Un attestato di gratitudine per l’impegno profuso in questo anno e mezzo di pandemia è stato consegnato nei giorni scorsi dall’Assessore alla Sanità della Regione Lazio a tutti i medici e al personale del Policlinico Agostino Gemelli. Il premio consegnato dall’Assessore D’Amato a nome della Regione vuole essere il riconoscimento di un impegno profuso “con professionalità, abnegazione e spirito di squadra nella gestione dell’emergenza Covid”.

Per la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS sono intervenuti il Professor Marco Elefanti, Direttore Generale, il Dottor Andrea Cambieri, Direttore Sanitario, e il Dottor Daniele Piacentini, Direttore Risorse Umane e Organizzazione, insieme a una rappresentanza di Direttori di Dipartimento, clinici e dirigenti coinvolti.

 

Inaugurata presso il Centro Malattie Apparato Digerente (CEMAD) della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS la prima sala ibrida in Italia dedicata al trattamento endoscopico delle patologie gastroenterologiche. Si tratta di una sala operatoria in piena regola (Hybrid Operating Room, OR), straordinariamente dotata al suo interno di apparecchiature di diagnostica per immagini all’avanguardia. I due ‘gioielli’ di questa sala operatoria futuristica sono una TAC a 128 strati (SOMATOM CT Sliding Gantry) e un angiografo rotazionale a braccio robotizzato ARTIS Pheno (entrambi di Siemens Healthineers) di ultimissima generazione che lavorano in maniera integrata, grazie ad un software dotato di algoritmi molto avanzati di segmentazione che consentono di elaborare in tempo reale una ricostruzione 3D degli organi. La sala ibrida infine è dotata anche di un eco-endoscopio, che consente la visualizzazione diretta della posizione in cui si trova lo strumento ‘dall’interno’, e di aggiungere dunque ulteriori dettagli di imaging.

Il ‘cervello’ della sala ibrida è un sistema di video-integrazione di ultima generazione, elemento cruciale del sistema in quanto le sorgenti di immagine che il chirurgo utilizza sono molteplici. Il software di integrazione delle immagini è in grado ad esempio di fare una road map automatica dei vasi sanguigni, per mostrare qual è il campo di attraversamento degli strumenti operatori; oppure di prolungare virtualmente lo strumento chirurgico in maniera da far ‘vedere’ al chirurgo quali sono gli organi attraverserà o quali nervi o vasi incontrerà su una determinata traiettoria.  La TAC e l’angiografo possono essere richiamati sul campo operatorio in ogni momento, senza spostare il paziente.

 

Gonfalone d’Argento alla Fondazione Stella Maris. Il massimo riconoscimento del Consiglio regionale è stato recentemente consegnato nelle mani di Giuliano Maffei, Presidente dello Stella Maris, da Antonio Mazzeo, Presidente del Consiglio Regionale. Presenti alla cerimonia Mons. Andrea Migliavacca, Vescovo di San Miniato e la dirigenza della struttura toscana.

“Il successo della Fondazione - ha dichiarato Mazzeo - ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione per la neuropsichiatria dell'infanzia e dell’adolescenza, si fonda su tre pilastri: la multidisciplinarietà nell’approccio, l’integrazione nella ricerca, l’attenzione al paziente nel suo complesso. Oggi, in tempo di pandemia, c’è ancora più bisogno di Stella Maris, c’è ancora più bisogno di una casa che ascolta, di un luogo dove sentirsi a casa, per guardare con speranza al futuro”.

“Questo grande riconoscimento – ha continuato - sarà uno stimolo in più per andare avanti con maggior determinazione, nonostante la grande fragilità di questi tempi”.

Ogni anno l’Istituto scientifico visita e ricovera migliaia di bambini e ragazzi con disturbi neurologici e psichiatrici provenienti da tutta Italia. Per rispondere alle sfide del nuovo millennio Stella Maris è impegnata a costruire il Nuovo Ospedale dei bambini, situato nell’area di Cisanello a Pisa, pensato per i pazienti, a sostegno di tutta la famiglia. Con un investimento di 25 milioni di euro, il nuovo nosocomio avrà una forma “leggera”, vestita di vetro e di luce, un complesso che non si impone, ma si inserisce armonicamente nel parco che lo attornia. Avrà elevati standard di accoglienza, comfort, sicurezza e tecnologia applicata alla diagnosi e terapia, e una configurazione smart ,grazie alle moderne piattaforme telematiche per assistenza a distanza e telemedicina a favore dei genitori e del sistema pediatrico regionale.

 

 

Coinvolge 6 importanti centri italiani, tra cui l’IRCCS Centro San Giovanni di Dio-Fatebenefratelli di Brescia, la Fondazione S. Lucia-IRCCS di Roma e il Dipartimento Ricerca e di Medicina di Laboratorio dell'Isola Tiberina di Roma, uno studio ("meta-analisi"), pubblicato recentemente sulla rivista internazionale "Biomolecules", che suggella lo squilibrio del rame “cattivo” nell’organismo come fattore di rischio per la malattia di Alzheimer.

L'Alzheimer colpisce oggi circa 30 milioni di persone nel mondo (di cui 600 mila solo in Italia).

Una vasta letteratura scientifica negli anni ha supportato la tesi del rame "cattivo" (non-ceruloplasminico) quale fattore di rischio per questa patologia. Si tratta di quel rame anche detto "libero" che - diversamente dal rame "buono" - non si lega ad una proteina, la ceruloplasmina, attraverso la quale viene trasportato nell'organismo per contribuire allo svolgimento di importanti funzioni vitali e metaboliche. Il rame "fuori" dal controllo delle proteine innesca così reazioni ossidanti che vanno a danneggiare cellule e tessuti.

La ricerca, che ha coinvolto importanti strutture sanitarie italiane, ha esaminato 56 studi realizzati tra il 1984 e il 2020 su un totale di 6000 soggetti, e li ha messi a confronto con un nuovo studio "di replica", che ha analizzato diversi marcatori di rame e varianti del gene ATP7B associato alla sua disfunzione.

"Dalla meta-analisi condotta si evidenzia che nella malattia di Alzheimer la presenza di rame nel cervello diminuisce, mentre nel sangue aumenta. I due dati non sono in contraddizione tra loro: fanno parte di uno squilibrio sistemico tra rame "buono" (legato alle proteine) che diminuisce e rame "cattivo (non legato alle proteine) che aumenta", spiega Rosanna Squitti, ricercatrice al Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma e capofila dello studio.

"Questo squilibrio - continua - è lo specchio di un altro tipo di patologia legata al rame tossico, la malattia di Wilson, assunta come paradigma per lo studio sul ruolo del metallo nell'Alzheimer. L'eccesso di rame non-ceruloplasminico aumenta di 3 volte il rischio di ammalare, e lo studio 'di replica' (condotto su circa 170 pazienti), che abbiamo associato ai 56 studi esaminati, dimostra che i portatori delle varianti-rischio del gene ATP7B sono più suscettibili ad ammalare di Alzheimer".

Lo studio rafforza il sostegno a nuovi scenari terapeutici.

"Grazie al test del rame, effettuabile con un semplice prelievo del sangue - precisa la ricercatrice - è possibile identificare i soggetti che hanno valori di rame non-ceruloplasminico sopra la soglia di 1,6 µmol/L per intervenire su questo fattore di rischio modificabile, proponendo alle persone non ancora malate un cambiamento di stile di vita con una dieta a basso contenuto di rame, mentre per le persone già malate si potrebbero proporre dei trattamenti farmacologici, già in commercio, in grado di ridurre la presenza del rame tossico, analogamente a come si fa con la malattia di Wilson”. “A tale proposito – conclude la Squitti - abbiamo da poco iniziato un trial clinico di fase II, approvato dall’AIFA e finanziato dall’Alzheimer’s Association, che riguarderà persone con livelli di rame non-ceruloplasminico sopra soglia e con disturbo cognitivo lieve, per verificare se il trattamento farmacologico con lo zinco possa diminuire i livelli di rame e arrestare l'evoluzione del declino cognitivo".

 

 L’IRCCS Fondazione Stella Maris è riferimento nazionale della ricerca sull’atassia spastica di Charlevoix-Saguenay, meglio conosciuta come ARSACS. Si tratta di una malattia rara causata da un’anomalia genetica del gene SACS, che comporta un progressivo danno del sistema nervoso centrale e periferico e per cui sono ad ora possibili solo trattamenti palliativi.

Per conoscere meglio l’evoluzione e la storia naturale di questa patologia è in corso da un anno il progetto europeo PROSPAX, coordinato per tutta l’Italia da Filippo M. Santorelli, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Molecolare e di Neurogenetica delle Malattie Neuromuscolari e Neurodegenerative dell’IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa).

Questo progetto europeo, la cui durata è triennale, vuole definire gli elementi multimodali della storia naturale di ARSACS per aprire la strada a più realistiche misure di malattia modificabili da futuri interventi terapeutici, meglio se nati dal continuo scambio ricercatore-clinico-pazienti.

Allo Stella Maris si eseguono tutte le valutazioni previste dal progetto, che richiedono la presenza del paziente per un paio di giorni e danno l’opportunità di una conoscenza mutimodale alla storia naturale di ARSACS.

“Per favorire l’accesso al progetto PROSPAX del maggiore numero possibile di pazienti – spiega Santorelli – era necessario sostenere almeno in parte le spese di trasferimento cui vanno incontro i pazienti italiani dalla loro residenza a Calambrone (Pisa). Grazie all’associazione ARSACS ODV, che ha contribuito con il corrispettivo del 5×1000 raccolto nel 2019, i pazienti avranno questo sostegno in più”.

ARSACS ODV è una importante realtà del Terzo settore. E’ l’associazione promotrice in Italia e in Europa del Registro internazionale di malattia dei pazienti di Arsacs. Uno strumento fondamentale che facilita l’incontro fra i ricercatori e i pazienti che desiderano essere contattati per partecipare a trial clinici.  Il registro dei pazienti, inoltre, consentirà di comprendere la dimensione del fenomeno e aggregare interesse per eventuali futuri test di ricerca che possano condurre allo sviluppo di nuovi farmaci.