Non c’è da stare sereni: il 2025 potrebbe essere il capolinea del servizio sanitario in Italia.  Certamente si tratta di uno dei tanti gridi d’allarme che si alzano, sempre più frequenti, da diverse realtà operanti nel mondo sanitario. E come tale va preso il dato sottolineato da un  recente studio del GIMBE che affronta in maniera indipendente e con un prospettiva decennale, il tema della sostenibilità del Ssn, ripartendo dal suo obiettivo primario, ovvero “promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone”, tenendo ben presente che la sanità rappresenta sia un considerevole capitolo di spesa pubblica da ottimizzare, sia una leva di sviluppo economico da sostenere. Analizzati i trend della spesa pubblica, della compartecipazione alla spesa e dell'incremento delle addizionali regionali Irpef ed esaminate le numerose criticità della sanità integrativa, il Rapporto Gimbe aggiorna al 2015 l'impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica: € 24,73 miliardi erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell'assistenza.

«Il Report considera spreco tutto ciò che non migliora gli outcome di salute – spiega il presidente – perché un sistema sanitario deve ottenere il massimo ritorno in termini di salute dalle risorse investite secondo il principio del value for money. Di conseguenza, abbiamo sviluppato un framework di sistema per guidare il processo di disinvestimento da interventi sanitari inefficaci, inappropriati e dal basso value e riallocare le risorse recuperate in interventi efficaci, appropriati e dall'elevato value sotto-utilizzati, causa di iniquità e diseguaglianze. Secondo le nostre stime – continua Cartabellotta – nel 2025 il fabbisogno del Ssn sarà di 200 miliardi di euro, cifra che può essere raggiunta solo con l'apporto costante di tre “cunei di stabilizzazione”: l'incremento della quota intermediata della spesa privata, un piano nazionale di disinvestimento dagli sprechi e, ovviamente, un'adeguata ripresa del finanziamento pubblico».