Tra le principali problematiche che minacciano la salute pubblica la resistenza antimicrobica svolge un ruolo di primo piano. Ad aggravare la situazione contribuisce senz’altro l’utilizzo degli antibiotici negli animali da produzione alimentare.

Gli esperti dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e dell’EMA (Agenzia europea per i medicinali) lo hanno evidenziato in una recente nota.

“L’uso degli antimicrobici negli animali – si legge – deve essere ridotto al minimo necessario per il trattamento delle malattie infettive. Tranne in casi eccezionali, il loro uso per prevenire tali malattie dovrebbe essere gradualmente abbandonato a favore di misure alternative”.

A livello europeo sono già in atto delle strategie in proposito, che andranno implementate, ma “vi è la necessità di soluzioni innovative - afferma Bernhard Url, direttore esecutivo dell’EFSA – Abbiamo bisogno di trovare modi alternativi per prevenire e curare le infezioni negli animali”.

Attualmente le novità a livello antibiotico sono poche, i principi attivi esistenti vanno quindi utilizzati in maniera corretta e responsabile per non incorrere nel problema dell’antibioticoresistenza sia nell’uomo che negli animali, anche se per gli esperti questa strategia da sola non basta. “Vi è la necessità di ripensare al sistema zootecnico – continua la nota - mediante l’attuazione di pratiche agricole che impediscono l’introduzione e la diffusione delle malattie nelle aziende agricole”.

L’attenzione in questo settore è alta. EFSA e ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) nel prossimo mese di febbraio pubblicheranno il rapporto annuale sui livelli di resistenza agli antimicrobici negli alimenti, negli animali e negli esseri umani nei Paesi dell’Unione Europea.

E’ attesa per fine luglio la relazione sul legame tra il consumo di antibiotici e lo sviluppo della resistenza batterica negli animali e nell’uomo, a cui stanno collaborando EFSA, EMA e ECDC.

A loro sarà dovuta anche la diffusione, entro la fine del 2017, di un elenco di indicatori che consentano ai gestori di monitorare la riduzione della resistenza antimicrobica e l’uso degli antibiotici negli uomini, negli animali da prodizione alimentare e nel cibo.