È sempre più importante poter misurare in maniera efficiente l'impatto economico e sociale delle tecnologie sanitarie. Anche perché da una valutazione corretta dei nuovi prodotti che accedono al mercato dipendono le sorti di decine di milioni di pazienti in tutto il Continente. Di questo argomento si è occupato l’Istituto per la Competitività (I-Com) che ha dedicato al futuro dell'Health technology assessment nell'Ue analizzando l'atteggiamento dell'Europa nei confronti di questo strumento, con una particolare attenzione  a quanto accade in Italia.

E’ noto che per Hta si intende un approccio multidimensionale di analisi delle implicazioni medico-cliniche, organizzative, economiche, etiche e legali di una tecnologia medicale attraverso la valutazione di criteri quali: efficacia, sicurezza, costi e impatto sociale.
Secondo lo studio di I-Com, allo stato attuale in Europa, non esistono chiare linee guida sulla metodologia per la conduzione dell'Hta e questo crea difformità nei risultati nel momento in cui si valuta la possibilità di accesso dei pazienti alla stessa tecnologia sanitaria in paesi diversi. Per l'Europa il tema è di grande importanza per riuscire a garantire un equo accesso alle cure ai cittadini degli stati membri, rispettando gli stringenti vincoli di bilancio pubblico ed evitando di far lievitare la spesa privata per le cure stesse. Si tratta di trovare uno strumento comunitario in grado di supportare un'efficiente distribuzione delle risorse.
Nel report di I-Com emerge che nei Paesi più “all'avanguardia” (Svezia, Olanda, Francia ma anche Spagna e Polonia), l'Hta fa parte del processo decisionale sull'accesso alle cure, la definizione del prezzo e la possibilità di rimborso da parte dello Stato (o delle assicurazioni obbligatorie) dei farmaci e dei dispositivi medici e gli esiti di questa valutazione, sebbene non vincolanti, sono necessari.
In altri Stati, invece, l'HTA è condotto volontariamente, o, come in Italia, a livello regionale e da singole aziende ospedaliere. In alcune regioni l'Hta non è neanche previsto come step per poter valutare l'introduzione di una tecnologia sul mercato e nella copertura fornita dal nostro Servizio sanitario nazionale.
In Italia non esistono linee guida uniformi sull'uso di questo strumento. Nel 2009 è stata creata la Rete Italiana Hta (Rihta) con lo scopo di sviluppare progetti e supportare iniziative per la diffusione dell'HTA ma, nonostante ciò, l'HTA non ha nessun ruolo nelle decisioni relative all'accesso al mercato o alla definizione del prezzo o delle caratteristiche di rimborsabilità di farmaci, dispositivi medici o altre tecnologie. Secondo il report di  I-Com  è assolutamente necessario trovare un'opzione perseguibile a partire dal 2020, anno in cui terminerà il finanziamento europeo a supporto di tale progetto.