Il nuovo statuto dell’ARIS è stato approvato all’unanimità dall’Assemblea Generale dell’Associazione, riunitasi mercoledì 28 settembre, a Roma, in seduta ordinaria. Ora bisognerà attendere l’ufficialità dell’approvazione della CEI, che sarà confermata, come da prassi, nel corso del prossimo Consiglio Permanente. Giungerà così a compimento un lungo e impegnativo cammino che, sviluppatosi per circa due anni, ha portato a modifiche sostanziali tanto da essere considerato non già uno “Statuto aggiornato” quanto piuttosto un “Nuovo Statuto”.

L’approvazione da parte dell’Assemblea Generale è avvenuta al termine di una intensa mattinata di lavoro incentrata su alcune tematiche d’attualità, di particolare interesse per gli associati, testimoniato dalla nutrita serie di interventi succedutisi alle relazioni della senatrice Annalisa Silvestro, membro della Commissione permanente di igiene e sanità, dell’onorevole Federico Gelli, responsabile sanità nazionale del PD, e del dottore commercialista Monica Poletto, esperta del terzo settore.
Oggetto dell’intervento della Silvestro è stato la”Riforma delle professioni sanitarie”. In sostanza l’oratrice ha presentato e commentato il disegno di legge su iniziativa del Governo “in materia di sperimentazione clinica di medicinali, nonché disposizioni per l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza,  per il riordino delle professioni sanitarie, e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”. Testo che, modificato e approvato dal senato il 24 maggio 2016, è ora all’esame della Commissione Affari sociali prima di arrivare alla Camera per il varo definitivo.

Tra le principali novità sottolineate dalla senatrice, oltre alla necessità del diploma di laurea per l’iscrizione ad un ordine, estesa a tutte le professioni sanitarie, la netta distinzione tra ordini professionali e rappresentanze sindacali, laddove i primi sono chiamati a garantire i cittadini circa la competenza dei professionisti iscritti e il corretto esercizio della professione, mentre i secondi hanno il compito di tutelare i professionisti in quanto lavoratori dipendenti. Ha poi fatto l’elenco delle competenze degli ordini professionali così come fissate dal DDL, assicurando che dall’entrata in vigore dello stesso, tutte le professioni sanitarie saranno inserite nel sistema ordinistico, specificando che ogni ordine professionale adotterà anche degli album nei quali iscrivere i professionisti a seconda delle mansioni esplicitate. Ha concluso l’esame del DDL auspicando la sua approvazione definitiva all’inizio del prossimo anno.

E’ poi intervenuto l’onorevole Gelli, il quale ha commentato il DDL in materia di responsabilità del personale sanitario. Un tema stringente e di grande attualità soprattutto alla luce delle oltre trecento mila cause intentate da cittadini contro medici e strutture sanitarie “ancora oggi giacenti nei tribunali penali italiani”, ha notato Gelli. E questo, ha detto, “è uno dei motivi che mi hanno spinto a presentare questo testo che, a differenza di altri ddl governativi, nasce da un’iniziativa Parlamentare, cioè nasce dal basso, ed ha come obiettivo quello di sollevare il Paese al livello degli altri partner europei che da anni hanno già superato questo impasse”. Il secondo motivo ispiratore è il superamento di quella che Gelli ha definito “medicina difensiva”. In sostanza per mettersi al riparo da possibili attacchi si esasperano gli accertamenti tecnologi con una spesa pubblica “che si aggira – ha denunciato Gelli – tra i 10 e i 13 milioni di euro l’anno, cioè il 10 % in più del fondo sanitario nazionale”. Terzo ed ultimo motivo il quasi completo abbandono delle coperture assicurative da parte di strutture e di medici, un malcostume che finisce “per esercitare i suoi effetti negativi nell’amministrazione degli ospedali”. Il ddl in questione obbliga strutture e medici a coperture assicurative, stabilendo però una sorta di tariffario al quale tutti, strutture e società assicuratrici, dovranno attenersi.

Gelli ha poi fatto cenno ad altre problematiche trattate nel testo legislativo, soffermandosi su alcune specificità. Intanto ha segnalato la distanza abissale tra la concezione giuridica e quella sanitaria: due mondi troppo distanti per trovare un equilibrio. Ed ha poi denunciato l’escamotage utilizzato da alcuni uffici legali che, tramite campagne pubblicitarie al cittadino che ritenga di aver ricevuto un danno dal sistema sanitario, propongono assistenza legale retribuita solo nel caso in cui la causa intentata gratuitamente vada a buon fine.

Naturalmente il rischio clinico è sempre alle porte: per questo è stato necessario regolamentare situazioni in cui si reca un danno effettivo al paziente. Per regolamentare la problematica, ha spiegato Gelli, il ddl propone un percorso a due binari: un conto è la rivalsa del cittadino nei confronti di una struttura da lui specificatamente scelta e dalla quale si è visto imporre un medico da lui non scelto (rapporto definito contrattuale), l’altro è la rivalsa del cittadino nei confronti del medico da lui stesso scelto, il quale lo ha assistito in una struttura frequentata dal medico al di là del suo rapporto di lavoro (rapporto definito extracontrattuale). Nel primo caso il cittadino che si ritiene leso intenta la causa contro la struttura (fermo restando che può sempre farlo anche nei confronti del medico) ed è questa struttura che deve rispondere proprio in virtù della responsabilità che si è assunta dal momento dell’accettazione; nel secondo caso a rispondere dovrà essere solo il medico. Le fattispecie ipotizzate prevedono per la prima l’onere della prova a carico della struttura e la prescrizione decennale; nella seconda invece l’onere della prova è a carico del denunciante e la prescrizione triennale.

Tra le altre proposte interessante la figura della conciliazione tra cittadino e struttura, o medico. Essa prevede l’obbligatorietà della copertura assicurativa da parte di strutture e medici e dunque la possibilità per il cittadino di rivolgersi direttamente alle rispettive assicurazioni per vedersi liquidato immediatamente, se riconosciuto, il danno. E’ in questo articolo che vengono stabilite tabelle risarcitorie valide per tutti e norme particolari per la nomina di collegi peritali in ogni tribunale italiano, per evitare di volta in volta nomine di periti magari non del tutto neutrali.

 Infine Monica Poletto si è soffermata ad illustrare la riforma del terzo settore , diventata legge (n.106 del 2016) dopo un iter durato due anni. Commentando il testo di questa legge delega nel corso del suo intervento all’Assemblea Generale dell’Associazione, Monica Poletto, commercialista ed esperta del terzo settore, ha evidenziato l’ampio spazio lasciato ai decreti attuativi, ai quali è dato il compito di stabilire quali attività caratterizzeranno gli enti appartenenti al terzo settore, quali clausole dovranno prevedere gli statuti, quali agevolazioni saranno previste. “Possiamo senz’altro affermare – ha dichiarato la Poletti agli intervenuti -  che il mondo degli enti che operano nel settore sanitario ne sarà ampiamente condizionato”. 

L’approvazione del bilancio consuntivo e di quello preventivo hanno concluso l’Assemblea Generale.
E’ possibile scaricare il testo del DdL sulla responsabilità degli operatori sanitari; il testo del DdL sul riordino delle professioni; il testo della legge sul terzo settore.

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La Riforma del Terzo Settore HOT
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Documentazione

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