In Poliambulanza arriva il Da Vinci Xi, il sistema più evoluto per una chirurgia d’avanguardia. Con questo nuovo dispositivo il chirurgo non opera con le proprie mani, ma manovra a distanza un robot, di altissima precisione, seduto comodamente alla propria console.

Il moderno robot, che rappresenta l’ultima frontiera della chirurgia mininvasiva, è stato recentemente presentato nel corso di una conferenza stampa, alla presenza dell’Assessore al Welfare Giulio Gallera e del Direttore Generale ATS Brescia Claudio Vito Sileo.

Con questo ultimo acquisto, l’ospedale bresciano implementa un percorso interamente dedicato alla robotica applicata alla chirurgia generale, come in uso in centri di fama mondiale (Mayo Clinic, Cleveland Clinic), e diviene centro di riferimento in tale ambito. Il Da Vinci Xi, oltre ad essere utilizzato in campo urologico, viene impiegato per intervenire anche in altre sedi anatomiche. Accanto all’approccio open e a quello laparoscopico, quello robotico entra così a pieno regime, in Poliambulanza, per interventi alla testa e coda del pancreas e del fegato, allo stomaco, al colon e alle vie biliari, con notevoli benefici per il paziente e per il medico.

“Il chirurgo che guida l’operazione – spiega Mohammad Abu Hilal, Direttore del dipartimento di Chirurgia Generale, Primario del reparto di Chirurgia e Responsabile dell’Unità Epatobiliopancreatica, Robotica e Mininvasiva di Fondazione Poliambulanza – si trova immerso direttamente nel corpo del paziente grazie alla visione tridimensionale avvolgente offerta dal dispositivo e raggiunge livelli di altissima precisione. I dettagli anatomici, che possono essere ingranditi fino a dieci volte – continua - appaiono più definiti e nitidi, mentre i quattro bracci di cui dispone il robot, e che lo distinguono dai modelli precedenti, mettono il chirurgo nelle condizioni di operare in maggiore autonomia e minor tempo, poiché tutti gli strumenti sono pronti all’uso, senza dover andare incontro a sostituzioni, in caso di necessità. In più gli snodi terminali dei bracci robotici, che hanno una flessibilità di 360°, consentono manovre più facili e precise”.

Con la chirurgia robotica, quindi, il processo si semplifica e si standardizza su alti livelli qualitativi. L’operatore può essere formato in tempi brevi e agire senza alcuna perdita del grado di accuratezza.

Numerosi sono i benefici anche per il paziente. Diminuisce la percezione del dolore post intervento, poiché i bracci meccanici non sottoposti al tremore fisiologico della mano umana permettono di arrecare minori traumi,  al contempo si riduce il rischio di conversione dell’intervento dall’approccio laparoscopisco a quello open, con vantaggi significativi. Inoltre la permanenza del paziente in ospedale diventa più breve grazie a un recupero funzionale più veloce.

Di tali vantaggi potranno beneficiarne soprattutto una particolare categoria di pazienti, quelli oncologici, quando non sarà possibile intervenire con la tecnica laparoscopica, già gold standard della struttura.

“La chirurgia urologica degli ultimi venti anni – aggiunge Michelangelo Tosana, Direttore U.O. Urologia di Fondazione Poliambulanza – è stata caratterizzata da una forte spinta verso la mininvasività. L’acquisizione del sistema robotico Da Vinci rappresenta il coronamento di un lungo sforzo di aggiornamento tecnologico e clinico perseguito negli anni dalla Fondazione e dalla U.O. di Urologia. La sua applicazione è rivolta eminentemente alla patologia oncologica della prostata e del rene e sembra ormai acquisito garantisca outcome funzionali e oncologici nettamente migliorativi, decorsi post-operatori semplificati grazie alle minori complicanze (dolore, trasfusioni, ecc.) e rientro alle comuni attività in tempi più brevi”.

“La scelta di Poliambulanza di dotarsi del sistema robotico Da Vinci Xi e di ampliarne l’ambito di utilizzo a tutta la chirurgia generale, in particolare a quella complessa – afferma Alessandro Triboldi, Direttore Generale di Fondazione Poliambulanza – è stata intrapresa per offrire il massimo beneficio al paziente che accede alla nostra struttura. Dall’altra parte, se la tecnologia robotica richiede investimenti iniziali più ingenti e un costo del singolo intervento più alto rispetto agli altri approcci chirurgici, i vantaggi a lungo termine sono significativi. Minor permanenza in ospedale e minor rischio di complicanze si traducono senza dubbio in un notevole beneficio per il paziente, oltre che in un importante risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale”. “Siamo sicuri – conclude - che questi passi verso l’eccellenza clinica e il miglioramento del trattamento sono in linea con la visione di una sanità moderna e sempre più dalla parte del paziente”.

 

E’ stato presentato in questi giorni il documento «Una presenza per una speranza affidabile. L’identità dell’Hospice cattolico e di ispirazione cristiana», frutto del  tavolo tematico di lavoro attivo presso l’Ufficio Cei per la Pastorale della Salute , attorno al quale si sono riuniti i rappresentanti di 20 hospice di ispirazione cattolica. Tra i partcipanti anche l’ARIS rappresentata dal Presidente Virginio Bebber. Nella sezione Documentazione il testo completo del Documento.

 

Presentato in questi giorni a Roma il nuovo Centro per la diagnosi e cura delle fotodermatosi e delle intolleranze al sole, dell’Ospedale Israelitico. Alla conferenza di presentazione del Centro di Fotodermatologia e Cura della Vitiligine,  hanno preso parte il Presidente dell’Associazione Civita, Gianni Letta, la Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, il Vicepresidente dell’Ospedale Israelitico, Fabio Calderoni, e ha potuto contare sugli interventi del Prof. Giovanni Leone, consulente scientifico dell’Ospedale Israelitico, del Dott. Andrea Paro Vidolin, responsabile del Centro di Fotodermatologia e Cura della Vitiligine, del Presidente dell’American Academy of Dermatology in collegamento da Detroit, Prof. Henry Lim e del Direttore Sanitario dell’Ospedale Israelitico, Dott.ssa Gabriella Ergasti.

 Il nuovo centro, altamente specializzato nella cura della Vitiligine, garantirà visite ed inquadramento dei pazienti dermatologici con problemi connessi all’esposizione alla luce solare; prevenzione e terapia delle fotodermatosi; diagnosi strumentali delle specifiche forme di intolleranza al sole con l’impiego del simulatore solare e di altri macchinari di ultima generazione per test fotodiagnostici. L’Ospedale Israelitico diventa quindi un polo di riferimento nazionale e internazionale per l’inquadramento del paziente “che ha problemi con il sole”, grazie all’utilizzo delle più moderne apparecchiature a disposizione. Sarà possibile prescrivere un programma di fotoprotezione personalizzato, sia per pazienti con fotodermatosi, ma anche per stabilire una corretta strategia di fotoprotezione per tutti i pazienti in generale, così da limitare i danni legati alla fotocarcinogenesi e al fotoinvecchiamento. Inoltre, l’Ospedale Israelitico ha avviato un percorso di studi e valutazioni sull’efficacia delle creme antisolari e dei prodotti fotoprotettori per via sistemica, con pubblicazioni, partecipazione a studi multicentrici e progetti finalizzati.

L’importanza dell’esposizione alla radiazione UV solare è al centro dell’interesse in dermatologia già da anni. Sono noti gli importanti risvolti, di carattere sanitario, sociale, scientifico ed economico, collegati alla ricerca nel campo della fotoprotezione cutanea. Non a caso i pazienti che manifestano fenomeni di intolleranza al sole e che hanno necessità di essere seguiti in centri specializzati aumentano di anno in anno.

“Grazie al potenziamento del reparto di Dermatologia e all’acquisizione di questo nuovo e specifico servizio - ha spiegato il Vicepresidente Fabio Calderoni - l’Ospedale Israelitico, da oltre 400 anni al servizio del territorio, rinnova il suo legame con la popolazione e si pone tra i centri europei leader nel settore della fotodermatologia”.

 

 

 

 

 

Il Consorzio di Cooperative Sociali Sisifo, associato Aris, è la prima impresa italiana del Terzo Settore premiata  dal Presidente del Consiglio Conte durante la presentazione del rapporto Welfare Index PMI organizzato da Confindustria Italia, Confartigianato, Confcommercio, Confagricoltura e Confprofessioni e promosso da Generali. Welfare aziendale e risultati di bilancio, sono stati questi gli indicatori per selezionare in tutto 78 imprese italiane in varie categorie, con il welfare aziendale in prima linea come una leva strategica per affrontare l’emergenza e per la ripresa sostenibile del Paese.

L’emergenza Covid ha impresso un salto di qualità al welfare aziendale: per la prima volta le imprese attive superano il 50%, il 79% ha confermato le iniziative di welfare in corso e il 28% ne ha introdotte di nuove o potenziato quelle esistenti. Nel contesto Covid-19, le PMI con un welfare più maturo hanno avuto maggiore capacità di reagire all’emergenza e sono state punto di riferimento per la comunità. "Storie straordinarie di imprese - ha detto Conte - che hanno messo salute e sicurezza al centro degli obiettivi aziendali e hanno accresciuto il loro impegno anche in assistenza, formazione, conciliazione vita lavoro. Dai tamponi, ai test sierologici, alle iniziative aperte a tutto il territorio e di sostegno al sistema sanitario nazionale, ai quali si sono aggiunti progetti di formazione a distanza, integrazione al 100% del reddito dei dipendenti in cassa integrazione e nuove modalità di lavoro. Le imprese sono state il punto di riferimento immediato per i dipendenti, le loro famiglie e le comunità. Si tratta delle realtà caratterizzate dal sistema di welfare più ampio (per numero di aree attivate) e che si contraddistinguono per numerosità e intensità delle iniziative, grado di coinvolgimento dei lavoratori e impegno economico e organizzativo nel welfare aziendale".  In particolare quest’anno le Welfare Champions hanno dimostrato grande capacità di reazione e resilienza all’impatto della crisi Covid. "Sanità, sicurezza, assistenza, formazione, conciliazione vita- lavoro si confermano le aree di maggiore intervento - ha dichiarato il presidente di Sisifo Mimmo Arena - Il welfare aziendale, che ormai da noi in azienda è stato assimilato come vero e naturale sentiment, fa crescere l’impresa in termini di produttività e occupazione e questo Sisifo lo ha compreso”. Il Consorzio Sisifo, opera in Sicilia  e si occupa di servizi sanitari a domicilio, residenze sanitarie assistite ( Rsa), ma anche di asili nido”.

 

L’Associazione “Casa Rosetta” ha aderito al progetto cittadino “Aperta – mente” ideato dal pittore e scultore Carlo Sillitti e patrocinato dall’amministrazione comunale come contributo alla valorizzazione della cultura, l’arte e la bellezza della città di Caltanissetta. Una “Biblioteca a Cielo Aperto”, diffusa nelle vetrine e negli spazi di negozi dismessi nel centro della città, è un altro piccolo tassello di speranza che, malgrado le difficoltà, prova a migliorare giorno dopo giorno lo sviluppo personale e della società in cui si vive.

L’Associazione “Casa Rosetta” coinvolgerà in modo attivo alcuni ospiti delle comunità terapeutiche con problematiche di dipendenza e di disagio sociale. La persona e il suo bisogno di significato sono alla base dell’azione di accoglienza, di recupero e di reinserimento sociale dell’Associazione, la quale ricerca il confronto e la collaborazione con Istituzioni animate della stessa attenzione verso la persona e l’impegno convergente al bene comune. L’ascolto e l’attenzione ai bisogni e alle ragioni dell’”altro” sono cardini della visione e dello spirito che ispira dagli anni Ottanta la sua molteplice azione nelle aree di intervento sociosanitaria, psico-sociale, psicopedagogica, socioculturale e spirituale. Anche al di là dei servizi erogati dalle proprie strutture, Casa Rosetta vuol essere a disposizione della città per contribuire alla costruzione di progetti di crescita e di sviluppo e al rafforzamento della speranza.

In questo quadro Casa Rosetta intende la cittadinanza attiva come la capacità dei singoli cittadini di organizzarsi in modo multiforme, di mobilitare risorse umane, tecniche, finanziarie, di agire con modalità e strategie differenziate esercitando poteri e responsabilità volti alla cura e allo sviluppo dei beni comuni.  Educare alla cittadinanza attiva rappresenta una sfida possibile, vuol dire educare al pensiero critico, al rafforzamento del legame sociale e dell’inclusione, alla partecipazione e all’apertura alla pluralità, alla consapevolezza dei valori condivisi, lavorare perché l’azione comune si configuri come un fatto eminentemente educativo.

 

 

Il profondo disagio umano e sociale non è un fenomeno che si configura in modo isolato ed a sé stante bensì si configura estremamente complesso e stratificato al quale concorrono diversi fattori personali, familiari, ambientali, culturali.  Urge un approccio che prenda in considerazione la complessità del problema, comprenda la reale origine attraverso una cultura e un’educazione della consapevolezza anche attraverso “l’Arte”. Il processo terapeutico similmente al progetto “Aperta-mente” guida e sostiene le persone a fermarsi e rintracciare le zone d’ombra, lo sporco dentro ognuno di noi, la fragilità, a prendere consapevolezza del proprio decadimento e iniziare un lungo e sofferto lavoro di pulizia interiore fino a giungere ad uno stato di benessere e bellezza individuale e collettivo.  L’ Arte “maieutica” stimola le persone a sviluppare ed esternare le proprie abilità che servono a potenziare il concetto di autoefficacia, di autodeterminazione e di empowerment sociale, un processo dell’azione sociale attraverso il quale le persone, le organizzazioni e le comunità acquisiscono competenza sulle proprie vite, al fine di cambiare il proprio ambiente sociale politico e migliorare l’equità e la qualità.   Attraverso la voglia di creare il bello, si lavora nel rapporto d’ interrelazione tra le persone, sullo scambio reciproco, sulla riappropriazione del vero incontro con l’altro non più mediato dai social network ma face to face.

La promozione della bellezza e della lettura come mezzo efficace per ispirare e unire le comunità funge da collante sociale ed è il mezzo per stabilire il contatto e la cooperazione con le persone, si riparte in termini sociali e interpersonali, poiché questa tipologia di arte non mette solamente a disposizione di tutti un’opera, ma unisce l’intera comunità attorno ad essa, determinando un senso di appartenenza, collaborazione e coesione sociale, sentimenti che oggi sono indispensabili per rialzarsi, tutti insieme.