Il numero delle persone viventi con infezione da Hiv in Italia tra il 1995 e il 2012 si stima sia aumentato del 30% . Entro il 2020 è previsto un ulteriore incremento del 7,5%, determinato sia dalle nuove infezioni, sia dal prolungamento dell'aspettativa vita consentito dalla terapia antiretrovirale combinata. Le nuove diagnosi di infezione sono, da vari anni, circa 4.000 all'anno. Dati raccolti in 170 centri clinici hanno evidenziato che nel 2012 le persone con Hiv/Aids in contatto con gli stessi erano 94.146, per il 70,1% di sesso maschile e per l'84% di nazionalità italiana. Di essi, il 63,4% era di età compresa tra i 25 e 49 anni e il 37,5% riferiva di essersi infettato mediante contatti eterosessuali. Le persone in trattamento antiretrovirale risultavano essere l'87,6 %.

Numeri diffusi nel corso dell'ottava edizione di ICAR (Italian Conference of AIDS and Antiviral Research),  di fronte ai quali risulta chiaro come il problema sia assai lontano dall'essere risolto.

Profondamente cambiate sono anche le connotazioni sociali delle persone che vivono con Hiv/Aids. In uno studio promosso da Anlaids, che ha coinvolto nel settembre-ottobre 2015 un totale di 2383 persone sieropositive seguite in 21 centri italiani, solo il 14,7% degli uomini e il 15,7% delle donne riportava lo scambio di siringhe come causa dell'infezione. Oltre il 91% risultava in terapia e delle persone in trattamento il 49% lo era da più di 10 anni. Il 22% dei maschi, ma ben il 34% delle femmine aveva dovuto cambiare terapia per tre o più volte. Il 78,5% dei maschi e il 61,8% delle femmine riportava di essere stabilmente occupato. Il 68% dei maschi e l'82% delle femmine riferivano di vivere in famiglia o con un compagno o una compagna stabile. Il 50% dei maschi e il 58% delle femmine affermava che la società è molto o moltissimo prevenuta nei confronti delle persone sieropositive e solo l'8% dei maschi e il 6% delle femmine non avvertiva più il peso dello stigma.

Questi dati sovvertono molti stereotipi sulle persone sieropositive, ma evidenziano la persistenza di problemi irrisolti e il permanere di di popolazioni ‘fragili', che necessitano di interventi mirati per essere mantenute in cura. Secondo alcune stime, le persone inconsapevoli di essere infettate che vivono in Italia sarebbero fra i 12.000 e i 18.000. La percentuale di mancate diagnosi sarebbe più elevata nelle persone al di sotto dei 25 anni di età, tra i maschi che hanno rapporti sessuali con altri maschi e tra le persone nate all'estero provenienti da paesi in cui l'infezione presenta un'elevata endemia