Dal 2007 al 2015 il Fondo nazionale per le non autosufficienze ha stanziato 2,3 miliardi di euro. Questi soldi però non hanno permesso di raggiungere un trattamento equo in tutto il Paese. A dirlo i giudici della Corte dei Conti nella delibera sull’andamento del Fna in questi otto anni.

“Il nostro Paese registra ancora – si legge – una estrema eterogeneità e disomogeneità nella diffusione dei servizi sul territorio, cui corrisponde una significativa sperequazione della spesa sociale”.

Se nella provincia autonoma di Trento, infatti, nel 2015 sono stati spesi 282 euro pro capite, in Calabria si parla di 26 euro. Nel Sud si spende un terzo rispetto al Nord.

La situazione rilevata ha spinto la Corte dei Conti a ritenere “assolutamente necessario ed urgente che vengano rafforzati tutti quei presidi e meccanismi di governance che siano in grado di realizzare un processo di convergenza o, perlomeno, di riduzione dell’eterogeneità non solo nella spesa, ma anche nei modelli di intervento, improntati ad una concreta e tangibile eliminazione degli squilibri esistenti non solo tra le diverse regioni, ma anche all’interno delle stesse regioni”.

Nel 2015 comunque, grazie alla legge di stabilità, è stato avviato un percorso di stabilizzazione delle risorse, un primo passo avanti per la realizzazione degli obiettivi fissati dal Fna.