La Lega del Filo d'Oro lancia sul web, sui propri canali social e in tv, la campagna di raccolta fondi "Adotta un mondo di sì”. Protagonista del nuovo spot è Leonardo, un piccolo utente dell'Associazione affetto dalla sindrome di Charge. L'obiettivo dell’iniziatiova è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sul lavoro messo in campo dall'equipe multidisciplinare dell'Associazione, che individua un percorso riabilitativo individuale per ogni utente, personalizzato e finalizzato al potenziamento delle abilità residue.

"Tante famiglie approdano alla Lega del Filo d'Oro dopo essersi sentite dire che non c'era nulla da fare, dove l'unica risposta che hanno ricevuto è stata un no – ha dichiarato Patrizia Ceccarani, Direttore Tecnico Scientifico della Lega del Filo d'Oro - Attraverso il racconto della storia di Leonardo vogliamo dire alle famiglie in difficoltà che per noi non esiste mai un "no” definitivo di fronte ad una diagnosi, ma un "mondo di sì”, una serie di possibilità in ogni situazione, anche la più grave, in grado di restituire alle persone sordocieche una vita dignitosa. Perché per noi della Lega del Filo d'Oro la vita è un viaggio, ed è un diritto di tutti viverla al massimo”.

La storia di Leonardo è emblematica dello sforzo collettivo di medici, psicologi e terapisti della Lega del Filo d'Oro. Oggi Leonardo ha imparato a muoversi e a farsi capire e i suoi genitori hanno potuto iniziare anche solo a immaginare un futuro per il loro bambino.

Occorrono infatti tanta professionalità e passione per aiutare le persone sordocieche ad uscire dall'isolamento in cui vivono: per questo la Lega del Filo d'Oro chiede il sostegno di tutti gli utenti del web e dei social media per poter continuare a pianificare le proprie attività sul lungo periodo.

Per sostenere la campagna è possibile visitare il sito www.adottaunmondodisi.it o collegarsi alla pagina Facebook della Lega del Filo d'Oro per "rispondere sì”, diffondendo e condividendo il video di Leonardo https://www.youtube.com/watch?v=bnAqXNAeSwU&t=4s

 

“Il privato non profit in questi anni ha garantito interventi di qualità e con costi più contenuti. Dopo l’emergenza Covid tutto questo dovrà cambiare e la sanità non profit dovrà avere pari dignità: stessi obblighi, ma stessi riconoscimenti rispetto a quella pubblica”.

Così il Direttore Generale dell’Ospedale Evangelico Betania, Luciano Cirica, in una testimonianza scritta contenuta nel volume “COVID. Le cento giornate di Napoli”, edito da Repubblica e realizzato dalla redazione napoletana del quotidiano e distribuito gratuitamente insieme al giornale.

Cirica ha evidenziato la necessità, dopo l’emergenza che il SSN ha dovuto affrontare, di rimodulare il rapporto tra Sanità Pubblica e Privata, tenendo conto del settore non profit del privato, di matrice religiosa, che, in quanto equipollente al pubblico, deve essere considerato “partner e non concorrente”.

Nel volume sono state raccolte le storie dei guariti dalla infezione da SARS-CoV-2 e di quelli che non ce l’hanno fatta, ma anche la situazione degli ospedali, in prima linea nella lotta, la crisi economica e sociale che la pandemia ha inevitabilmente provocato, le proposte per una efficiente ripresa delle attività.

Anche Cordelia Vitiello, presidente della Fondazione Evangelica Betania e dell’Ospedale, guarita dalla covid-19, ha descritto nel libro la propria esperienza e quella del suo nosocomio che, durante l’emergenza, ha messo a disposizione un intero piano e un’area di isolamento.

 

 Aperta al pubblico la nuova struttura d’ingresso dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.   

L’inaugurazione, organizzata in forma ristretta a causa dell’emergenza Covid, è stata seguita dalla Santa Messa, presieduta dal vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti  nella hall della stessa palazzina.

La nuova struttura è divenuta dunque l’unica “porta di entrata” dell’ospedale; sono infatti stati chiusi gli altri varchi (Sacro Cuore e Casa Perez) ad eccezione di casi eccezionali. In questo modo è stato reso più agevole l’accesso per il paziente ai vari servizi e, tramite percorsi definiti e coperti, a tutti i reparti del “Sacro Cuore”, del “Don Calabria” e ai Poliambulatori di casa Nogarè, tre edifici distinti e raggiungibili oggi solo esternamente valicando il vecchio ingresso, dalla sommità di viale Rizzardi.

La prima pietra del nuovo edificio è stata posata dal presidente della Regione, Luca Zaia, il 4 ottobre del 2017, pertanto la realizzazione è avvenuta in poco più di due anni, nonostante la pandemia Covid19, con un investimento di 25milioni di euro totalmente autofinanziato.

Nella nuova ala sono stati riuniti tutti gli sportelli di accettazione e prenotazione di visite ed esami precedentemente dislocati in varie parti dell’ospedale, e, al primo piano, i 14 ambulatori per i pre-ricoveri di tutte le 11 chirurgie. Nel prossimo futuro sarà trasferito anche il Centro prelievi e trasfusionale. Tre piani interrati sono stati adibiti a parcheggi, per un totale di 308 posti, collegati con gli ascensori ai successivi piani della palazzina.

Un tunnel al piano terra collega la nuova struttura al “Sacro Cuore” e al “Don Calabria”, mentre un altro sotterraneo porta il paziente a Casa Nogarè, dove sono i Poliambulatori.

Sempre con l’obiettivo di agevolare il percorso ospedaliero del paziente, sono stati introdotti anche dei supporti informatici che consentiranno al paziente stesso di gestire in piena autonomia, per esempio, l’accettazione e il pagamento del ticket, riducendo i tempi di attesa.

Il nuovo edificio è il primo step di un progetto di riqualificazione complessiva dell’Ospedale di Negrar che ha come obiettivo l’adeguamento della struttura all’esponenziale sviluppo medico-scientifico e tecnologico che il nosocomio ha avuto negli ultimi decenni, anche dal punto di vista dell’immagine. I lavori di riqualificazione continueranno negli anni con l’ampliamento del Pronto Soccorso; un nuovo reparto di Oncologia e un Centro di Ricerca per le Malattie Infettive e Tropicali.

“Davanti a noi abbiamo una struttura bella e moderna che cambierà profondamente l’organizzazione e i percorsi all’interno dell’ospedale – ha affermato il presidente dell’Ospedale di Negrar, fratel Gedovar Nazzari – E la bellezza, in questo caso, non è solo una questione esteriore. Io penso che in un’opera come la nostra, che è nata dal Carisma di San Giovanni Calabria, la bellezza degli ambienti abbia un valore carismatico. La bellezza è il segno dell’attenzione, della cura e, perché no, dell’amore che la nostra mission ci chiede di dedicare ad ogni malato, perché ogni malato con le sue sofferenze è una perla preziosa agli occhi di Dio”.

“La centralità della persona è essenziale, per questo occorre garantire innovazione, aggiornamento, strumentazioni all’avanguardia, semplicità di accesso - ha sottolineato l’amministratore delegato, Mario Piccinini - Continuiamo il nostro lavoro con una struttura ‘green’, più digitale, con spazi grandi più a misura delle esigenze dei pazienti. La nostra formula ‘no profit’ di totale investimento degli utili direttamente nell’ospedale, vuole essere la garanzia di come si può continuamente crescere puntando solo al benessere dei pazienti”.

“Abbiamo pensato questa struttura quattro anni fa prima della pandemia – ha continuato - ma risponde alla logica che il paziente deve entrare in ospedale solo quando serve. Il tema della medicina dei prossimi anni sarà l’antibiotico resistenza, quindi questa nuova struttura, oltre a facilitare l’accesso del paziente in ospedale, ha anche l’obiettivo di proteggerlo da virus e batteri”.

 

L’Aris, insieme alle altre Associazioni di categoria Uneba, Anaste, Agidae e Agespi, ha firmato una lettera in cui si sottopone all’attenzione del Presidente del Consiglio, dei Presidenti dei Gruppi Parlamentari, del Presidente della Commissione Bilancio della Camera, e dei ministri della Salute, dell’Economia e del Lavoro

una serie di proposte di emendamento e di innovazione riguardanti il decreto Rilancio, emanato dal Governo per contrastare l’epidemia da Covid-19, prima che il suddetto decreto, il prossimo 18 luglio, venga convertito in legge.  

In particolare è stato richiesto il riconoscimento, da parte dello Stato, di un maggiore sostegno economico dati gli sforzi sostenuti durante la pandemia; l’elargizione di un bonus per il personale sanitario coinvolto direttamente nell’emergenza da SARS-CoV-2; crediti di imposta per le sanificazioni e DPI; misure specifiche per le comunità per minori.

Oltre 2.000 i pazienti Covid-19 che Fondazione Poliambulanza ha preso in cura durante la fase più critica dell’epidemia – dal 20 febbraio al 30 aprile. 182 quelli in Terapia Intensiva. Ben 427 i contagiati presenti simultaneamente in struttura tra il 20 e il 21 marzo. Numeri importanti indicativi dell’enorme e instancabile impegno organizzativo che l’ospedale bresciano ha dovuto mettere in atto per gestire una situazione di massima criticità, a cui ha risposto con l’allestimento di 78 posti letto di Terapia Intensiva, rispetto ai 16 ante emergenza e che ha visto l’utilizzo giornaliero di 10.800 litri di ossigeno a fronte dei soli 560 litri ante epidemia

“Gli ultimi quattro mesi – afferma Alessandro Triboldi, Direttore Generale di Fondazione Poliambulanza – hanno visto Poliambulanza operare in prima linea sul fronte dell’emergenza, in piena collaborazione con gli istituti del Servizio Sanitario Nazionale, tanto da qualificarsi tra le strutture che hanno messo a disposizione il maggior numero di posti letto per pazienti Covid-19. È stato un periodo complesso che ha richiesto il massimo dispiegamento delle risorse ed un enorme impegno da parte di tutto il personale, che ha accolto la sfida senza alcuna esitazione.  Un contributo quantificabile in ben 7 milioni di uscite di cassa aggiuntive per personale e fornitori, in un bimestre in cui abbiamo registrato un forte ridimensionamento dei ricavi. Il nostro impegno tuttavia non si è ancora concluso. Per rispettare il distanziamento sociale e diminuire le liste d’attesa che si sono create e che si aggiungono a quelle precedenti, stiamo allungando gli orari in cui i pazienti possono fruire dei nostri servizi. Questo significa che il personale sanitario, che ha lavorato duramente nella fase emergenziale, dovrà continuare a farlo.”

Dal documento che riassume i principali risultati della gestione dello scorso anno emerge che i pazienti ricoverati sono stati 31.829, in leggero aumento rispetto al 2018 dell’1%, per un totale di oltre 152.000 giornate di degenza. Le operazioni chirurgiche eseguite ammontano a 20.160. Sono stati realizzati 950 interventi di protesica maggiore in ortopedia, 500 di cardiochirurgia, circa 1.720 di chirurgia oncologica maggiore. 1.440 è il numero di casi con diagnosi principale urgente, 600 i casi di infarto del miocardio trattati, 1.500 le procedure di emodinamica, 650 quelle di elettrofisiologia e 160 le sostituzioni di valvola aortica con tecnica mininvasiva (TAVI).

Per l’attività ambulatoriale complessivamente sono stati registrati circa 420.000 accessi: 77 mila sono riferiti al servizio di radiologia e diagnostica per immagini, 74 mila al servizio di laboratorio analisi, 18 mila al servizio di endoscopia digestiva, 21 mila al servizio di anatomia patologica e 3 mila ai Consultori e Ambulatori Cidaf acquisiti nel 2017.

570 sono stati i casi di malattie cerebrovascolari trattati e per la maggior parte si riferiscono a ictus ricoverati in Stroke Unit. 2.752 sono state le nascite.

Cresciuto di un ulteriore 2% il numero di accessi al Pronto Soccorso, circa 87.000, con una media di 238 accessi al giorno. Oltre al numero assoluto risultano in aumento del 19% i codici rossi trattati (la media è di 6 codici rossi al giorno).

ricavi totali dell’Istituto sono aumentati del 2% rispetto al 2018, per un totale di 183 milioni. L’87% del fatturato proviene dal servizio sanitario nazionale, l’11% da pazienti privati, prevalentemente generato da fondi assistenza e assicurazioni, e il 2% da altre fonti. Circa il 62% dei ricavi provengono dall’attività di ricovero, il 25% dall’attività ambulatoriale ed il 13% da altre voci di ricavo. Nel 2019 sono stati investiti circa 17 milioni di euro, di cui 12 connessi alla realizzazione del nuovo Blocco Operatorio Cardiovascolare. Gli investimenti totali nell’ultimo triennio superano i 36 milioni di euro la cui copertura deriva esclusivamente dai ricavi provenienti dalle prestazioni eseguite, a differenza di quanto avviene nel pubblico dove gli investimenti vengono finanziati a parte, in conto capitale.

Per quanto riguarda invece i lavoratori va rilevato che i collaboratori in servizio sono 1.993, il 94% dei quali assunti con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. La spesa per il personale ammonta a circa 108 milioni di euro e rappresenta il 60% del totale dei costi.

Attraverso Poliambulanza Charitatis Opera Onlus (PCO) sono stati raccolti circa 60.000 euro provenienti da donazioni di privati cittadini, enti e imprese ed è stato possibile portare avanti progetti nazionali ed internazionali in Burundi e Guinea Bissau e interventi di aiuto quotidiano a pazienti indigenti.

Anche lo scorso anno l’attività di ricerca del Centro di Ricerca E. Menni (CREM) si è concentrata sulle cellule staminali isolate dai tessuti placentari, oggetto di importanti pubblicazioni e presentazioni a livello internazionale. Oltre a tale attività, vanno considerati i contributi scientifici degli specialisti a convegni, congressi nazionali e internazionali, oltre alle pubblicazioni scientifiche. Parte dell’attività di ricerca è stata finanziata tramite il 5X1000 grazie a cui sono stati raccolti 65.000 euro.

“Rileggere accortamente, nell’intelaiatura fitta e densa di voci quantitative ed ancor più qualitative, l’anno 2019 lungo il corso dei giorni e dei mesi ci conferma nella consapevolezza d’essere un Istituto ospedaliero virtuoso, anzitutto in ragione e grazie ad una storia che viene da molto lontano e che mai si è interrotta sino ad oggi – afferma Mario Taccolini, Presidente di Fondazione Poliambulanza -. È innegabile che la composita e ampia Famiglia di Poliambulanza è stata in grado di affrontare questo nostro tempo, appunto, sofferto e smarrito, potendo contare su di un patrimonio, straordinario e fecondo, ricco di talenti, vocazioni, attitudini, abnegazione, competenza, fiducia e speranza. Una tradizione ed una cultura vissuta e interpretata quotidianamente, una mission capace di valicare le difficili contingenze e le inedite emergenze, proprio in ragione e grazie ad una storia che viene da molto lontano, ma che sa volgersi con lungimiranza al futuro, con fiducia e speranza, sempre.”

Ed è proprio sulla strada del futuro che Poliambulanza è già in corsa: da giugno sono ripartite tutte le attività chirurgiche, ambulatoriali e di degenza. Sono in fase di riprogrammazione gli appuntamenti annullati durante l’emergenza, con la possibilità anche di visite serali e nel week-end per evitare di allungare troppo i tempi di attesa. Un intervento necessario, nell’interesse dei pazienti, se si considera che l’ospedale bresciano ha sospeso il 90% delle attività ordinarie per consentire, nella fase critica dell’epidemia, una rapida conversione dei reparti ed evitare di esporre al rischio di contagio i pazienti non Covid-19. Rimasti invece sempre in operatività il Pronto Soccorso (DEA II livello), il Punto Nascita, la Terapia Intensiva Neonatale e tutte le attività ambulatoriali connesse alla gravidanza e al parto e il Dipartimento Cardiovascolare. Fondazione Poliambulanza infatti è stata riconosciuta da Regione Lombardia come HUB di riferimento di Cardiochirurgia, Chirurgia Vascolare e Cardiologia Interventistica per la Lombardia Orientale.

“Le cicatrici sono il segno che è stata dura. Il sorriso è il segno che ce l’hai fatta”. È questo il messaggio con cui il Direttore Triboldi, citando una celebre frase di Madre Teresa di Calcutta, commenta l’operato di tutti i colleghi di Fondazione Poliambulanza che, nel momento dell’emergenza, così come in fase di ripartenza, si sono messi in gioco, incondizionatamente, con senso di responsabilità, umanità e vera dedizione.