Una casa domotica che soddisfi le esigenze di chi deve convivere con disabilità, anche gravi. E’ uno dei cardini del progetto “Pass” che prevede una “smart home”, una abitazione in grado di fornire autonomia a chi è abituato a dover dipendere da altri. Partners dell’operazione l’Istituto di Riabilitazione Santo Stefano, (una realtà che conta 36 strutture in 6 regioni e circa 2 mila posti letto), la Regione Marche, Unicam, 2 centri di ricerca e sviluppo tecnologico (Meccano e Cosmob).

Cucina con pensili e piano lavoro che si alzano e si abbassano all’occorrenza, una poltrona con sensori in grado di monitorare i parametri fisiologici e che è integrata ad una piattaforma di telemedicina, vasca da bagno modulabile, sono alcuni degli accorgimenti di questa “casa intelligente”, un progetto pilota costruito grazie anche alla collaborazione con l’Università di Camerino e un pool di aziende del settore.

“Il salto di qualità – spiega Enrico Brizioli, amministratore delegato del Gruppo Santo Stefano Riabilitazione -  non si limita alla nuova casa: al suo interno infatti c’è un laboratorio che consentirà a pazienti con gravi disabilità, ai loro familiari e caregiver, di testare tecnologie preziose per una progressiva indipendenza una volta rientrati nell’ambiente domiciliare”.

“La casa è pensata come ponte – continua – tra gli ambienti della struttura, ad alta intensità assistenziale e complessità organizzativa, e il domicilio del paziente”. 

Primi ospiti della casa tecnologica, Giovanni, Fortunato e Marco, tre pazienti dimessi dalla Santo Stefano di Porto Potenza Picena, che stanno sperimentando una semiresidenzialità a domicilio, in cui l’istituto di riabilitazione fornisce assistenza, con interventi terapeutici e riabilitativi in particolari orari, il Comune l’assistenza sociale, e il medico di base l’assistenza sanitaria.