La recente legge francese sulla sedazione "profonda e continua" e' stata accolta, anche nel nostro Paese, secondo una gamma di interpretazioni talmente vasta e differenziata al punto che chi volesse farsene un'idea precisa basandosi solo sui commenti non ne verrebbe a capo.
Coloro che la considerano la tappa intermedia di un cammino che non finisce qui si dividono ovviamente tra chi spera che la pubblica opinione, un passettino dopo l'altro, si faccia il palato cosicché si possa poi puntare diritti all'eutanasia tout court e chi teme e vorrebbe scongiurare esattamente questo.
C'è chi pur approvandola a denti stretti, la considera un risultato parziale ed anzi teme che poi ci si accontenti e si congeli la situazione, rinunciando ai magnifici e progressivi destini dell'eutanasia.
Ad altri non piace, ma la vedono come il minor male.
Per alcuni ancora si tratta di un punto di equilibrio delicato ed accettabile, ma anche qui si osserva una biforcazione: una mediazione nel senso proprio, sofisticato del termine o piuttosto un compromesso banale, un "accomodamento" sul piano di una procedura giusto per togliersi dall'imbarazzo, dal fastidio, perfino dalla noia di un confronto argomentato, critico, che metta in campo ragioni, ideali, culture, cioè un armamentario d'altri tempi.
Poi c'è chi non la beve ed intuisce che, per quante cautele si vorrebbero accampare, di fatto con la sedazione profonda e continua ci si consegna ad un piano inclinato che altro non può se non farci scivolare giù per una deriva obbligata.
Ne' manca per un verso chi teme e, per altro verso, chi invece si augura o almeno accetta che una norma cosi' concepita, tutto sommato, sia soprattutto una cortina fumogena che copra e tacitamente legittimi una discrezionalita' concessa al medico, ben al di la' del dispositivo di legge.
Medico, peraltro, che viene vincolato alla volontà del paziente e, dunque, derubricato ad un ruolo meramente tecnico ed esecutivo, rompendo quel nesso tra scienza e coscienza che non è l'eco retorica di concezioni passatiste, ma tuttora la chiave di volta della responsabilità' del clinico. E questo profilo della legge francese la dice lunga sulla sua effettiva ispirazione di fondo.
Infine c'è chi - e tra gli stessi più diretti sostenitori nell'Assemblea Nazionale d'oltralpe - la presenta inserita nel solco della legislazione gia' in atto contro l'accanimento terapeutico, quindi cercando di suggerirne una lettura "soft", una soluzione che magari s'arrischia a lambire i confini dell'eutanasia, ma in una forma in qualche modo "addomesticata".
Sai può trarre da quanto succede sul cosiddetto "fine vita" in Francia un qualche insegnamento anche per noi e per il nostro Parlamento in cui la discussione su questi temi latita?
Almeno due indicazioni. Anzitutto, attenti a non lasciarci assorbire dentro la logica perversa dei piccoli passi, quasi si trattasse di accedere a prassi apparentemente non impegnative sul piano delle considerazioni di fondo, tanto meno ultimative, quasi si trattasse di semplici "aggiustamenti" di mero buon senso.
Le questioni "eticamente sensibili" nella misura in cui toccano la sostanza ultima di ciò che è più autenticamente umano, hanno in se' una logica intrinseca ed inoppugnabile, tale per cui se si imbocca un certo indirizzo poi - anche in virtù dell'amplicicazione mediatica e degli sviluppi della cultura diffusa che ne consegue - la strada si fa da lì in avanti obbligata e si finisce per scendere giù in una spirale fuori controllo.
Seconda indicazione: i temi in discussione vanno presi seriamente, per quel che sono, accettando tutte le criticità che meritano di essere portate con franchezza alla luce.
Meglio un confronto anche aspro e divisivo, affrontato argomentando, creando le condizioni perché non solo il Palazzo, ma i cittadini siano resi coscienti di ciò che è effettivamente in gioco.
Poi il legislatore farà la sua parte, senza negare in premessa le conciliazioni che fossero possibili, ma sulla scorta di un "discorso pubblico" che giustifichi mediazioni di alto profilo, non meri compromessi di opportunità contingente o addirittura convenienze di potere.

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