La ministra Lorenzin è stata chiamata a intervenire sulla situazione venutasi a creare da quando una sentenza della Corte Costituzionale ha praticamente paralizzato  la  funzionalità della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (Cceps), nel suo compito di giudicare in appello sui ricorsi contro i provvedimenti disciplinari irrogati dai competenti Organi degli Ordini provinciali delle professioni sanitarie. Con la sentenza n. 215/2016 infatti la  Corte Costituzionale sancisce l’illegittimità della composizione della Cceps "nelle parti in cui si fa riferimento alla nomina dei componenti di derivazione ministeriale”. Ciò ha portato ad una "paralisi" dell'attività della Cceps, poiché - si legge in un documento presentato alla Camera -  dopo quella citata pronuncia, "non è stato adottato alcun provvedimento per definire una composizione della Commissione che rispecchi i requisiti indicati dalla Consulta". La decisione della Corte riguarda tutte le categorie professionali per le quali la Commissione opera in secondo grado (medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, infermieri, ostetriche). "L’impossibilità per la Commissione Centrale di esercitare le sue funzioni presenta ripercussioni dirette sui cittadini che rischiano di rivolgersi a professionisti colpevoli di comportamenti, anche gravemente scorretti, ma di fatto non sanzionabili efficacemente, con l’inevitabile conseguenza di non garantire l’adeguata qualità di importanti prestazioni professionali sanitarie", si sottolinea nel documento. Da qui, dunque, la richiesta al ministro della Salute di attivarsi per "porre rimedio a tale situazione che di fatto priva tutti gli Organi delle professioni sanitarie del loro potere disciplinare, rendendo inefficaci le sanzioni legittimamente emesse, con grave rischio per la qualità delle prestazioni professionali e conseguentemente per la tutela del diritto alla salute dei cittadini garantito dall'art. 32 della Costituzione".