Offriamo una breve sintesi di come potrebbe cambiare la governance del farmaco nell'analisi punto per punto del documento presentao su questo argomento dal Governo:
 
a) Revisione del prontuario. Si rende necessario da parte di Aifa la verifica puntuale della presenza nel Prontuario di farmaci terapeuticamente equivalenti ammessi alla rimborsabilità del SSN con prezzi differenziati, promuovendo interventi finalizzati ad attenuare/eliminare tali differenze. È necessario che Aifa verifichi periodicamente l’elenco dei medicinali inclusi nel PHT, sia con riferimento ai medicinali che sono consolidati nella pratica clinica, sia al fine di integrare il PHT con ulteriori categorie di farmaci che richiedono un controllo ricorrente del paziente, rafforzando peraltro la possibilità di erogazione in distribuzione diretta o per conto, a seconda del modello organizzativo adottato dalle Regioni, congiuntamente a modalità più competitive di approvvigionamento dei farmaci stessi. L’Aifa avvia, inoltre, ogni utile approfondimento per verificare se modalità di prescrizione e dispensazione dei farmaci con un numero di dosi personalizzato rispetto alle esigenze dei cittadini possano contribuire a una migliore appropriatezza d’uso.
 
b) Farmaci equivalenti e liste di trasparenza. Si prevede il potenziamento dell’informazione sui medicinali equivalenti anche al fine di un incremento consapevole del relativo utilizzo appropriato, mediante specifiche iniziative informative rivolte ai cittadini. In tali termini, l’Aifa dovrebbe produrre un rapporto informativo dettagliato atto a individuare, anche su base regionale, le categorie di farmaci su cui si concentra la spesa dei cittadini, la relativa variabilità dei prezzi e le caratteristiche dei pazienti (ad es., utilizzatori concomitanti di pochi/molti principi attivi differenti).
 
c) Farmaci biosimilari. Come per i generici è importante che Aifa provveda ad avviare campagne informative di sensibilizzazione, rivolte in generale sia ai medici che ai pazienti, e finalizzate all’appropriato uso dei farmaci biologici e biosimilari. Al fine di favorire l’accesso alle cure e promuovere una maggiore concorrenzialità si rende necessario intervenire con una revisione delle vigenti disposizioni normative in materia.
 
d) Il Ruolo propositivo dell’Aifa nell’individuazione delle equivalenze terapeutiche. Sulla base della sussistenza dell'equivalenza terapeutica le Regioni possono procedere alla implementazione delle gare regionali in equivalenza. L’Aifa per questo dovrà promuovere la condivisione e la messa a fattor comune delle esperienze regionali. A tal proposito l’Aifa assicura con tempestività e con tempi definiti il supporto alle regioni con riferimento alla richiesta di parere su equivalenza terapeutica tra medicinali contenenti diversi principi attivi al fine di consentire il corretto svolgimento delle procedure di approvvigionamento dei farmaci in esame.
 
e) Funzionamento dei registri Aifa. Per i farmaci con prezzo di rimborso SSN più elevato, o per i quali sono necessari approfondimenti ulteriori del profilo beneficio-rischio dopo l’immissione in commercio, è necessario che vi sia una registrazione dell’atto prescrittivo all’interno di sistemi web. È necessario altresì che la registrazione delle informazioni sia semplificata nel caso della verifica dell’aderenza alle indicazioni approvate, mentre potrà essere più approfondita in presenza di accordi negoziali di condivisione del rischio (Managed entry agreement – MEA), assicurando in questo secondo caso che la richiesta di informazioni sia contenuta al minimo indispensabile e non comporti un impegno eccessivo nei tempi di compilazione da parte delle strutture di assistenza. In tutti i casi, la realizzazione di un registro webbased deve avvenire in tempi brevi al fine di consentire tempestivamente la disponibilità dei farmaci.
 
f) Condivisione con le Regioni dei dati raccolti nei Registri Aifa e dei dati regionali dell’Osmed. L’Aifa renderà disponibili alle Regioni, e alle strutture sanitarie, copia dei dati raccolti, nel rispetto della normativa di tutela della privacy. Infine, è necessario che l’Aifa faciliti l’integrazione fra i dati dei registri Aifa e i dati di registri clinici di patologia attivi in Italia. L’Aifa mette, inoltre, a disposizione delle Regioni i dati utilizzati da Osmed in modo che ciascuna Regione sia in grado, anche autonomamente, di effettuare confronti e approfondimenti; inoltre, per tale specifico riguardo, nel rispetto dei profili di competenza istituzionali, con le risorse finanziarie, strumentali e umane già disponibili a legislazione vigente, garantisce un monitoraggio sulle gare regionali e i relativi prezzi, i cui esiti sono messi a disposizione delle regioni.  
 
g) Ricerca e informazione indipendente, e attività di farmacovigilanza. Si ritiene auspicabile che l’Aifa renda nuovamente operativi i modelli già sperimentati in passato, apportando gli eventuali adattamenti. È, altresì, necessario concentrare le attività di ricerca indipendente su temi di rilevante interesse per la salute dei cittadini, a prescindere dall’interesse commerciale, tenendo anche in considerazione le potenziali ricadute nell’attività regolatoria dell’Aifa. Sono da sostenere studi clinici sperimentali, studi osservazionali e revisioni sistematiche. Si ritiene poi auspicabile la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure amministrative al fine di privilegiare la verifica dei risultati attesi. Si sottolinea la necessità che le Regioni rafforzino i flussi di informazioni di farmacovigilanza, fermo restando l’attività ordinaria delle Regioni in suddetta materia. Per quanto riguarda l’attività di informazione e formazione sui farmaci, l’Aifa predispone annualmente un piano di attività allo scopo di garantire ai medici un’informazione indipendente e di rafforzare il ruolo del SSN. In coerenza con la normativa vigente l’Aifa inoltre predispone un’analisi delle attività di informazione scientifica sui farmaci effettuate in Italia (e a livello regionale) da parte delle aziende farmaceutiche, in ambito sia di medicina generale che di strutture ospedaliere.
 
h) Rapporti con le Aziende del farmaco. Sebbene gli interventi di sostegno alle attività del settore farmaceutico non riguardino la sfera del finanziamento del SSN, l’Aifa deve assicurare l’efficientamento delle procedure al fine di garantire, con proprio provvedimento, per quanto di competenza, tempi affidabili di esame delle richieste di pareri. L’Aifa predispone inoltre documenti scritti, da sottoporre a consultazione aperta, che illustrano la posizione dell’Agenzia sui diversi temi, e sostiene le infrastrutture utili all’attività di ricerca clinica.
 
i) Scientific advice e conflitti di interesse. L’Aifa partecipa alle attività di scientific advice condotte dall’EMA e ad attività di  scientific advice multinazionali. A livello nazionale, l’Aifa predispone Linee guida e pareri formali su temi di interesse generale, assicurando adeguate forme di diffusione/pubblicità. È necessario porre particolare attenzione alle attività di scientific advice in modo da evitare conflitti di funzione.
 
l) Attività di “horizon scanning”. È necessario utilizzare le informazioni disponibili a livello EMA sui farmaci che sono in corso di approvazione per svolgere un’attività di cosiddetto “horizon scanning”, al fine di gestire per tempo l’arrivo dei nuovi farmaci, con riferimento sia alle ricadute organizzativo/gestionali e assistenziali che alle connesse valutazioni di impatto economico-finanziario.
 
m) Diffusione nell’adozione del meccanismo prezzo-volume (P/V). Si tratta di un principio importante per il quale è opportuno chiarire più in dettaglio le relative modalità di applicazione. Il meccanismo P/V deve essere definito nel momento in cui avviene la contrattazione del prezzo da parte dell’Aifa, prevedendo anche le successive contrattazioni periodiche durante la copertura brevettuale, anche in relazione all’eventuale estensione delle indicazioni terapeutiche. Allo scopo di formalizzare la procedura utilizzata, e di chiarire in anticipo le modalità di applicazione della procedura alle aziende farmaceutiche, è necessario ed urgente che l’Aifa proponga un position paper, da sottoporre a discussione pubblica.
 
n) Patent-linkage e adeguamento della normativa italiana alle direttive europee. Il Ministero dello sviluppo economico garantisce la disponibilità di informazioni aggiornate e tempestive sulle date di scadenza brevettuale dei farmaci coperti da brevetto. È inoltre necessario condurre approfondimenti, con il supporto dei competenti uffici tecnici delle diverse amministrazioni coinvolte, al fine di esaminare la tematica dei “brevetti di processo” o “brevetti d’uso” frequentemente citati dalle aziende farmaceutiche in fase di espletamento delle gare da parte delle centrali di acquisto regionali o in fase di predisposizione delle cosiddette “liste di trasparenza”.
 
o) Valutazione dei farmaci innovativi. È necessario che l’Aifa predisponga una versione aggiornata del documento sull’innovazione, che sia anche utile alle attività di contrattazione condotte da Aifa stessa. In coerenza con quanto rappresentato nella parte introduttiva del presente documento, devono essere riaffermati due principi: i) farmaci uguali, o con lo stesso valore terapeutico, devono avere prezzi a carico del SSN uguali; ii) un prezzo SSN di rimborso superiore rispetto alle alternative terapeutiche può essere riconosciuto solo a farmaci che abbiano dimostrato un vantaggio terapeutico, in termini di esiti clinici quali la sopravvivenza, la qualità di vita, il controllo dei sintomi, la riduzione della tossicità clinicamente rilevante. Sarebbe auspicabile una riflessione che porti alla stesura di un position paper, da sottoporre a discussione pubblica, riguardante l’applicazione delle analisi costo-efficacia come base per la definizione del prezzo dei farmaci, incluso l’eventuale impiego di indicatori di utilità come i QALY (Quality adjusted life years) per comparare esiti clinici differenti in una scala confrontabile.
 
p) Ruolo e funzionamento dei tetti di spesa, inclusa la revisione del sistema di attribuzione del budget alle aziende. Il tetto di spesa ed i meccanismi di pay-back in caso di superamento dei tetti di spesa farmaceutica devono gradualmente diventare strumenti residuali di controllo della spesa farmaceutica stessa. È necessario in ogni caso che siano adottati sistemi semplificati di gestione della normativa relativa al rispetto dei tetti di spesa e al pay-back farmaceutico che diano certezza di applicazione a tutti i soggetti coinvolti, anche al fine di superare il sistematico ricrearsi di contenzioso. La semplificazione dovrebbe anche associarsi a una rivalutazione complessiva del sistema dei tetti, ora fissati a livello nazionale ai fini della determinazione dello sfondamento. Anche al fine di una maggior responsabilizzazione di tutti gli attori coinvolti, si propone di prevedere in futuro tetti regionali e di valutare, nell’ammontare della spesa soggetta a tetto, anche la spesa sostenuta per rimborsare le strutture private accreditate dei farmaci erogati per conto del SSN, secondo modalità omogenee e valide per tutto il territorio nazionale. Fermi restando i vincoli di spesa relativi al settore farmaceutico, è meritevole di approfondimento anche l’aggiornamento periodico dell’ammontare dei tetti di spesa in relazione all’evoluzione del settore farmaceutico. Andrebbe in futuro inoltre approfondita la tematica relativa agli oneri connessi al consumo di farmaci in mobilità.
 
q) Presenza di fondi ad hoc. Per ora si ritiene opportuno non avanzare specifiche modifiche sul vigente assetto. In prospettiva, tuttavia, va tenuto presente che in linea generale, i fondi ad hoc possono essere utili in condizioni straordinarie, come nel caso di immissione in commercio e alla rimborsabilità del SSN di singoli farmaci con rilevanti ricadute sulla spesa del SSN. In condizioni ordinarie, l’immissione in commercio dei nuovi farmaci e la rimborsabilità a carico del SSN deve avvenire in coerenza con i criteri generali di gestione del settore farmaceutico e la compatibilità finanziaria deve rientrare nell’ordinata amministrazione del settore farmaceutico stesso.
 
r) Riordino del funzionamento di CTS-CPR. Al fine di evitare tali diseconomie e per permettere anche la condivisione di aspetti sui quali le due commissioni potrebbero avere sensibilità e consapevolezze differenziate, sarebbe auspicabile procedere in uno dei modi di seguito rappresentati: i) riunificazione delle due commissioni, includendo le diverse competenze necessarie, con la possibilità di condurre approfondimenti per sottogruppi; ii) prevedere che una parte dell’attività delle commissioni si svolga congiuntamente. Si evidenzia inoltre la necessità che venga potenziata la segreteria tecnica di supporto alle commissioni, operante presso l’Aifa, a cui è demandata l’attività istruttoria. Tuttavia, in ordine alle proposte sopra indicate, ci si rimette alle valutazioni del Direttore e del Consiglio di amministrazione dell’Aifa.
 
s) Aifa: CdA, rapporti con le Regioni e vigilanza da parte dei Ministeri competenti. Si rileva l’opportunità di inserire fra i componenti anche un rappresentante del Ministro dell’economia e delle finanze, fermo restando il numero dei componenti. Inoltre, al fine di promuovere e incentivare la necessaria e periodica interlocuzione con le Regioni, si ritiene necessario che nell’ambito delle Commissioni consultive già previste nell’assetto organizzativo dall’Agenzia, sia dato il giusto rilievo e impulso alle funzioni del Centro di collegamento Aifa-Regioni.
 
t) Coinvolgimento dei rappresentanti dei pazienti. Allo scopo di favorire l’inclusione delle istanze dei pazienti, si propone di istituire un Tavolo permanente di consultazione con la presenza di rappresentanti delle associazioni dei pazienti.
 
u) Centro di coordinamento nazionale dei comitati etici con sede all’Aifa. Tenuto conto dei possibili conflitti di funzione fra il ruolo del Centro di coordinamento dei comitati etici e il ruolo dell’Aifa di autorizzazione delle sperimentazioni cliniche effettuate in Italia e dell’attività di supervisione e ispezione dei Comitati etici italiani, è necessario valutare una diversa collocazione del Centro di coordinamento al di fuori di Aifa, proposta che richiede uno specifico intervento normativo. L’Aifa dovrà inoltre effettuare una valutazione dei punti di forza e dei limiti dell’attività svolta in questi anni come Autorità competente e considerare possibili alternative, fra le quali il trasferimento di parte di questa competenza ai Comitati etici.
 
v) Rapporti con Istituto superiore di sanità (Iss) e Agenas. Aifa, Istituto superiore di sanità (Iss) e Agenas svolgono attività che presentano alcune aree di sovrapposizione. In un contesto di collaborazione, già presente, questa parziale sovrapposizione necessita di una maggiore collaborazione al fine di sfruttare le sinergie presenti e da creare.
 
w) Delibera Cipe 2001. Si rende necessaria una revisione e aggiornamento dei contenuti della delibera Cipe del 2001 che fissa i criteri per la contrattazione del prezzo dei farmaci, per tener conto dell’evoluzione intervenuta nel settore farmaceutico e in coerenza con gli indirizzi forniti nel presente documento.

Dopo l’esperienza in Vaticano lo scorso 30 novembre alla Conferenza Internazionale  “Droghe e Dipendenze - Un ostacolo allo sviluppo umano integrale” con la relazione ”Prossimità in tempo di crisi”, don Vincenzo Sorce, porterà  le sue energie e le sue competenze nel campo delle Dipendenze Patologiche a Nairobi in Kenya. Dal 10 al 14 Dicembre, sarà relatore a Nairobi alla Conferenza Internazionale sulla Riduzione della Domanda di Droga – “Pensare globalmente, agire a livello locale”, con una relazione su “Terapia e Spiritualità - L’approccio Cristiano alla lotta contro le droghe”.

Organizzata da NACADA (National Authority for the Campaign Against Alcohol and Drug Abuse) in collaborazione con l'Unione Africana e la Società internazionale per l'uso di sostanze sostitutive (ISSUP), la prima Conferenza internazionale sulla riduzione della domanda di droga in Africa, vedrà don Vincenzo Sorce relatore con il tema dal titolo “Terapia e Spiritualità - L’approccio Cristiano alla lotta contro le droghe”.  Don Vincenzo porterà, infatti, a Nairobi, la sua esperienza come testimonianza viva del suo personale impegno nella lotta al fenomeno delle Dipendenze Patologiche, un impegno cresciuto e maturato negli anni e adattatosi ai nuovi scenari e alle nuove necessità che la società si trovava ad affrontare. Fondamentale, nella crescita di questo impegno, il costante lavoro di sinergia tra spiritualità e terapia, tema che presenterà a Nairobi.

Don Vincenzo Sorce, fondatore dell’Associazione è divenuto in questi anni emblema della lotta alle Dipendenze Patologiche, una lotta costruita sulla professionalità, sul continuo studio e sulla continua formazione atta ad offrire risposte qualificate a tutte quelle persone e quelle realtà che vivono il problema della dipendenza. L’Associazione “Casa Famiglia Rosetta” fin dalle sue origini, ha prestato particolare attenzione al fenomeno delle Dipendenze Patologiche avviando numerose attività ed iniziative, non solo a Caltanissetta, ma in tutta la Sicilia, in Italia e nel Mondo. L’Africa ha da sempre rappresentato una delle realtà care all’attenzione della nostra Associazione e di don Vincenzo. Importante la formazione degli operatori in Libia prima della guerra attuale, l’impegno per la formazione degli operatori contro la droga in Nigeria, Costa D’Avorio, Mozambico, e Tanzania. Si  pensi a Tanga in Tanzania dove è vivo l’impegno di “Casa Famiglia Rosetta” con strutture per bambini sieropositivi e disabili. Questa Conferenza rinsalderà ancora di più il legame tra don Vincenzo Sorce e le terre Africane, un legame dalle radici profonde nel suo impegno nella lotta ad una problematica sempre attuale come quella della droga.   

 

Una pandemia dai risvolti molteplici e mutanti e dagli aspetti talvolta drammatici. Ormai è diventato quasi uno slogan il grido d’allarme, peraltro inascoltato,  sulle diverse forme di dipendenza che minacciano i giovani di oggi, ma non solo loro. L’ultimo in ordine di tempo, viene dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, che nel recente convegno dedicato al tema, davanti ad una platea internazionale convocata in Vaticano,    ha definito il fenomeno delle dipendenze proprio come una pandemia che devasta il mondo giovanile. Oltrechè alla droga il prelato si riferiva a certi siti web che si manifestano sempre più aggressivamente e sono sempre più facilmente raggiungibili dai giovanissimi. Il dark web tra i più pericolosi.

Con il termine Dark Web si indica l’insieme di contenuti accessibili pubblicamente che sono ospitati in siti web il cui indirizzo IP è nascosto, ma ai quali chiunque può accedere purché ne conosca l’indirizzo. Elementi appartenenti al Dark Web sono anche i contenuti privati scambiati tra utenti all’interno di un network chiuso di computer, strutture definite come darknet.

Questo ed altri elementi  rendono la rete che diffonde il dark web popolare nell’ecosistema criminale soprattutto per le  difficoltà delle forze dell’ordine a svolgere operazioni di monitoraggio su larga scala e la funzione di aggregatore che si riconosce ai principali black market che la rete ospita. Su questa rete si possono incontrare gruppi criminali,   hacktivist, script kiddies, giornalisti, dissidenti, terroristi e molto probabilmente agenzie di intelligence. Si vende la peggiore immondizia umana: sostanze stupefacenti , servizi/prodotti per la realizzazione di frodi finanziarie, strumenti informatici per attività illegali che di recente l’Interpol ha raggruppato nelle seguenti categorie:

  • Attacchi informativi contro sistemi hardware e software
  • Crimini finanziari
  • Pedo pornografia

Le darknet offrono ogni genere di servizio e prodotto per agevolare le pratiche illegali citate.  Offrono comunque molto altro. È infatti possibile fruire di numerosi servizi accessori, quali servizi di crypting e servizi di distribuzione del malware . I servizi di cripting (Crypting services) sono essenziali per nascondere le principali componenti di un codice malevolo ai principali sistemi di sicurezza. Per fruire di tali servizi è sufficiente inviare il codice del malware a un servizio che provvede ad offuscarne le parti di interesse rendendone difficile l’analisi. Secondo dati forniti da Trend Micro nell’ecosistema criminale russo è possibile spendere dagli 80 ai 130 dollari per mille istallazioni di malware su macchine europee.  A preoccupare maggiormente le forze dell’ordine e l’Europol è la diffusione di servizi di malware-as-a-service in cui gli utenti pagano per avere una propria versione di un codice malevolo. Giovani e giovanissimi possono facilmente imbattersi in questa e restarne prigionieri.  Quello delle dipendenze, ha notato il Carinale, è un dramma che suscita molto dolore e provoca tante sofferenze. Per questo è necessario un serio e deciso intervento soxciale a cominciare però dall’azione educativa delle famiglie.

 

Pubblichiamo il discorso di Papa Francesco alla Conferenza Internazionale su giovani e dipendenza da droghe e interne tenuta recentemente in Vaticano.

 

Cari fratelli e sorelle,

 

vi  accolgo  volentieri  al  termine  della  vostra  Conferenza  Internazionale  sulla  Droga  e  le Dipendenze. Vi saluto tutti cordialmente e ringrazio il Cardinale Turkson per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro.

In questi giorni avete affrontato temi e problematiche legati al preoccupante fenomeno della droga  e  delle  vecchie  e  nuove  dipendenze  che  ostacolano  lo  sviluppo  umano  integrale.  L’intera comunità  nel  suo  insieme  è  interpellata  dalle  attuali  dinamiche  socio-culturali  e  dalle  forme patologiche  derivate  da  un  clima  culturale  secolarizzato,  segnato  dal  capitalismo  di  consumo, dall’autosufficienza, dalla perdita dei valori, dal vuoto esistenziale, dalla precarietà dei legami e delle relazioni. La droga, come già più volte sottolineato, è una ferita nella nostra società, che intrappola  molte persone nelle sue reti. Sono vittime che hanno perso la loro libertà in cambio di questa schiavitù, di una dipendenza che possiamo definire chimica.

L’uso della droga causa gravissimi danni alla salute, alla vita umana e alla società. Tutti siamo chiamati  a  contrastare  la  produzione,  l’elaborazione  e  la  distribuzione  della  droga  nel  mondo.  È dovere e compito dei governi affrontare con coraggio questa lotta contro i trafficanti di morte. Un ambito sempre più rischioso si sta rivelando lo spazio virtuale: in alcuni siti di Internet, i giovani, e non solo, vengono adescati e trascinati in una schiavitù dalla quale è difficile liberarsi e che conduce alla perdita del senso della vita e a volte della vita stessa. Di  fronte a questo scenario preoccupante, la  Chiesa  sente  come  urgente  il  bisogno  di  instaurare  nel  mondo  contemporaneo  una  forma  di umanesimo  che  riporti  al  centro  del  discorso  socio-economico-culturale  la  persona  umana;  un umanesimo che ha quale fondamento  il “Vangelo della Misericordia”. A partire da esso, i discepoli di Gesù trovano ispirazione per attuare un’azione pastorale veramente efficace al fine di alleviare, curare e guarire le tante sofferenze legate alle multiformi dipendenze presenti sulla scena umana.

Nella società dello scarto, Dio non scarta nessuno; per Lui nessuno è irrecuperabile!

La Chiesa, unitamente alle istituzioni civili, nazionali e internazionali, e alle diverse agenzie educative,  è  fattivamente  impegnata  in  ogni  parte  del  mondo  per  contrastare  il  diffondersi  delle dipendenze mobilitando le proprie energie sulla prevenzione, la cura, la riabilitazione e sui progetti di reinserimento per restituire dignità a coloro che ne sono stati privati. Per vincere le dipendenze è necessario un  impegno sinergico, che coinvolga le diverse realtà presenti sul territorio nell’attuare programmi sociali orientati alla salute, al sostegno familiare e soprattutto all’educazione. In questa prospettiva, mi unisco agli auspici che avete formulato nella vostra Conferenza, affinché vi sia un maggiore  coordinamento  delle  politiche  antidroga  e  anti-dipendenze,  creando  reti  di  solidarietà  e prossimità nei confronti di coloro che sono segnati da queste patologie.

Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio tanto per il contributo che avete offerto in questi giorni di studio e di riflessione. Vi incoraggio a proseguire, nei diversi ambiti in cui operate, il vostro lavoro di animazione e di sostegno anche in favore di coloro che sono usciti dal tunnel della droga e delle varie  dipendenze.  Queste  persone  hanno  bisogno  dell’aiuto  e  dell’accompagnamento  di  tutti  noi: potranno così a loro volta lenire le sofferenze di tanti fratelli e sorelle in difficoltà.

Affido il vostro impegno e i vostri propositi di bene all’intercessione di Maria Santissima Salute degli Infermi e,  mentre vi chiedo di pregare per me, benedico di cuore tutti voi, le vostre famiglie e le vostre comunità così come sono «lodevoli gli studi e le occasioni di confronto capaci di incrementare la consapevolezza sull’impatto e la natura dei costi sanitari e sociali causati dalle droghe; di rafforzare la capacità di gestire i trattamenti farmacologici e rieducativi; di aumentare la mobilitazione e il coordinamento delle risorse».

 

La dead line sarà il prossimo 31 dicembre quando ogni professionista delle 17 diverse professioni confluite nella grande Federazione nata dalla legge Lorenzin dovrà dichiarare la sua posizione. "E per valorizzare e tutelare l’agire dei 110mila colleghi che hanno effettuato almeno la pre-iscrizione e disincentivare i furbetti coloro che si collegheranno al portale dalla mezzanotte del 31 dicembre dovranno autocertificare se hanno o meno esercitato nel secondo semestre del 2018", ci racconta in questa intervista il presidente della neo Federazione Nazionale Ordini Tsrm e Pstrp

06 DIC - Il Presidente della Federazione Nazionale Ordini Tsrm e Pstrp, Alessandro Beux, è uomo pacato e metodico. Due doti che si stanno rivelando preziose per gestire un ordine mastodontico, non tanto nei numeri (infermieri e medici sono più numerosi) ma quanto per l’eterogeneità dei professionisti che ne sono entrati a far parte. Un insieme di 17 professioni con storie, studi e sensibilità diverse che dovranno ora imparare a convivere nella stessa casa….
 
Presidente Beux acinque mesi dall’obbligo di iscrizione per oltre 225.000 professionisti al cosiddetto “maxi-Ordine” dei Tsrm e Pstrp, qual è la situazione? E in quanti si sono già iscritti?
Al momento si sono iscritti al portale quasi 110mila professionisti, che non significa che siano già iscritti agli albi; ce ne sono molti in valutazione presso i Rappresentanti delle associazioni maggiormente rappresentative (Ramr); molti che hanno ricevuto parere positivo dai Ramr e sono in carico agli Ordini; ce ne sono in sospeso e ce ne sono già quasi 5.000 definitivamente iscritti. L’obbligatorietà dell’iscrizione è scattata dalla mezzanotte del 14 febbraio 2018 e l’esigibilità dal 1° di luglio 2018.

E tutti gli altri (più della metà che non si sono ancora iscritti)?
Per valorizzare e tutelare l’agire dei 110mila colleghi che hanno effettuato almeno la pre-iscrizione e disincentivare i furbetti, abbiamo previsto che dalla mezzanotte del 31 dicembre 2018 coloro che si collegheranno al portale dovranno autocertificare se hanno o meno esercitato nel secondo semestre del 2018. Le tipologie di rispondenti saranno due: i professionisti che non hanno esercitato e quelli che l’hanno fatto. Relativamente ai secondi, se risponderanno di sì, di fatto si autodenunceranno per esercizio abusivo della professione; se, invece, dichiareranno di no, faranno una dichiarazione mendace. In entrambi i casi saranno perseguibili, anche penalmente. Resta da definire la delicatissima questione di coloro che al momento non possono iscriversi pur avendo caratteristiche che consentono loro l’esercizio della professione: potenziali equivalenti e coloro che, pur non avendo un titolo abilitante, equipollente o equivalente sono entrati e hanno agito nel sistema sanitario alla luce del sole.
 
Come pensa si possa risolvere questo problema?
Per i primi (i potenziali equivalenti) serve una soluzione tecnica con adeguati percorsi di equivalenza, per i secondi (senza titolo abilitante ma che hanno già agito alla luce del sole nel sistema sanitario) serve una soluzione politica, alla quale tutte le parti che ne hanno titolo stanno lavorando con massima sensibilità: Legislatore, Ministero della Salute, Regioni e Sindacati. Ma, affinché non sia solo una toppa, è molto importante che la soluzione che si troverà contenga o sia accompagnata da percorsi di riqualificazione. Del resto identificare con precisione quest’ultima popolazione è un elemento indispensabile per individuare gli abusivi, nei confronti dei quali l’Ordine sarà massimamente intransigente.
 
Vi aspettate ricorsi?
Avevamo messo in conto che ce ne sarebbero stati e nelle scorse settimane sono arrivati i primi tre, presentati da altrettanti Massofisioterapisti che si erano visti respingere la richiesta di iscrizione all’albo dei Fisioterapisti; hanno ricevuto esito negativo da parte del Tar del Lazio, presso il quale ci siamo costituiti in giudizio.
 
Lei ed altri esponenti della neo Federazione avete girato tutta Italia in questi mesi per spiegare le novità. Che clima avete trovato?
L’approccio è positivo. Le iniziative che abbiamo promosso sul territorio si sono dimostrate molto utili. Abbiamo avuto poi la possibilità di ascoltare: le perplessità, le critiche, le domande e i suggerimenti. Abbiamo potuto spiegare, rispondere, fornire dati e riferimenti normativi, dare indicazioni. E tutte le volte siamo riusciti, laddove è stato necessario, a far comprendere la bontà dell’operazione e a sciogliere alcuni dubbi che i colleghi avevano, anche superando i posizionamenti inizialmente critici e, in alcuni casi, persino ostili. Le maggiori criticità che ci sono state esposte sono relative alla decorrenza dell’esigibilità dell’iscrizione e all’impegno economico da sostenere. Abbiamo spiegato il perché di ciò che viene richiesto ai professionisti appartenenti alle 17 professioni, per i quali la legge 3/2018 ha previsto l’obbligatorietà dell’iscrizione dell’albo: il bollo (su cui non decide l’Ordine), le tasse governative (anche qui l’Ordine non entra in gioco), la tassa di iscrizione annua, decisa dall’Assemblea dell’Ordine che la introita; i Tsrm e gli Assistenti sanitari neolaureati nella sessione autunnale pagano per intero la tassa annuale, pertanto, per equità, la stessa cosa è richiesta ai professionisti che si iscrivono ai 17 nuovi albi.
 
Nelle settimane scorse avete fortemente criticato il Dm sugli standard di sicurezza e impiego per le apparecchiature a risonanza magnetica, perché?
Quel Dm ha molto colpito i Tsrm, compresi i loro rappresentanti istituzionali. Quasi tutti i Presidenti hanno rimesso il mandato a me e al Comitato Centrale. È un segno forte, sia del loro disagio che della loro ferma determinazione nei confronti dell’ennesimo attacco alla professione, dopo i processi di Marlia e Barga, le linee guida del novembre 2015 e quelle AgID sul consenso informato dematerializzato. Abbiamo sospeso la nostra decisone in attesa che il Ministero della Salute dia seguito a quanto ci ha formalmente comunicato, cioè di voler modificare il testo, sfruttando la sospensiva del Tar del Lazio che, però, riguarda solo le parti per le quali il ricorrente ha contestato il Dm, pertanto non anche quelle contenenti le motivazioni alla base della nostra avversione. Troppi, soprattutto tra le rappresentanze istituzionali, associative e sindacali mediche continuano a pensare che le professioni sanitarie siano come le matrioska…
 
Vale a dire?
Si immagina che quelle che hanno seguito un percorso formativo più lungo contengano al loro interno quelle che hanno frequentato percorsi più brevi e invece, sono tutte professioni differenti, una a fianco all’altra, ciascuna con la propria attività riservata, da mettere al servizio della cooperazione interprofessionale oggi richiesta per la soddisfazione dei bisogni socio-sanitari, sempre più diffusi e complessi. Chi si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza è vero che sta in un’Università circa quattro volte di più rispetto a chi consegue una laurea triennale, ma questo non significa che sia in grado di rispondere a tutti i bisogni socio-sanitari della popolazione. Questo è il tema paradigmatico che non riesce a sedimentarsi in tutti gli attori o che qualcuno, pur avendolo compreso, non vuole accettare, opponendogli resistenza. Insomma, la sanità non è solo medica. Quando tale ineludibile e incontrovertibile condizione sarà riconosciuta e accettata con serenità, si aprirà una nuova interessantissima, positiva ed efficace stagione di interprofessionalità.
 
E in propositi cosa pensa della radiazione dell’Assessore Venturi dall’Ordine dei medici di Bologna?
Come ho detto poco fa, la sanità non è esclusivamente medica. A esempio, per una radiografia serve un Tecnico di radiologia, per riabilitare un arto un Fisioterapista, per l’assistenza un Infermiere, etc… La colpa di Venturi è quella di aver, giustamente, agito nel superiore interesse della collettività, in coerenza col suo mandato politico, senza farsi condizionare dall’appartenenza professionale e senza piegarsi ai suoi interessi di parte, proponendo alla Giunta regionale una delibera per la definizione di linee guida per l’armonizzazione dei protocolli avanzati di impiego di personale infermieristico per lo svolgimento del servizio di emergenza sanitaria territoriale 118, secondo le migliori prove di efficacia nazionali e internazionali.
 
Torniamo ai Tsrm. Lei ha sempre sottolineato che voi lavorate in équipe. Ma gli altri professionisti della radiologia sono d’accordo?
Per noi il concetto di équipe è fondamentale. Mai ci permetteremmo - e mai ci siamo permessi - di parlare in nome e per conto delle altre professioni dell’area radiologia, mentre queste lo fanno puntualmente, soprattutto a livello centrale, laddove la sanità la si racconta soltanto. In questi anni, nella sanità reale, i Tsrm si sono accreditati e si stanno accreditando sempre più, ovviamente quelli più competenti e intraprendenti, cioè quelli che hanno sostanzialmente aderito al modello professionale della legge 42/99. Lo stesso vale per le altre 21 professioni sanitarie. A livello centrale continua, purtroppo, a persistere una visione della realtà artefatta, medicocentrica, sulla base del modello a matrioska di cui si è detto poco fa.
 
Il Tsrm è comunque solo una delle professioni del “maxi-Ordine”, tuttavia le procedure danno al Tsrm un ruolo chiave all’interno della sua costituzione. Crede che il rapporto con le altre professioni sia armonioso? Oppure si sono verificati contrasti? 
Il comma 14 dell’articolo 4 della legge 3/2018 ha dato piena soddisfazione alle nostre richieste sulla fase transitoria, garantendo che l’operatività e la rappresentatività dei Tsrm potesse dare da subito vitalità ai neocostituiti Ordini. Siamo soddisfatti sia perché le nostre istanze sono state riconosciute sia perché si stanno dimostrando efficaci. Senza i Tsrm negli Ordini sarebbe stato necessario un intervento ministeriale, per gestire l’iscrizione dei professionisti, l’implementazione degli albi, la convocazione delle Assemblee, comprese quelle elettive, etc…
 
Tutto fila liscio quindi?
Il rapporto è tra le vari componenti professionali è complessivamente armonioso, perché sono tante le cose che ci stanno unendo, sia in termini ideali e valoriali che operativi. Certamente ci sono delle criticità, principalmente dovute al fatto che la partecipazione diretta delle altre professioni non è ancora del tutto definita. Col Ministero della Salute, su questa partita sempre presente e disponibile, stiamo definendo i Dm sulla composizione delle commissioni d’albo e dei Consigli direttivi.  Alcuni Ordini stanno andando al rinnovo del Consiglio direttivo e, al momento, solo i Tsrm possono candidarsi, proprio in funzione del comma 14. Abbiamo lavorato affinché i professionisti iscritti a tutti gli altri albi potessero almeno votare. Da qualcuno questa è vista come una criticità, ma se gli si spiegano le cause, viene compresa.
 
Lorenzo Proia (Quotidiano della Sanità 6/12/2018)

 

Aggiornamento Convenzioni

Documentazione