabili, prevedendo attività formative dedicate a tale ambito già a livello universitario.

Sostanzialmente il Rapporto ha messo nudo le criticità che affliggono da sempre il sistema salute del Paese, ben note a tutti ma ancora alla disperata ricerca di una soluzione.  Evidentemente dal Panel sono stati suggeriti indicatori finalizzati a misurare il rendimento delle azioni che dovrebbero essere implementate nei prossimi anni in attuazione del PNRR. Ma affinchè possano rappresentare davvero un investimento, scongiurando il potenziale pericolo di un finanziamento di azioni incapaci di generare quei miglioramenti di efficienza e efficacia dei servizi che sono necessarie per la sopravvivenza del nostro Welfare socio-sanitario nazionale e regionale, c’è bisogno di un profondo cambiamento di mentalità e la riscoperta della solidarietà territoriale, ma soprattutto il superamento di quella disparità abissale nella possibilità di accedere alle prestazioni sanitarie che spacca in due l’Italia. Un obiettivo secondo ARIS raggiungibile se solo si da il via ad una sanità effettivamente rinnovata che faccio del mix pubblico-privato il vero punto di eccellenza.

 

 L’analisi ha sottolineato anche dei miglioramenti che hanno interessato soprattutto le realtà del Centro e del Mezzogiorno, permettendo una riduzione del gap rispetto alle altre ripartizioni geografiche. Rimane comunque allarmante il dato massimo raggiunto dalle regioni virtuose del nord, che sottolinea una situazione socio-sanitaria preoccupante