Michele Iannaccone, Stefano Scarfini, Mariano Belvedere, Paolo e Giorgio Mazzarese, Rocco Keci, Daniela Cotogni: sette splendidi ragazzi con disabilità mentale, ospiti del Centro Don Guanella, in procinto di  diventare ambasciatori del  valore umano e spirituale che ciascuno di noi può attingere dalle loro grandi e generose anime, affatto abbrutite, e tantomeno, appassite dall’infermità mentale. L’occasione per esprimere tutta la loro potenzialità gli è stata offerta da una meritevole iniziativa della Golden Hour Films che, in collaborazione con Rai Cinema, con  la stessa Opera Don Guanella e con l’Ente dello Spettacolo della CEI, ha prodotto il film “Ho amici in paradiso”, opera prima del regista Fabrizio Maria Cortese, dal 2 febbraio prossimo in tutte le sale cinamatografiche.

La bellezza della diversità, il servizio sociale come luogo di rinascita ai valori autentici della vita, l’amicizia come anticipazione del paradiso in terra, l’inclusione sociale delle persone con disabilità, il volontariato come via per riscoprire la bellezza del dono di sé sono alcune delle tematiche proposte. Tra i protagonisti del film Fabrizio Ferracfane, Valentina Cervi, Antonio Catania, Antonio Folletto, Emanuela Garrucci, Enzo Salvi, Gabriele Dentoni ed Erika Blanc. E’ la storia di un commercialista legato alla malavita che per ingordigia denuncia un boss mafioso, barattando momentaneamente  l’aspettativa di una vita agiata e di follie, con un solo anno di lavori sociali nell’Istituto Don Guanella, accanto ai disabili mentali. Dopo un primo momento in cui prova sensazioni quasi di disgusto nel confronto con gli ospiti del Don Guanella, comincia ad intuire la grande ricchezza racchiusa in loro. Si appassiona alla loro condizione, lavora con loro, stringe una sincera amicizia con tutti. Una vicinanza che lo aiuterà a cambiare vita e a restituire un senso alla sua stessa vita. Naturalmente il film è pieno di episodi molto divertenti ma nello stesso tempo offre spunti di riflessioni sulla condizione umana, apre una finestra su sofferenze sconosciute, mostrando quella grande riserva di amore e di umanità che da esse tuttavia scaturiscono, e finisce per commuovere.