Residenza Anni Azzurri. E’ stata inaugurata il 4 pomeriggio scorso la nuova residenza del Gruppo Kos  Valdaso di Campofilone I primi pazienti Covid post critici sono già  stati presi in carico. Si tratta di una tipologia di pazienti stabilizzati, Covid post critici in riabilitazione estensiva e in via di ripresa rispetto alla fase acuta i quali necessitano di un periodo di ricovero ospedaliero finale protetto e supportato da presidi e personale in grado di garantire adeguata assistenza sanitaria prima del rientro a domicilio.

Per il momento il modulo prevede 20 posti letto con la prospettiva di potenziarne ulteriormente la disponibilità. L’accordo temporaneo siglato con Asur , infatti, prevede infatti fino a 100 posti letto per pazienti inviati da ospedali pubblici e privati accreditati.

Con questo modulo di 20 posti letto a Campofilone, il Gruppo Kos ha attivato a supporto della sanità pubblica nella gestione di questa emergenza due strutture, la clinica Villa Pini di Civitanova Marche dove, grazie alla sua solida organizzazione, è stato avviato un Polo Covid per pazienti acuti e sub acuti, e, appunto, la Residenza Anni Azzurri Valdaso per pazienti stabilizzati.

La Residenza fermana si è organizzata con la massima attenzione, predisponendo tutte le misure e i dispositivi di protezione individuale necessari per la tutela del personale.

 

 Gli ospedali Fatebenefratelli La provincia Lombardo Veneta dei Fatebenefratelli è in prima linea per sostenere il Sistema Sanitario Nazionale nell'emergenza Covid-19, non solo con l'ospedale COVID-19 Sacra Famiglia di Erba, ma anche attraverso tutte le strutture assistenziali accreditate, dislocate in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli. Per questo, in una lettera al Governo e alle Regioni chiede maggiore attenzione: «Abbiamo aperto ovunque le nostre strutture ai pazienti Covid-19 come richiesto dai diversi Servizi Sanitari Regionali, ma non siamo più in grado di reggere oltre senza un concreto supporto sul fronte degli approvvigionamenti dei farmaci e dei DPI necessari a proteggere i nostri pazienti e il nostro personale» recita la lettera. Analogo discorso vale sul fronte del personale. «Chiediamo pertanto alle Istituzioni di operare affinché le nostre strutture, al pari di tutte quelle che erogano un pubblico servizio in un momento così delicato, vengano rifornite dei necessari supporti e aiutate a reclutare il personale necessario per continuare ad assistere tutti i pazienti in nostro carico. Non pretendiamo di essere diversi dagli altri, vogliamo al contrario essere uguali a tutti gli ospedali, pubblici e privati, religiosi e non, in questo momento in trincea a combattere l’epidemia da Coronavirus» conclude il documento firmato dal Direttore Generale Nicola Spada. 

 

Pubblicato sulla rivista Journal of Virology lo studio su SARS-CoV-2 che l’IRCCS Medea ha svolto in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e la Fondazione Don Gnocchi. Un contributo a quella che è stata definita una vera e propria “chiamata alle armi” di tutta la comunità scientifica internazionale per fronteggiare una emergenza che sta mettendo in ginocchio l’intero globo.

Le infezioni da coronavirus hanno solitamente un'origine animale (sono zoonosi), l’analisi del genoma virale è quindi fondamentale per aiutare a comprendere le origini e la rapida espansione di COVID-19. In particolare, lo studio dell’evoluzione del genoma di SARS-CoV-2 può mettere in luce caratteristiche genetiche che hanno permesso a questo virus di compiere il salto di specie e di infettare l’uomo, oltre a fornire importanti indicazioni per eventuali target terapeutici. I ricercatori si sono quindi concentrati sull'evoluzione del genoma di SARS-CoV-2, comparandolo con quello del virus più simile fino ad ora identificato, un virus che infetta i pipistrelli della specie Rhinolophus affinis e che ha una identità di sequenza del 96% con il virus umano di COVID-19.

 “Abbiamo analizzato i geni dei ceppi disponibili di SARS-CoV-2 e li abbiamo confrontati con i geni corrispondenti nel virus del pipistrello – hanno spiegato i ricercatori - volevamo capire come la selezione naturale abbia modellato il genoma del nuovo coronavirus umano”.

I risultati ottenuti hanno evidenziato che regioni diverse del genoma virale evolvono con una diversa velocità, in altre parole ci sono regioni genomiche che non tollerano (o tollerano poco) l’inserimento di mutazioni che possano portare ad un cambiamento nella sequenza proteica. Queste regioni rappresentano un buon target per lo sviluppo di antivirali e vaccini, appunto perché meno propense ad essere soggette a cambiamenti.

I ricercatori hanno anche dimostrato che la selezione naturale ha favorito l'insorgenza di cambiamenti in tre proteine di SARS-CoV-2 rispetto alle proteine presenti nel virus del pipistrello. La limitata pressione selettiva diretta verso SARS-CoV-2 fa supporre che il progenitore comune di questo virus e di quello del pipistrello fosse già dotato delle caratteristiche necessarie e sufficienti per infettare la nostra specie.

Tuttavia la mancanza d’informazioni riguardo l’ospite intermedio che si colloca tra il virus umano e quello del pipistrello, e la poca conoscenza sia della catena di eventi che ha portato alla diffusione del virus nell’uomo sia del ruolo di alcune specifiche mutazioni nelle proteine virali, rendono questi risultati preliminari e necessari di integrazione con dati epidemiologici e biochimici.

 

 

L’attuale disposizione “iorestoacasa” è gravosa e di difficile gestione per le famiglie che si occupano di malati di Alzheimer o di altre forme di demenza. Per far fronte a situazioni che possono diventare critiche, gli specialisti dell’ospedale Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese hanno reso noti alcuni consigli particolarmente utili a coloro i quali si devono far carico di questi pazienti e che attualmente vivono momenti di estremo disagio anche grazie al venir meno degli aiuti riservati ai caregiver (quali ad es. i Centri Diurni) con ricadute importanti sulla salute dei malati stessi.

Per molti pazienti affetti da demenza, infatti, poter uscire di casa è non solo una necessità, ma una componente fondamentale e imprescindibile dell’approccio terapeutico, sia per evitare l’incremento di dose di psicofarmaci, sia per controllare il più possibile con approccio comportamentale l’agitazione psicomotoria, il wandering e l’aggressività.

La situazione si fa ancora più pesante quando sono le stesse persone con demenza, o qualcuno dei loro familiari, a risultare positivi al Covid 19, e non sono in grado di mettere in atto le misure di distanziamento o di utilizzo dei dispositivi atti a prevenire il contagio.

In queste situazioni è sempre importante cercare di mantenere il più possibile costante la routine giornaliera del malato e la strutturazione della sua giornata per rassicurarlo il più possibile.

E’ fondamentale cercare di rassicurare il paziente in ogni suo gesto grande o piccolo che sia, coinvolgendolo in attività piacevoli e appropriate al livello di declino cognitivo

Le brevi uscite giornaliere, secondo percorsi già conosciuti e utilizzati routinariamente dal paziente, mai da soli ma sempre accompagnati dal familiare, sempre rispettando, per quanto possibile, tutte le previste prescrizioni, rappresentano sicuramente uno “sfogo” terapeutico per il malato ed il suo familiare, limitando oltretutto l’improprio ricorso agli  psicofarmaci (Appare assurdo che questa soluzione, in questo momento, sia consentita ai proprietari di cani e non a familiari di persone con gravi disabilità).

Proprio dal punto di vista dell’utilizzo dei farmaci, occorre che i caregiver si attengano scrupolosamente alla terapia farmacologica prescritta in cronico, senza interromperla o apportare modifiche alla posologia o ancor peggio introdurre nuovi farmaci, in particolare sedativi o antipsicotici, prima di aver consultato il medico curante.  E’ utile ricordare, a tal proposito, che secondo la nota AIFA del 11 marzo 2020, la validità dei Piani Terapeutici web – based o cartacei già sottoscritti dai medici specialisti e che risultano in scadenza nei mesi di marzo e aprile sarà estesa automaticamente di 90 giorni a partire dal momento della scadenza. Nel caso invece il paziente presenti un peggioramento dei sintomi l’estensione di validità non potrà essere automatica, ma dovrà essere contattato lo specialista di riferimento. Occorre altresì che i caregiver monitorino con attenzione il loro familiare, al fine di intercettare precocemente la comparsa di febbre o sintomi, quali, oltre ai classici sintomi respiratori, modifiche comportamentali come ad esempio comparsa o peggioramento dell’agitazione, o al contrario, eccessivo sopore, inappetenza, tratti del viso sofferenti,

Si consiglia inoltre di mantenere il più possibile la routine e gli orari abituali di risveglio, pasti e addormentamento, così come la toilette quotidiana e il vestirsi in abiti civili, anche se si trascorre la giornata in casa; aiutare i pazienti a rispettare le norme igieniche, in particolare per quello che concerne il lavaggio delle mani, da effettuare insieme più volte al giorno, eventualmente sostituendo acqua e sapone se mal tollerati con soluzioni alcoliche in liquido o salviette monouso.

Si consiglia anche di evitare di informare nel dettaglio il paziente rispetto alla situazione di epidemia: probabilmente non sarebbe in grado di comprendere appieno ciò che sta accadendo e di tenerlo a mente, e di agire di conseguenza, anzi, si rischierebbe di spaventarlo o agitarlo ulteriormente, magari rendendo ancora più difficile il rispetto delle norme. Prediligere il contatto fisico e la comunicazione non verbale, creando un ambiente il più possibile sereno, costruttivo e collaborativo. Nella propria casa il soggetto con demenza con grave compromissione cognitiva e vagabondaggio continuo è più al sicuro, per esempio, se può deambulare in una stanza priva di suppellettili, mentre la persona con demenza con lievi o moderati deficit cognitivi vive meglio in un ambiente domestico adattato al suo consueto stile di vita, con uno spazio personale come può esserlo una poltrona, un posto a tavola e un luogo in cui ritirarsi se lo ritiene opportuno

 

Per quanto riguarda le attività si suggerisce:

  • Fare insieme esercizi di ginnastica dolce in due momenti ben individuati della giornata, magari al mattino al risveglio e dopo il riposo pomeridiano
  • Creare un percorso sicuro all’interno del domicilio per i pazienti con wandering (eliminando o spostando tappeti, cavi elettrici, mobili con spigoli e tutto ciò che può incrementare il rischio di caduta o di trauma)
  • Guardare insieme i vecchi album di fotografie o video di famiglia
  • Guardare insieme i vecchi film e ascoltare musica
  • Coinvolgere il paziente in piccoli lavori domestici (riordino cassetti, stoviglie e biancheria), nella preparazione dei pasti, in semplici lavori di bricolage o lavoretti creativi (mandala, puzzles)
  • Facendo le cose “senza fretta”, considerando che probabilmente abbiamo quasi tutti maggior disponibilità di tempo, a cui prima non eravamo abituati, da dedicare ai nostri malati, in relazione al rallentamento delle attività lavorative o alle restrizioni sociali in atto
  • Telefonare o videochiamare parenti e amici tramite tablet o smartphone

 

Molte associazioni di familiari di Malati di Alzheimer o altre forme di Demenza presenti in Italia (Federazione Alzheimer, Alzheimer Uniti, AIMA…) hanno istituito sportelli d’ascolto o servizi di sostegno psicologico svolto in modalità telefonica per sostenere i familiari e venire incontro alle loro richieste, anche di assistenza pratica, per gestire meglio e nella maniera più idonea possibile il loro congiunto malato.

L’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, ha presieduto un vertice all'Ircss Oasi Maria Santissima di Troina, che da diversi giorni registra una crescita esponenziale di casi positivi da Covid-19 tra pazienti e dipendenti (135 i casi allo stato attuale). Una visita per verificare quanto è stato fatto fino ad oggi e delineare un nuovo piano di azione ancora più stringente per contenere il contagio nella città di Troina.

All’incontro hanno partecipato anche il commissario per l'emergenza, Giuseppe Murolo, il direttore amministrativo dell’Istituto, Arturo Caranna e il deputato regionale on. Elena Pagana. Dall’incontro è emersa anche la necessità di mappare tutti i dipendenti per ricostruire la genesi dell'epidemia sul territorio con l’intento di riuscire a neutralizzare l'eventuale insorgenza di nuovi focolai.

Al Covid team, inviato dalla Regione all’Oasi di Troina, si è aggiunto in questi giorni un’altra importante professionalità, l’infettivologo siciliano Fabrizio Pulvirenti (guarito 5 anni fa dall’Ebola dopo aver preso parte ad una missione umanitaria durante la guerra civile in Sierra Leone). Una figura specializzata che affiancherà gli operatori sanitari che già operano nell’Istituto che ospita pazienti con particolari fragilità.

Intanto, è stata superata significativamente la crisi dell'approvvigionamento dei dpi (dispositivi di protezione individuale), ma soprattutto sono stati ulteriormente definiti i percorsi per evitare ogni forma di contatto e quindi di eventuale contagio. Sul fronte della nuova programmazione, si sta procedendo ad un’operazione di trasferimento di pazienti fra le varie strutture dell'Oasi, finalizzata anche ad una migliore ottimizzazione e gestione di coloro che sono risultati positivi al Covid-19. Un’azione portata avanti dal personale dell’Istituto con il coordinamento del Covid team.  Particolare attenzione, infine, verrà data al reclutamento di nuove unità di formazione del personale da impiegare per l'assistenza sanitaria degli ospiti della struttura, così come verrà garantita una formazione speciale per i professionisti dedicati alle persone fragili risultate positive al Covid-19.

"La vicenda dell'Oasi è una emergenza nell'emergenza, ma ho trovato uno spirito di abnegazione straordinario che sta consentendo di superare le criticità – ha dichiarato l’assessore alla Salute Razza - La situazione appare sotto controllo, ma ho chiesto a tutti uno sforzo maggiore".

“L’Oasi sta vivendo un momento difficile e tutti i soggetti istituzionali hanno il dovere di cooperare per garantire nel più breve tempo possibile il ritorno alla normalità – ha sottolineato la deputata regionale Elena Pagana - Serve alle persone disabili, che a Troina hanno trovato un luogo di cura e serenità, per lenire una condizione di obiettivo disagio. Serve agli operatori, ai sanitari e ai sociosanitari, che devono ritrovare la sicurezza perduta, presupposto indispensabile per assicurare quelle cure amorevoli che hanno fatto dell’Oasi un unicum nel panorama assistenziale. Ce la faremo”.

 

Documentazione

Decreto Legge 17 03 2020 n° 18

Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese
connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

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