Parla italiano il primo farmaco con cellule staminali approvato in Europa. Un successo della ricerca made in Italy che non si ferma qui perché delle sei terapie avanzate approvate nel Vecchio continente altre due sono il frutto della ricerca italiana: la prima terapia cellulare basata sulla modifica genetica del sistema immunitario e la prima terapia cellulare somatica per il trattamento aggiuntivo di leucemie, linfomi e di altri tumori gravi del sangue. Si tratta di farmaci biologici che utilizzano materiale genico, cellule e tessuti. Nuove opportunità dunque per il trattamento di patologie considerate fin ora incurabili o invalidanti.

Ma se non mancano segnali positivi non bisogna abbassare la guardia anche perché sul fronte del finanziamento per la piccola impresa siamo ancora un paese immaturo. Bisogna  continuare a spingere sull’acceleratore soprattutto per quanto riguarda l’attenzione proprio alla piccola impresa.  Basta dare un’occhiata ai numeri citati nel corso di un recente convegno tematico   da Mauro Giacca, Direttore generale International Centre for genetic engineering and biotechnology
“A Londra sono 250mila le startup finanziate dal Governo – ha affermato – noi abbiamo un numero di startup che è la metà di quelle attualmente esistenti in Indonesia. Bisogna quindi lavorare su questo fronte e servono non solo infrastrutture, ma anche nuovi professionisti. Questa è una sfida che l’Italia deve portare avanti. Ci concentriamo sulle malattie rare ma quello che sarà interessante è sviluppare Terapie innovative per le malattie comuni. Abbiamo bisogno di geni che riparino le cellule del miocardio dopo un infarto. Cellule che riescano a rimpiazzare le funzioni mancanti. Soprattutto la ricerca deve essere suffragata da risorse anche perché i tempi della ricerca sono lunghissimi e non è detto che si raggiungano sempre gli obiettivi sperati. Creiamo un eco sistema che sia in grado di supportare il lavoro dei ricercatori”. Servono Investimenti pubblici, Joint venture, investitori e partnership.