DISCORSO DEL SANTO PADRE

all’Associazione Cattolica Operatori Sanitari

Il 17 maggio scorso Papa Francesco ha ricevuto i membri dell’Associazione Cattolica Operatori Sanitari, ai quali ha raccomandato la difesa della fragilità umana nelle diverse forme in cui si mostra.

Cari fratelli e sorelle!

Saluto tutti voi, membri dell’Associazione Cattolica Operatori Sanitari, in particolare il vostro Presidente, che ringrazio per le sue paroleha detto che mi vuole bene, che voi mi volete bene: questo mi fa bene! E saluto anche il Consulente ecclesiastico. Sono lieto di incontrarvi e di condividere con voi l’intento di difendere e promuovere la vita, a partire da coloro che sono più indifesi o bisognosi di assistenza perché malati, o anziani, o emarginati, o perché si affacciano all’esistenza e chiedono di essere accolti e accuditi. A tutti costoro, in diversi modi, voi prestate un servizio insostituibile ogni volta che, come operatori sanitari, offrite loro le cure di cui hanno bisogno o la vicinanza che li sostiene nella loro fragilità.

Il ricordo del 40° anniversario di fondazione dell’ACOS ci spinge a ringraziare il Signore per ciò che avete ricevuto dall’Associazione e per quanto vi ha concesso di operare in questo tempo per il miglioramento del sistema sanitario e delle condizioni di lavoro di tutti gli operatori sanitari, oltre che per la condizione dei malati e dei loro familiari, i quali sono i primi destinatari del vostro impegno.

Negli ultimi decenni, il sistema di assistenza e di cura si è trasformato radicalmente, e con esso sono mutati anche il modo di intendere la medicina e il rapporto stesso con il malato. La tecnologia ha raggiunto traguardi sensazionali e insperati e ha aperto la strada a nuove tecniche di diagnosi e di cura, ponendo però in modo sempre più forte problemi di carattere etico. Infatti, molti ritengono che qualunque possibilità offerta dalla tecnica sia di per sé moralmente attuabile, ma, in realtà, di ogni pratica medica o intervento sull’essere umano si deve prima valutare con attenzione se rispetti effettivamente la vita e la dignità umana. La pratica dell’obiezione di coscienza – oggi la si mette in discussione –, nei casi estremi in cui sia messa in pericolo l’integrità della vita umana, si basa quindi sulla personale esigenza di non agire in modo difforme dal proprio convincimento etico, ma rappresenta anche un segno per l’ambiente sanitario nel quale ci si trova, oltre che nei confronti dei pazienti stessi e delle loro famiglie.

La scelta dell’obiezione, tuttavia, quando necessaria, va compiuta con rispetto, perché non diventi motivo di disprezzo o di orgoglio ciò che deve essere fatto con umiltà, per non generare in chi vi osserva un uguale disprezzo, che impedirebbe di comprendere le vere motivazioni che vi ci spingono. È bene invece cercare sempre il dialogo, soprattutto con coloro che hanno posizioni diverse, mettendosi in ascolto del loro punto di vista e cercando di trasmettere il vostro, non come chi sale in cattedra, ma come chi cerca il vero bene delle persone. Farsi compagni di viaggio di chi ci sta accanto, in particolare degli ultimi, dei più dimenticati, degli esclusi: questo è il miglior modo per comprendere a fondo e con verità le diverse situazioni e il bene morale che vi è implicato.

Questa è anche la via per rendere la migliore testimonianza al Vangelo, che getta sulla persona la luce potente che dal Signore Gesù continua a proiettarsi su ogni essere umano. Proprio l’umanità di Cristo è il tesoro inesauribile e la scuola più grande, dalla quale continuamente imparare. Con i suoi gesti e le sue parole, Egli ci ha fatto sentire il tocco e la voce di Dio e ci ha insegnato che ogni individuo, anzitutto chi è ultimo, non è un numero, ma una persona, unica e irripetibile.

Proprio lo sforzo di trattare i malati come persone, e non come numeri, deve essere compiuto nel nostro tempo e tenendo conto della forma che il sistema sanitario ha progressivamente assunto. La sua aziendalizzazione, che ha posto in primo piano le esigenze di riduzione dei costi e razionalizzazione dei servizi, ha mutato a fondo l’approccio alla malattia e al malato stesso, con una preferenza per l’efficienza che non di rado ha posto in secondo piano l’attenzione alla persona, la quale ha l’esigenza di essere capita, ascoltata e accompagnata, tanto quanto ha bisogno di una corretta diagnosi e di una cura efficace.

La guarigione, tra l’altro, passa non solo dal corpo ma anche dallo spirito, dalla capacità di ritrovare fiducia e di reagire; per cui il malato non può essere trattato come una macchina, né il sistema sanitario, pubblico o privato, può concepirsi come una catena di montaggio. Le persone non sono mai uguali fra loro, vanno capite e curate una per una, come fa Dio: Dio fa così. Questo esige ovviamente da parte degli operatori sanitari un notevole impegno, che spesso non è compreso e apprezzato a sufficienza.

La cura che prestate ai malati, così impegnativa e coinvolgente, esige che ci si prenda cura anche di voi. Infatti, in un ambiente dove il malato diventa un numero, anche voi rischiate di diventarlo e di essere “bruciati” da turni di lavoro troppo duri, dallo stress delle urgenze o dall’impatto emotivo. È quindi importante che gli operatori sanitari abbiano tutele adeguate nel loro lavoro, ricevano il giusto riconoscimento per i compiti che svolgono e possano fruire degli strumenti adatti per essere sempre motivati e formati.

Proprio quello della formazione è un obiettivo che la vostra Associazione da sempre persegue, e vi invito a portarlo avanti con determinazione, in un momento nel quale spesso si perdono di vista i valori più basilari del rispetto e della tutela della vita di tutti. La formazione che proponete sia non solo confronto, studio e aggiornamento, ma ponga una particolare cura alla spiritualità, in modo che sia riscoperta e apprezzata questa dimensione fondamentale della persona, spesso trascurata nel nostro tempo ma così importante, soprattutto per chi vive la malattia o è vicino a chi soffre.

Vi incoraggio, fratelli e sorelle, anche a valorizzare sempre l’esperienza associativa, affrontando con nuovo slancio le sfide che vi attendono negli ambiti che insieme abbiamo considerato. Una buona sinergia tra le sedi regionali farà in modo che le forze dei singoli e dei vari gruppi locali non restino isolate ma siano coordinate e si moltiplichino.

Per mantenere sempre vivo il vostro spirito, vi esorto ad essere fedeli alla preghiera e a nutrirvi della Parola di Dio: sempre con il Vangelo in tasca, sempre a portata di mano: cinque minuti, si legge, così che entri in noi la Parola di Dio. Vi ispiri l’esempio di costanza e dedizione dei santi: tanti, tra loro, hanno servito con amore e disinteresse proprio i malati, specialmente i più abbandonati, Riguardo al Vangelo in tasca, ho letto il racconto di un missionario – forse lo conoscete, è vero –, di una persona credo dell’Amazzonia, indigena, che portava sempre il Vangelo in tasca. Era analfabeta, non sapeva leggere, ma portava il . Vangelo in tasca tutto rovinato dai tanti anni in cui lo portava. E una volta il missionario gli ha chiesto: “Come mai porti il Vangelo se non sai leggere?” - “È vero, io non so leggere, ma Dio sa parlare!”. Quella consapevolezza che in quel Libro c’è la Parola di Dio, che ci parla, sempre. Sempre con il Vangelo in tasca.

Cari amici, vi accompagno con la mia preghiera in questo prezioso compito di testimonianza. Vi affido al Cuore Immacolato di Maria, al quale la vostra Associazione è consacrata. Esso, che in modo così limpido ha praticato l’accoglienza e la carità, resti sempre per noi rifugio nella fatica e modello di servizio ai fratelli. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me, e andate avanti. Grazie!

‘Una questione di cuore’ è lo slogan del progetto di prevenzione e sensibilizzazione , avviato dall’Ospedale della Santa Sede fin dal 2013 con il sostegno della Onlus La stella di Lorenzo, che ora si arricchisce di  un’unità mobile attrezzata, con a bordo i tecnici di Cardiologia e Aritmologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la quale sarà usata per effettuare screening elettrocardiografici nelle scuole primarie di Roma e del Lazio.  Il nuovo mezzo è stato messo a disposizione dei sanitari del Bambino Gesù grazie ai fondi raccolti dall’associazione nata per volontà dei genitori di Lorenzo Fabbri, un ragazzo di 19 anni mancato improvvisamente nel 2012 a seguito di un malore. Grazie a quest’Unità Mobile, dotata di attrezzature d’avanguardia, gli studenti possono essere monitorati direttamente a bordo senza la necessità di effettuare i tracciati elettrocardiografici in classe, come accadeva fino a poco tempo fa. Il personale dell’Ospedale ha effettuato i primi screening nelle settimane scorse all’Istituto Comprensivo  ‘Margherita Hack’ di Roma e al nido Pineta in Crescendo’, e dal prossimo 22 maggio sarà impegnato presso l’Istituto Comprensivo ‘Primo Levi’ di Marino. Il progetto ripartirà poi con il prossimo anno scolastico in altre scuole: il ‘San Pio V’di Roma, il ‘Fiano Romano’, gli Istituti ‘Montezemolo’, ‘Nitti’, ‘Largo Oriani’ e ‘Matteo Ricci’. In tutto saranno circa 3 mila gli studenti coinvolti che, a bordo del mezzo, effettueranno gli esami elettrocardiografici, i cui risultati saranno consegnati al termine di ogni singolo periodo di osservazione.

 

Al Santo Stefano nuovi studi su terapia del dolore e anestesia

La Casa di cura Villa dei Pini di Civitanova Marche e l'Università politecnica delle Marche si sono confrontate  su terapia del dolore ed anestesia, argomenti molto sentiti e importanti sia per la comunità scientifica e degli addetti ai lavori che per gli stessi pazienti che devono sottoporsi a intervento chirurgico. Una delle preoccupazioni principali di questi, infatti, è comprensibilmente quella legata agli eventuali sintomi dolorosi post intervento.  Le innovazioni tecniche e metodologiche consentono, tuttavia, di garantire tutta una serie di vantaggi e benefici sia nel pre che nel post intervento. Durante l’incontro, svoltosi nell’Auditorium della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università anconetana, si è parlato in particolare della tecnica di anestesia locoregionale ed ecoguidata  che consente un enorme aumento della precisione e la possibilità di  poter visionare con esattezza, grazie all’utilizzo dell’ecografo, i plessi nervosi dove il chirurgo andrà ad intervenire, consentendo  una migliore accuratezza e una migliore sicurezza, nonché un risparmio di anestetici con minori effetti collaterali.

 

La Santo Stefano riabilitazione nella nuova Villa Fastiggi di Pesaro

Inaugurata una nuova Struttura Socio Sanitaria, a Villa Fastiggi, Pesaro. Il taglio del nastro, con benedizione della Struttura affidata a S. E. Mons. Piero Coccia, Vescovo di Pesaro, si è svolto alla presenza del Governatore della Regione Marche Luca Ceriscioli, del Sindaco di Pesaro Matteo Ricci,. Si tratta di una struttura sanitaria extra ospedaliera di circa 10.000 metri quadri che integra, al suo interno, risposte intensive ed estensive connesse ai percorsi di cura ed assistenza dei servizi del territorio.

Nello specifico, al suo interno 170 posti letto previsti, 90 dei quali saranno gestiti dal Consorzio Villa Fastiggi e saranno destinati ad anziani non autosufficienti mentre 80 posti letto saranno gestiti dal Santo Stefano Riabilitazione con servizi di riabilitazione intensiva ed estensiva. Una parte della struttura sarà destinata anche a persone in coma, stato vegetativo o di minima coscienza, in fase post acuta o lungodegenza e a persone con gravissime disabilità (ad es. Sclerosi Laterale Amiotrofica).

“La popolazione pesarese – ha detto  Enrico Brizioli, Amministratore Delegato Kos Care-Santo Stefano Riabilitazione –necessitava di un potenziamento dei servizi di assistenza avanzata e complessa nei confronti di pazienti in stato vegetativo e di riabilitazione neurologica per pazienti traumatizzati cranici, colpiti da stroke, sclerosi multipla e altre patologie. Un fabbisogno manifestato da tempo dalla popolazione e dal tessuto associativo che si è fatto portavoce di queste necessità. La nuova Struttura ha proprio l’obiettivo di dare un sollievo alle famiglie ed ai loro congiunti, finora costretti a cercare questa tipologia di servizi di assistenza in regioni limitrofe".

 

Convegno al Santo Stefano su appropriatezza, efficacia ed efficienza in riabilitazione

Assicurare l'appropriatezza delle cure in Riabilitazione è un dovere nei confronti delle persone da riabilitare e al contempo una necessità dell'intero sistema sanitario.

A questo tema è dedicato il convegno annuale organizzato, dal 31 maggio al 1 giugno 2019, dalla sezione Regionale delle Marche della SIMFER e dal Santo Stefano Riabilitazione di Ascoli Piceno.

La sede è stata scelta in onore di Alberto Giattini, fisiatra e socio SIMFER, direttore della struttura di degenza riabilitativa del Santo Stefano, Centro Venerabile Marcucci di Ascoli, prematuramente scomparso nel dicembre del 2018.

In riabilitazione è fondamentale individuare i bisogni e le potenzialità della persona da curare e dei suoi care givers, che facciano o meno parte del nucleo familiare.

Altrettanto determinanti sono le evidenze scientifiche di efficacia non solo delle cure riabilitative, ma anche delle soluzioni organizzative adottate nei singoli setting di cura, nella sequenza dei setting e dei provvedimenti che compongono il percorso di cura. Un percorso questo che la persona percorre, nel tempo e nello spazio, fino al raggiungimento degli obiettivi stabiliti.

Un terzo importante elemento è l'obbligo di utilizzare in modo efficace le risorse disponibili, assicurandone un'equa distribuzione in rapporto ai bisogni degli utenti ed alle indicazioni di efficacia delle cure, entrambi in crescita progressiva nel tempo.

L'appropriatezza non si pone, quindi, come un dato assoluto, ma come una caratteristica delle cure sulle quali è necessario il consenso di tutte le parti in causa, compresi i cittadini. Raramente, infatti, si cerca il reale consenso degli utenti nella fase della programmazione e dell’implementazione dei servizi sanitari e socio sanitari, ritenendo sufficiente che esprimano l'accettazione delle cure attraverso la sottoscrizione del consenso informato.

Al dibattito saranno presenti relatori provenienti da diverse Regioni Italiane, che proporranno una visione del problema "appropriatezza", valido sia per il Sistema Sanitario Regionale delle Marche che per tutto il Sistema Sanitario Nazionale. In questa occasione verrà presentato anche il Premio Alberto Giattini, finanziato dal Santo Stefano Riabilitazione, che premierà ogni anno un progetto finalizzato all'aumento dell'appropriatezza delle cure riabilitative, sia sul piano strettamente clinico che su quello organizzativo.

L’evento è rivolto a medici (medicina fisica e riabilitazioni, neurologi, ortopedia), fisioterapisti, logopedisti, psicologi, terapisti della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, terapisti occupazionali.

E' stato richiesto l'accreditamento per le professioni sanitarie.

 

Inaugurata una nuova Struttura Socio Sanitaria, a Villa Fastiggi, Pesaro. Il taglio del nastro, con benedizione della Struttura affidata a S. E. Mons. Piero Coccia, Vescovo di Pesaro, si è svolto alla presenza del Governatore della Regione Marche Luca Ceriscioli, del Sindaco di Pesaro Matteo Ricci,. Si tratta di una struttura sanitaria extra ospedaliera di circa 10.000 metri quadri che integra, al suo interno, risposte intensive ed estensive connesse ai percorsi di cura ed assistenza dei servizi del territorio.

Nello specifico, al suo interno 170 posti letto previsti, 90 dei quali saranno gestiti dal Consorzio Villa Fastiggi e saranno destinati ad anziani non autosufficienti mentre 80 posti letto saranno gestiti dal Santo Stefano Riabilitazione con servizi di riabilitazione intensiva ed estensiva. Una parte della struttura sarà destinata anche a persone in coma, stato vegetativo o di minima coscienza, in fase post acuta o lungodegenza e a persone con gravissime disabilità (ad es. Sclerosi Laterale Amiotrofica).

“La popolazione pesarese – ha detto  Enrico Brizioli, Amministratore Delegato Kos Care-Santo Stefano Riabilitazione – necessitava di un potenziamento dei servizi di assistenza avanzata e complessa nei confronti di pazienti in stato vegetativo e di riabilitazione neurologica per pazienti traumatizzati cranici, colpiti da stroke, sclerosi multipla e altre patologie. Un fabbisogno manifestato da tempo dalla popolazione e dal tessuto associativo che si è fatto portavoce di queste necessità. La nuova Struttura ha proprio l’obiettivo di dare un sollievo alle famiglie ed ai loro congiunti, finora costretti a cercare questa tipologia di servizi di assistenza in regioni limitrofe".

Nuovo riconoscimento del Politecnico di Milano a Fondazione Poliambulanza per il suo impegno nell’informatizzazione dei percorsi clinici. L’istituto bresciano ha vinto il premio del prestigioso ateneo milanese “Innovazione Digitale in Sanità 2019” - sezione Impact - con il progetto Le Tecnologie “mobile” nella gestione clinica ospedaliera. Si tratta di un’iniziativa volta a premiare quei progetti che negli ultimi 5 anni hanno apportato un’innovazione permanente a livello di sistema, ottenendo un significativo successo in termini di impatti e risultati. Tutte le soluzioni in mobilità sono oggi ampiamente consolidate all’interno di Poliambulanza e rappresentano un normale strumento di lavoro per gli operatori sanitari che sono costantemente coinvolti nei processi di innovazione.

I percorsi di cura e gestione dei pazienti sono migliorati significativamente sia in termini di qualità clinica che di sicurezza, completezza e affidabilità delle informazioni a disposizione del personale sanitario. “L’adozione di strumenti di supporto decisionale, disponibili direttamente al letto del paziente, ha permesso la riduzione del rischio clinico, una maggiore rapidità nella presa in carico delle criticità e una migliore appropriatezza prescrittiva, riducendo le indagini diagnostiche che rappresentano costi rilevanti per la collettività, - afferma Umberto Cocco, Direttore Operativo di Fondazione Poliambulanza -. Tutte le informazioni necessarie per la cura dei pazienti sono disponibili su tablet e altri dispositivi mobili. Il personale medico può così consultarle in qualunque luogo dell’ospedale”.

“Siamo onorati di questo importante riconoscimento - aggiunge Alessandro Triboldi, Direttore Generale di Fondazione Poliambulanza - che va nella direzione di premiare la strategia di Digital Transformation dell’Ospedale offrendo la massima qualità e affidabilità a chi si rivolge alla nostra struttura”.

Contribuiscono alla riduzione del rischio clinico il riconoscimento univoco del paziente, dei campioni biologici, delle sacche trasfusionali e il controllo delle prescrizioni e somministrazioni dei farmaci (paziente, principio attivo, orari, forma farmaceutica, vie di somministrazione). Un sistema di “Alert” inoltre segnala possibili allergie, interazioni tra principi attivi, duplicazioni della terapia ed eventuali anomalie nei dosaggi. Nell’ambito dell’informatizzazione dei processi di cura riveste un ruolo importante l’automazione dei sistemi di stoccaggio e distribuzione dei farmaci ai reparti e la preparazione degli anti-tumorali effettuata da sistemi robotizzati.

Un nuovo prestigioso riconoscimento per Poliambulanza, riconosciuta ancora una volta come un’avanguardia a livello nazionale, che può così fornire servizi e prestazioni sanitarie sempre più sicure e di facile accesso.