L’intramoenia s’imbriglia con difficoltà. Tanto che solo 4 tra Regioni e Province autonome in tutto il Paese hanno definito, in tutte le aziende sanitarie, i volumi libero-professionali di attività complessivamente erogabili e che, come noto, non possono superare quelli istituzionali né prevedere un impegno orario superiore a quello contrattualmente dovuto. È questo il dato in assoluto più critico che emerge dalla Relazione al Parlamento sulla Libera professione intramuraria 2014, messa a punto dal ministero della Salute. Agli italiani sono costate in media 18,8 euro a testa le prestazioni dei medici in libera professione intramoenia. C’è da dire però che i dati cambiano da regione a regione. La fotografia più recente sulla libera professione intramoenia dei medici pubblici arriva da un rapporto appena inviato alle Camere dal ministro della Salute, frutto di un ampio flusso di dati richiesti alle Regioni anche per valutare l'applicazione delle regole varate negli ultimi anni. Ne risulta che se  da una parte  è cresciuta la messa in opera di numerosi adempimenti, anche se a macchia di leopardo, tuttavia il costo totale dell'intramoenia ha fatto registrare  nuovamente in leggero calo: gli incassi complessivi sono stati pari a 1,141 miliardi contro 1,151 del 2013. La quota dei medici è stata di 926 milioni (933 l'anno prima), mentre al Ssn sono rimasti 216,8 milioni (contro 218,4). Ogni medico, tanto per fare un esempio,  ha guadagnato in media 17.448 euro: dai 23.555 in Emilia Romagna ai 6mila in Calabria. I ricavi totali più alti sono stati in Lombardia con 241 milioni (194,5 ai medici) e in Emilia con 136 milioni (104 ai camici bianchi), quelli più bassi tra le Regioni ordinarie in Basilicata con 4 milioni (-10% del 2013). In calo per i dirigenti medici e sanitari anche l'indennità di esclusività, che vale 1,28 miliardi e alla quale hanno aderito 118.901 dipendenti col tasso del 93,2% dei medici e appena il 55% degli odontoiatri.