Il Rapporto Sanità è giunto alla sua 16a edizione. Il volume, presentato oggi in un incontro in live straming, manifesta già dal titolo l’interesse per l’emergenza: “Oltre l’emergenza: verso una “nuova” vision del nostro SSN”. Nato nel 2003, il rapporto analizza da quasi 20 anni le performance del SSN, tema particolarmente importante specie in questo periodo di pandemia. Alla luce della diffusione del coronavirus, con tutte le problematiche che ne sono conseguite e che continuano a vessare la salute dell’intera popolazione mondiale, appare quantomai necessario riflettere sulla efficace del nostro sistema sanitario, continuando ad alimentare il dibattito sulle politiche e le strategie da adottare perché esso divenga sempre più rispondente alle esigenze dei cittadini. Occorre mettere in campo tutte le energie – si è sottolineato nel corso della riunione – affinchè si agisca con un rinnovato impulso per migliorare l’intero sistema,  considerato ancora uno dei migliori al mondo, rispondendo al meglio alle numerose sfide che occorre affrontare con una certa urgenza, non ultima quella della medicina territoriale, tema dibattuto da oltre 20 anni, ma per la cui organizzazione non è stato fatto ancora molto.

La sanità – è stato ribadito – è definitivamente uscita da suo usuale ghetto per essere finalmente considerata uno degli elementi chiave delle politiche economiche del Paese, fattore questo che dovrà animare, in prospettiva, la programmazione futura dell’intero settore, superando il limite di una scarsa capacità organizzativa, messa in luce dalla pandemia.

In tempo di covid si è visto che operare in condizioni di emergenza non ha rappresentato per molti aspetti una novità, date le situazioni precarie in cui spesso si è costretti a lavorare. Gestire un SSN in tal modo non è più possibile. Sicuramente ci si è trovati di fronte ad una sfida troppo grande, assolutamente inaspettata, che probabilmente poteva essere gestita meglio, specie nel corso della seconda ondata dell’emergenza, ma da questa esperienza è necessario fare tesoro e trovare dei punti di equilibrio diversi che aprano prospettive nuove e più appropriate alle esigenze di salute pubblica.

Ad oggi la sfida – è stato dichiarato nel corso dell’incontro – è gestire al meglio le ingenti risorse messe a disposizione, nella consapevolezza che è necessario un coordinamento tra politiche assistenziali e industriali perché una sanità ben gestita e funzionante rappresenta un pilastro fondamentale su cui poggia l’economia del Paese.

Il volume è edito dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A. Sanità) – consorzio Università di Tor Vergata e Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (F.I.M.M.G.) - con il supporto di aziende del settore impegnate a diffondere e alimentare il dibattito sulle politiche sanitarie e le prospettive future di questo specifico settore.

 

Si terrà il prossimo 4 febbraio il Consiglio Nazionale dell’Aris. La riunione, che avrà luogo nella sede nazionale dell’Associazione, prevede all’ordine del giorno l’esame di numerosi temi. Ad aprire i lavori sarà il Presidente Nazionale, Padre Virginio Bebber, a cui seguiranno comunicazioni sulle iniziative di Aris, Cei e Uneba, l’approfondimento su tematiche di ordine sindacale e sulla copertura dei maggiori oneri contrattuali, l’esame del bilancio sia consuntivo che preventivo, la ratifica di nuove adesioni all’Associazione.

L’evento inizierà alle ore 10.00 e consentirà la partecipazione in videoconferenza.

Fondazione Poliambulanza si conferma tra le migliori strutture nel nostro Paese nella gestione delle risorse umane. Ottiene, infatti, anche per l’anno 2020 la Top Emoployers, la certificazione rilasciata dal Top Employers Institute, che valuta le realtà aziendali di 120 Paesi al mondo e riconosce le migliori nel campo delle Risorse Umane (HR). Per l’anno trascorso sono state 112 le aziende premiate in Italia e circa 1.700 nel mondo. A Brescia, Poliambulanza è stata l’unica realtà ritenuta meritevole del riconoscimento. L’alto livello della struttura viene confermato anche dall’ottenimento di altri importanti premi: il 2° posto dell’Italy’s Best Employers 2021 nella categoria “Sanità e ambito Sociale”, come riporta L’Economia, l’inserto del 28 ottobre 2020 de “Il Corriere della Sera”, e il 1° posto dell’AIDP (Associazione Italiana Direzione del Personale) HR Mission 2020, nella Categoria Sanità – Strutture Ospedaliere.

Un risultato che assume ancora maggiore valore se si considera che Poliambulanza ha dovuto far fronte a una situazione di grande criticità, data la portata dell’emergenza Covid-19 in territorio bresciano.

Quali siano state le iniziative intraprese dalle Risorse Umane dell’Ospedale per affrontare una situazione senza precedenti, lo spiega Daniela Conti, Direttore HR di Fondazione Poliambulanza.

“Il rapido dilagare dell’emergenza sanitaria ha causato un repentino aumento dell’afflusso in Pronto Soccorso e del numero di pazienti ricoverati, nonché una riduzione dell’organico di Poliambulanza. Questa situazione di assoluta urgenza ha richiesto alle Risorse Umane interventi immediati: ci siamo trovati a dover trasferire dai reparti ordinari a quelli Covid circa 400 operatori, a reclutare e inserire più di 100 nuove figure e a organizzare la formazione necessaria per condividere i pochi protocolli di cura allora disponibili. Per individuare quali risorse interne coinvolgere nella lotta al virus abbiamo analizzato l’esperienza pregressa, l’attività formativa svolta e le attitudini manifestate dal nostro personale. Ad esempio, gli infermieri che avevano già lavorato nei reparti dove sono utilizzati i supporti alla respirazione o che avessero svolto attività formativa adeguata sono stati indirizzati ai reparti Covid”.

Con le sole risorse interne di cui disponeva l’Ospedale non sarebbe però stato possibile contrastare il virus, data l’ampiezza del fenomeno.

“Abbiamo contattato società di reclutamento specializzate nella gestione di personale infermieristico e medico – spiega Conti – per individuare figure disponibili ad un’occupazione temporanea. Ciò ha fatto emergere altre problematicità, per la cui risoluzione ci siamo attivati tempestivamente. Gran parte del personale sanitario, medici e infermieri, proveniva da fuori provincia e spesso da fuori regione e abbiamo dovuto fare i conti con le limitazioni vigenti alla libera circolazione. Abbiamo, perciò, prodotto dichiarazioni idonee a consentirne gli spostamenti e, quando necessario, contattato le Prefetture e ci siamo attivati per garantire a questo personale una sistemazione alloggiativa adeguata, oltre a curare l’organizzazione di sessioni di formazione per prepararlo alla gestione del paziente totalmente dematerializzata (digitalizzata), propria della nostra struttura”.

Sul versante della protezione degli operatori di Poliambulanza e del contenimento della diffusione del contagio all’interno della struttura, la prima sfida da affrontare è stata quella legata all’estrema difficoltà nel rifornimento dei dispositivi di protezione individuale. 

“Abbiamo attivato nuovi canali per l’approvvigionamento dei mezzi indispensabili a garantire la sicurezza degli operatori sanitari – continua Conti -. Ci siamo rivolti a nuovi fornitori e implementato protocolli per un utilizzo razionale dei dispositivi di protezione individuale. Inoltre, per la sicurezza del personale e dei pazienti, è stato necessario introdurre misure aggiuntive quali il distanziamento, la sanificazione degli ambienti, la misurazione della temperatura corporea, la differenziazione dei percorsi di accesso al Pronto Soccorso tra sospetti Covid positivi e non. A fine marzo, è stata avviata anche una indagine di sieroprevalenza per acquisire un dato di rilievo epidemiologico sulla circolazione dell’infezione nella popolazione ospedaliera, mentre a inizio aprile ha avuto inizio l’esecuzione dei primi test sierologici disponibili”.

Anche la designazione di Poliambulanza come Hub per l’area cardiovascolare e Spoke per le aree ortopediche e neurologiche, ha posto questioni di carattere amministrativo di competenza delle Risorse umane. “Gli interventi di cardiochirurgia, emodinamica, elettrofisiologia e chirurgia vascolare dovevano essere eseguiti da medici e dal personale sanitario dell’Ospedale di provenienza del paziente. Questo ha comportato la presa in carico dal punto di vista amministrativo anche dei professionisti afferenti ad altri presidi come fossero nuove risorse di Poliambulanza. Per altro verso, abbiamo gestito il temporaneo esubero del personale interno addetto a mansioni amministrative sospese per l’emergenza, quali le accettazioni, ove possibile con l’utilizzo degli istituti ordinari e straordinari (ad es. i congedi Covid previsti per i genitori), in via residuale con gli ammortizzatori sociali istituiti per l’emergenza sanitaria. Abbiamo inoltre implementato lo smart working per i profili professionali compatibili con questa modalità di lavoro”.

 “Infine – conclude Conti – la considerazione del pesante vissuto delle persone in concomitanza con l’emergenza ha fatto emergere la necessità di un supporto psicologico per i nostri operatori: attraverso una piattaforma con spazi virtuali di discussione, la Scuola di Alta Formazione Educazione Ricerca (SFERA) di Poliambulanza ha predisposto iniziative a partecipazione libera, aventi l’obiettivo di favorire la ristrutturazione cognitiva degli stimoli stressogeni e fornire strategie di gestione delle tensioni emozionali”.

La grande organizzazione di Poliambulanza, la profonda dedizione di tutto il personale e il fondamentale apporto proveniente dal territorio con la raccolta fondi, anche grazie a #Aiutiamo Brescia, hanno funzionato. A confermarlo, oltre agli importanti riconoscimenti ricevuti, un dato: dall’esecuzione dei primi test sierologici, ad inizio aprile, è risultato che solo il 17% del personale che aveva aderito allo screening (il 98% dei lavoratori) era entrato a contatto con il virus. Nonostante Poliambulanza sia un Ospedale e quindi un luogo innegabilmente più sensibile, i dati del contagio non si discostavano in modo significativo da quelli del resto della popolazione.

 

La Fondazione Don Gnocchi offre a 40 ragazzi e ragazze dai 18 ai 29 anni l’opportunità di svolgere un anno di servizio civile accanto a persone con disabilità o a persone anziane nelle proprie strutture di Milano, Legnano (Mi), Pessano con Bornago (Mi), Seregno (Mb), Malnate (Va) e Salice Terme (Pv). Si tratta di una straordinaria esperienza di crescita personale e professionale al servizio di persone fragili, già utilizzata in questi ultimi anni da numerosi giovani.

Per quanto riguarda la disabilità, il progetto “Partecipo quindi sono”, approvato e finanziato dal Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Nazionale, ha l’obiettivo di incrementare il benessere e migliorare la qualità della vita di persone assistite e accompagnate nei Centri Diurni Disabili e nelle Residenze Sanitarie Disabili della Fondazione Don Gnocchi. In particolare, i volontari in servizio civile affiancheranno gli operatori nelle attività a supporto dei programmi di inclusione e di potenziamento delle abilità (laboratori, attività ludico-sportive, eventi conviviali, vacanze...), strutturate nel rispetto delle normative di sicurezza previste in questo periodo. Sedi del progetto di quest’anno anno, nell’area milanese e lombarda, saranno il Centro “S. Maria Nascente” di Milano (16 volontari), il Centro “Vismara-Don Gnocchi” di Milano (8 volontari) e il Centro Multiservizi di Legnano (8 volontari).

Si occupa invece della terza età il progetto “Condividere il cammino per ricordare il passato, vivere il presente e progettare il futuro”, approvato e finanziato dal Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Nazionale, che ha l’obiettivo di migliorare il benessere delle persone anziane ospiti delle Residenze Sanitarie Assistenziali o dei Centri Diurni Integrati, incrementando le opportunità di partecipazione, di inclusione e relazione, attraverso la realizzazione di attività ludiche e ricreative. Sedi del progetto di quest’anno anno, nell’area milanese e lombarda, saranno il Centro “Girola-Don Gnocchi” di Milano (1 volontario), il Centro “S. Maria al Castello” di Pessano con Bornago (1 volontario), il Centro “Ronzoni-Villa” di Seregno (2 volontari), il Centro “S. Maria al Monte” di Malnate (3 volontari) e il Centro “S. Maria alle Fonti” di Salice Terme (1 volontario).

L’impegno si articolerà in 25 ore settimanali, con un compenso di 439,50 euro mensili e un pasto gratuito al giorno. Le domande vanno presentate tramite SPID esclusivamente sulla piattaforma Domanda on Line (DOL) all’indirizzo domandaonline.serviziocivile.it entro le ore 14 del 15 febbraio 2021.

Per maggiori informazioni e per ricevere supporto nella presentazione della domanda è possibile rivolgersi al Servizio Volontariato e Servizio Civile della Fondazione Don Gnocchi ai numeri 02 38264696 - 02 76456803 o all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

L’impatto dell’emergenza Covid-19 si è rivelato inclemente anche sui pazienti cardiologici.  Durante la pandemia, infatti, si è assistito a una importante crescita dei casi di embolia polmonare e di patologie ad essa connesse.

Di grande attualità risulta perciò il nuovo progetto di Fondazione Poliambulanza che, grazie alla generosa donazione della famiglia Rastrelli, segnata dalla perdita della figlia Margherita a causa di una grave ipertensione polmonare, dà il via a un ambulatorio per la cura, il trattamento e l’assistenza di pazienti affetti da embolia polmonare e ipertensione polmonare

Si tratta di uno tra i pochissimi centri in Italia, completamente dedicato al percorso di cura di queste cardiopatie ad alta complessità, che coinvolgono l’embolia polmonare, transitano attraverso l’ipertensione polmonare, sua grave complicanza, e sfociano nello scompenso cardiaco.

L’ambulatorio “Margherita Rastrelli” si sostituisce al precedente e, grazie alla presenza di innovative strumentazioni, si rivolge anche ai casi che precedentemente non venivano trattati, come quelli dell’ipertensione polmonare non causata da embolia. Inoltre l’ampliamento dei locali e del personale dedicato consentono di trattare un maggiore numero di pazienti – ad oggi 600-700 all’anno, quelli che accedono all’ospedale bresciano per il follow-up dell’embolia polmonare – e di intensificarne la frequenza dei controlli, affinché il monitoraggio sia perfetto. Ma non si esaurisce qui la portata innovativa del progetto. Il fulcro risiede nel potenziamento della telemedicina come strumento di intervento sul territorio, a beneficio del paziente.

“La telemedicina in ambito cardiologico si sviluppa in Poliambulanza attraverso due filoni – spiega Claudio Cuccia, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare di Fondazione Poliambulanza -. Il primo, attivo ormai da anni, è diretto ai pazienti con scompenso cardiaco. A partire dai dati raccolti, il cardiologo specialista individua il percorso terapeutico domiciliare più adeguato. Il secondo filone è quello rivolto ai pazienti dimessi con patologie cardiologiche ad alto rischio di riospedalizzazione. Questa categoria di pazienti, oltre a usufruire del supporto telematico, riceve anche un aiuto concreto sul territorio”. Grazie al progetto “Con il Cuore e con le Mani” – attivo in Poliambulanza da due anni – un infermiere esperto, in accordo con i cardiologi di Poliambulanza e con il medico di medicina generale, si reca presso il domicilio del paziente, per un periodo di 8 settimane a intervalli più o meno regolari, per formarlo sulla corretta gestione della patologia cardiologica, e ridurre così il rischio di riospedalizzazione. Da uno studio di confronto è emerso che i pazienti cardiologici seguiti a domicilio dagli infermieri di Fondazione Poliambulanza andavano incontro a un rischio di riospedalizzazione molto più basso rispetto a coloro che dopo la dimissione ospedaliera non erano stati più monitorati a casa.

“Il ricorso alla telemedicina in ambito cardiologico non costituisce quindi una novità per Poliambulanza, che già da alcuni anni ne ha esplorato le potenzialità – spiega il dott. Cuccia –. Il rapporto ospedale-territorio è essenziale e l’utilizzo della telemedicina ai fini di una presa in carico condivisa del paziente sul territorio viene potenziata dal nuovo ambulatorio di cardiologia ad alta complessità. Il teleconsulto infatti, con il nuovo progetto, viene messo a disposizione anche dei pazienti colpiti da embolia polmonare o da ipertensione polmonare (primitiva o secondaria) in una relazione più capillare e proficua tra cardiologo specialista e medico di medicina generale. Ci saranno infatti spazi e risorse specificamente dedicate al dialogo tra i medici di famiglia e i cardiologi, per i casi che si reputino di utile approfondimento”.

“Le risorse riversate sull’ambulatorio assumono un ruolo chiave anche in seno alla ricerca scientifica – conclude Cuccia -. A partire dalla raccolta dei dati dei pazienti in cura (e i nostri sono centinaia), si potranno ottenere informazioni sull’ottimizzazione e sulla personalizzazione della cura, e tutto a sostegno dell’intera comunità scientifica”.