Trasformazione digitale della sanità pubblica, prospettiva realistica e necessaria. «Molto vicina e in gran parte già realizzata. Noi vediamo questo processo come fonte di grande risparmio, fondamentale per migliorare il rapporto qualità-costo, ridurre sprechi e inefficienze. Ogni euro verrà reinvestito per migliorare l’assistenza ai cittadini», fa il punto sullo stato dell’arte della rivoluzione la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. È il tema dei tre giorni di dibattito e confronto organizzati a Milano per la seconda edizione di «S@lute, il Forum dell’innovazione» svoltosi in questi giorni. Iniziativa sostenuta dal Corriere della Sera, promossa da Allea e Fpa con la collaborazione di Motore Sanità. Per l’importanza degli argomenti trattati abbiamo ritenuto opportuno riportare qui di seguito l’intervista rilasciata al Corriere della Sera/Salute dalla Ministra Lorenzin nel corso del forum.

 

Ministro, a che punto è la trasformazione digitale della sanità?
«Il primo provvedimento attuativo è il regolamento del fascicolo sanitario elettronico, uscito a settembre 2015. È uno strumento formidabile che permette di accedere ai dati riguardanti ogni cittadino. Il Politecnico di Milano stima che le strutture sanitarie potrebbero risparmiare circa 3,8 miliardi l’anno. Ad esempio, dalla cartella clinica elettronica e la dematerializzazione dei referti potremmo ridurre la spesa di 2,2. Verrebbero eliminati i costi della stampa e il tempo di infermieri».

Per il cittadino cosa cambia?
«Ai benefici bisogna aggiungere i possibili risparmi economici di circa 5,4 miliardi. I cittadini potranno ritirare i referti via web e così prenotare esami e visite evitando le attese al telefono».

La nuova Finanziaria del 2017 cosa prevede in tema di digitalizzazione?
«Contiene una norma che collega il fascicolo sanitario alla tessera sanitaria. In pratica, in ogni parte d’Italia si parlerà un unico linguaggio, a vantaggio del cittadino che ovunque vada avrà con sé i dati personali. Il fascicolo consentirà al paziente di poter disporre immediatamente del suo stato di salute e al medico di accrescere qualità e tempestività delle decisioni».

Al Forum si parla di un altro capitolo suggestivo, l’intelligenza artificiale. Che significa in sanità?
«Quando ci potremo avvalere dell’intelligenza artificiale avremo non solo dati completi ed esaurienti ma anche la capacità di elaborarli per programmare meglio la ricerca e decidere strategie sul territorio».

Farmaci e cure innovative, l’Italia può sostenerne il costo?
«Il fondo sanitario è stato aumentato di 2 miliardi, ora è di 113 miliardi. Cinquecento milioni vanno ai nuovi farmaci per l’epatite C, altri 300 per cure di malattie non altrimenti trattabili. I risparmi che derivano dalla ristrutturazione della spesa sanitaria anche attraverso la trasformazione digitale verranno reinvestiti per offrire ai cittadini nuove prestazioni».

Secondo il direttore scientifico di S@lute, Paolo Colli Franzone, che si basa su dati dell’Osservatorio Netics, un incremento della spesa pari al 2,64% sarebbe sufficiente a garantire alla nostra sanità la svolta verso una reale innovazione. Che ne pensa?
«Che fino ad oggi siamo riusciti ad aumentare il Fondo nonostante la fase complessa dell’economia. Ricordo che l’andamento del Fondo è collegato a quello del Pil. Ad oggi vantiamo profondi processi di innovazione nonostante il Pil».