E’ con immenso dolore che partecipiamo la scomparsa del caro Josè Parrella, una delle colonne storiche della nostra Associazione, oltrechè caro ed indimenticabile amico di ciascuno di noi.

Dopo lunga e dolorosa malattia, sopportata con il suo consueto coraggio e spirito di sopportazione, Josè si è spento ieri, lunedì 13 marzo a Torino , nel Policlinico San Giovanni Bosco dove da tempo era ricoverato.

Josè Parrella era nato a Pariaguan, in Venezuela, il 12 gennaio del 1955. E’stato Presidente di ARIS Regionale del Piemonte e Consigliere Nazionale dal 2000 ad oggi. Laureato in Giurisprudenza ha ricoperto importanti incarichi in numerose strutture sanitarie. La sua attività lavorativa era iniziata nel 1983 come  Commissario straordinario dell’Ospedale Villa Betania Panticelli di Napoli. Successivamente era stato nominato Direttore  Generale  e Responsabilde del Presidio Sanitario Gradenigo. Negli anni successivi è stato Amministratore unico della Casa di Cura di Villa Grazia San Carlo di Torino; Amministratore delegato della Casa di Cura Villa Serena di Piossasco, Direttore Generale della Casa di Cura Ville Turina Amione  San Maurizio sempre a Torino, Direttore Filiale ORPEA Italia e attualmente era Assistente di Direzione e Responsabile amministrativo presso il CRFR Mons. Luigi  Novarese a Moncrivello. Nell’ARIS ha ricoperto anche l’incarico di Membro permanente per il rinnovo del CCNL sanità privata e membro della Consulta Regionale della Pastorale.

Il Presidente Padre Virginio Bebber, il Direttore Generale  Mauro Mattiacci, i membri del Consiglio Nazionale e tutta la grande famiglia dell’ARIS, addolorati per la scomparsa di un grande uomo, un amico soprattutto, invitano ad una comune preghiera per accompagnare tutti insieme Josè alla sua nuova dimora celeste.

Di seguito il ricordo di un amico di vecchia data in ARIS.

 

Caro Josè,

è con il sorriso sulle labbra che ti scrivo questa lettera. Tu sai che il mio sorriso ora nasconde un grande dolore nel cuore. Ma è il sorriso che tu mi hai regalato in tanti anni vissuti nella stessa barca. Ci siamo incontrati la prima volta una trentina di anni fa – o forse anche di più - nella sede nazionale dell’ARIS, in Via Bonaventura Cerretti, se non ricordo male. “Ecco il nostro nuovo giovane amico – mi presentò a te Padre Rizzo, -  ci aiuterà con la sua esperienza da giornalista”. E “Questo – mi disse presentandoti – è il dottor Parrella, una vera colonna dell’ARIS”. Mi è rimasto impresso quel sorriso con il quale hai stretto la mia mano titubante: conoscevo poco o niente del mondo che mi aveva accolto e trovarmi davanti ad una colonna…Ma è stato proprio in quel momento  che tu mi hai insegnato a vivere la vita sempre con il sorriso.

Mannaggia a te!  Già allora eri una ciminiera e non c’era verso di convincerti a smettere di fumare, neppure quando il tuo cuore ti ha lanciato un serio segnale d’allarme. Ma tant’è: tu hai sempre affrontato tutto con lo spirito goliardico di quel ragazzone che sei sempre stato. Figurarsi se potevano spaventarti le bizze di un cuore in fibrillazione.

Buono, onesto ed operoso, amato e stimato da tutti hai lasciato dietro di te tracce luminose delle tue grandi virtù. E non sono passate mai inosservate.

Chissà cosa stai pensando nel leggere oggi giornali e agenzie di tutta Italia che annunciano l’inizio del tuo cammino verso la Casa del Padre. E sì, sei un personaggio noto e dunque la notizia merita di essere diffusa, anche perché non ti vedranno più tra le corsie o nei corridoi delle stanze dei bottoni dove si va a far valere i diritti di chi non ha voce, di chi è fragile. Ma chi ti ha conosciuto, chi ti ha amato sa che non sei andato via; sa che continui a camminarci accanto, ogni giorno, invisibile. Ci hai solo preceduti, per quella tua smania di esserci sempre. 

Tutti in ARIS sappiamo chi eri e chi sei. Tutti ricordiamo quanto fosse bello il tuo sorriso e quanto rassicuranti fossero le tue parole; tutti ti abbiamo conosciuto come un grande amico, un ragazzo senza malizia e con tanta voglia di costruire il futuro. Già ci manchi. Ci manca , il tuo modo di vedere la vita e di affrontare il mondo, la tua serietà che diventava simpatia all'occorrenza; il tuo essere amico e confidente, il tuo essere custode prezioso di tanti nostri segreti. Ci manchi in tutti i modi in cui una persona può mancare e immagino che anche per te sarà lo stesso.

Ti confesso che siamo pure un po' gelosi: chissà dove sarai adesso e chissà chi potrà gioire assieme a te, guardarti negli occhi e farsi una fragorosa risata. Siamo gelosi perché noi potremo guardarti solo in foto, non potremo più abbracciarti e tutto quello che resta di te è racchiuso nei nostri ricordi.

Ma  i ricordi, sono l'arma più potente di tutte: nessuno è in grado di cancellarli e quelli più forti sopravvivono persino al tempo che fugge senza pensare alle vittime che miete. I ricordi sono il ponte tra questa vita e l'eternità che ci aspetta tutti.

E anche oggi noi siamo qui, in questo giorno da trasformare da dolore in gioia cristiana,  a ricordare insieme la bella persona che sei, il tuo coraggio e la tua determinazione, il tuo entusiasmo e la tua forza, la tua grinta e la tua allegria, infine - ma non per importanza - la tua generosità e il tuo altruismo. Sai? il nostro ricordo di te è il nostro bene più prezioso e anche se un giorno ci verrà voglia di abbracciarti e non potremo farlo ci tufferemo proprio in un ricordo, lo rivivremo assieme e allora sarà compiuto un piccolo grande miracolo.

Al tuo fianco ci saremo per ora sempre tutti  con il cuore.  Come ci ha detto Padre Virginio proprio questa mattina, tu qui in questa casa ci sarai sempre. Mauro, ieri era quando ci ha informato, faceva fatica a parlare; le ragazze e i ragazzi di casa sono rimasti senza parole.

 Da domani forse verseremo tante lacrime e sicuramente passeremo giorni non felici, è inutile far finta di niente, ma poi ci guarderemo indietro, penseremo al tuo sorriso e insieme o in solitudine ci ricorderemo delle tue parole, ci ricorderemo che un giorno saremo di nuovo assieme e ritorneremo a sorridere; ci ricorderemo insomma che non sei andato via per sempre e che questo improvviso saluto è stato solo un arrivederci.

Dobbiamo andare avanti: come si dice... "Non importa in quanti pezzi è stato fatto il tuo cuore: la vita va avanti e non aspetta che si ricomponga" dice una vecchia massima popolare. Non posso abbattermi e non posso fermarmi neanche un po', e lo faccio anche per te che mi hai sempre incoraggiato a dare il massimo, a non voltarmi mai, a sognare un futuro migliore e a costruirmelo giorno dopo giorno. Perciò sei dentro di me, amico mio: è anche grazie a te che dall'alto mi guardi se ho la forza e il coraggio di aprire gli occhi e camminare nel lungo sentiero della vita senza avere paura.

Ciao Josè e arrivederci.

Mario

 

Documentazione

Questionario sulla prevenzione del rischio clinico nelle strutture associate all'Aris.

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